Stagioni sovrapposte, poesie di Giovanni Peli

Alberto Cini, tecnica mista

Stagioni sovrapposte, poesie di Giovanni Peli.

   

   

Australia

Quei due mesi mentre nascevo erano stati di vacanza.
E là c’erano tanti italiani che si sapevano divertire,
una raccolta di fotografie già pronte
da far sviluppare ed in canna
un altro rullino esausto, oberato di canguri e koala.
Ma non sarà capace per niente
di portare via con sé gli aborigeni dal sorriso facile.
Da qui lui non porta via niente,
e tutto è avventuroso, irripetibile, incosciente.
Tutto va in un tesoro nascosto,
va come una goccia di profumo messa a tradimento
da Franca sul suo torace tanto tempo fa.
A intorpidire la volontà.
E un bambino respirerà queste immagini torride:
la chiesetta del quartiere la casa di Sandra come quella di un film
e più in là il nero bosco sensuale
quelle immagini sovrapposte degli amori irrisolti
parole straniere frenate nella bocca timida;
un bambino sulla sedia a sdraio di plastica arancione,
prima di gridare insieme a tutto il quartiere “goal”,
respirerà il profumo della dolce insignificante vita di suo padre:
sta lì a sonnecchiare, come un micio tutto piccolo,
sul torace con quella catenina d’oro da poter sentire in bocca.

***

Stagioni sovrapposte

Non sono sicuro di avere mai visto
una stella cadente
da un’ombra dileguarsi nel niente.
Quattro anni, stavo in piedi sul bordo del bidet
per guardare fuori dalla finestra
girare nel vuoto S. Lucia
e la mamma
a confezionare la fantasia
“Guarda” diceva “eccola là”.

Io dicevo di sì dicevo “la vedo”
e la realtà si squarciava
danzando col mio sguardo le foglie;
il mio infallibile sguardo
di lucido sognatore.
Ed ora che confondo le notti
il passaggio delle stelle
è ad un passo dal falso
e perdo con lo stesso sguardo
l’ombra di un desiderio.

***

Il passato che non resta

C’erano i mostri alle finestre e fiamme,
e Dedalo giù in basso che gridava…
e questa luce di un lampadario
già di recente frantumato.
Lui bellissimo, seduto senza sguardo,
con la cintura di cuoio
che si è già tolto e che è finita lunga lì sul tavolo
ferma a guardarlo
come un serpente in agonia cuoio morto
che ha fatto scappare Agnese e Luciana
già pronte per scappare e vanno
in paese tornano stasera
e chi si ricorda più quello che Agnese gli ha gridato,
e la vocina di Luciana…
Lui che le aveva prese su un bel giorno del ’50,
e le ha prese su dal paese tra lacrime e bei sorrisi di tutti,
e le ha portate in un bel posto nuovo, in città,
                                                          e c’era l’allegrezza al cuore.
Ha tutto dimenticato come tutte le sere quelle arrivano
ogni giorno è sempre un giorno
strisciando come la cinghia cuoio
morto che le fa scappare ancora.
Alla finestra ci sono questi grandissimi ragni con gli occhi da donna,
ragni che lo vogliono prendere, lui che invece non ha sguardo:
è forte come un toro e sorride
aspettando come tutte le sere quel sonno
che non gli fa sentire più niente addosso
né di come brucia tutto, dalla gola al sesso.

                         

Alberto Cini, tecnica mista
Alberto Cini, tecnica mista

 

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