Spostamento, poesie di Giovanna Frene

Ingmar Bergman, Il settimo sigillo 1957 (partita 1)_risultato

da “Spostamento – poemetto per la memoria”, Lietocolle ed. 2000, poesie di Giovanna Frene.

   

   

Questi testi, scritti a fine anni Novanta per ricordare il suicidio di mio zio, rappresentano per me un terreno dove per definizione sacro e profano si sono scontrati violentemente dentro di me. GF

    

. [DEFINIZIONE]

Chiamiamo morte quella condizione
per cui il ricordo di una persona
da viva ci appare improponibile

    

I. [PROLUDIO]

Per quello che ha estorto dall’alto
un frammento di comprensione
gioisce tutto il firmamento dei morti
un oltretomba di festività occluse ala vista
per la corda che ha sognato di appendere ai sogni
per i sogni vomitati che ha appeso-teso
per l’appeso scrivo qui la poesia doverosa
necessaria maledizione di un maledetto:
non dissimile al vento che portava
al nulla la stagione il detto della cenere

    

II. [CRONOMETEREOLOGIA]

In un anno si corrodono le carni per un anno
si sbiancano le ossa un anno svuota
dell’essenza l’apparenza: se diedero
alle serpi di trasmutare la bellezza in pelle
ai sassi di non sentire a loro di non capire
a te che non vedi la tenebra dello stare
e non eri desideroso al suolo e non ti furono
lievi i pesi della materia sulla cassa
cosa sai dell’acqua che trapassa la tua massa?
Mi hai chiesto del tempo per sapere quale terra ti serrasse

     

III. [DEL SUPERAMENTO]

Non si può compiere quello che si vuole
perciò si compie quello che non si vuole fare:
non per facilitare il compito di una preposizione
non per sperimentare la composizione di un tonfo
non per conservare intatta la sembianza materiale
in un’orbita temporale di chiusura pura
prefabbricata nella doppia tautologia
severa idiozia di una morte post-industriale e
non per rimandare ognuno al fango da cui viene
si fa volenterosa la melma sul riflesso delle tue vene

   

V. [PRIMA SEQUENZA POLIFONIA DELLA
     TELEFONATA]
     [Dal regno della luce al regno del crepuscolo]

(luce del mattino) rifletti sulle voci che corrono
           nel tragitto le cose diventano altre
nell’aere sereno e senti che diventano parole
          se è linguaggio dunque è comprensibile
incomprensibili sempre più invisibili e vuote:
         si ha immagine solo di ciò che si comprende
vasta immaginazione più grande immortalità
impressa come risposta alla fratellanza
nell’affermare la negazione insospettata:
        la via che scende è la via che sale
tale di volta in volta ognuno discende le scale
       chi non dimentica se stesso si perderà
verso il disvelamento-avvolgimento del sé
       chi perde vince come pietra
seguendo le orme del vincitore nell’urlo liquido
rifletti sulle voci che spariscono (luce della sera)

                      

Ingmar Bergman, Il settimo sigillo 1957
Ingmar Bergman, Il settimo sigillo 1957

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