Storie parigine: Di Battista, Pamio, Peli, Sinfonico

L'odio, Mathieu Kassovitz, 1995 00_risultato

Storie parigine: Lisa Di Battista, Ilaria Pamio, Giovanni Peli, Damiano Sinfonico.

 

 

Di Lisa Di Battista:

Passi Parigi,
passi anche Roma,
passi quest’anno
che passerò da sola.
Poi smetterò
di portarti nel cuore:
scenderai piano,
diventerai rossore
di quelli leggeri
che bagnano il viso
nei giorni dei ricordi
che tolgono il sorriso.

***

Di Ilaria Pamio:

Chambre, 21-25 Febbraio 2000
Parigi est une chambre rose
un cendrier bondé de mégots
à côté de mon nez
au réveil.

Parigi est une moi avec des cheveux violets
assise sur un canapé dans la hall
et une fille italienne que me regarde
et dit à son ami “guarda!
una vera aubergine francese!”

Parigi est La Chia
qui entre la porte
et me demande “prendiamo un taxi?”
et moi, je regarde la fille, qui rougit.

Parigi est la tour Eiffel
nous qui montons en file indienne
et Daniele que pour me plaisanter
il va battre
contre le cule d’une française.

Parigi sommes nous
avec la cigarette allumée
près d’un vas dans Le Louvre
et un agent de police qu’il se rapproche.

Parigi est une voix rocailleuse le matin
la crêpe avec nutella à midi
les kilomètres sur les genoux
nos derrières sur les bancs des Champs Elysées.

Parigi est la Montparnasse
qui je n’ai pas vu
les tableaux, les impressionnistes, l’odeur des rues
et les clochards à qui donner un franc comme rire.

Parigi sont Lucia et Nancy
que font les idiotes
dans écoute di Henry de Miller.

Parigi c’est le nouveau millénaire
le Moulin Rouge
Pigalle et le métro
et un blond inconnu immortalisé
dans une polaroid.

*

Chambre (camera), 21-25 Febbraio 2000

Parigi è una stanza rosa
un posacenere zeppo di cicche
sotto il mio naso
al risveglio.

Parigi è una me coi capelli viola
seduta su un divanetto nella hall
e una ragazza italiana che mi fissa
dice all’amico “guarda!
una vera aubergine* francese!”

Parigi è La Chia
che entra dal portone
e mi chiede “prendiamo un taxi?”
e io che guardo la ragazza, che arrossisce.

Parigi è la tour Eiffel
noi che saliamo in fila
e Daniele che per sfottermi
va a sbattere
contro il culo di una francese.

Parigi siamo noi due
con la sigaretta accesa
accanto a un vaso dentro il Louvre
e un agent de police* che ci si avvicina.

Parigi è una voce rauca la mattina al telefono
la crêpe alla nutella a mezzogiorno
i chilometri sulle ginocchia
i nostri sederi sulle panchine degli Champs Elysées.

Parigi è la Montmartre
che non ho visto
i quadri, gli impressionisti, l’odore delle strade
e i clochards* a cui dare un franco come nulla fosse.

Parigi sono Lucia e Nancy
che abbandonano i loro corpi
posandoli su écoute di Henry de Miller
all’esterno di Saint Eustache.

Parigi è il nuovo millennio
le Moulin Rouge
Pigalle e le métro
e uno sconosciuto biondo immortalato
in una polaroid.

__________________

* i termini in francese significano : melanzana, poliziotti, barbone

Chambre è stata scritta nel 2011 ed è il ricordo della mia Parigi anno 2000.
Chambre fa parte della raccolta poetica inedita “CAVERNE” (2005-2012)

***

Di Giovanni Peli:

Parigi

Vado forte con le braccia
supero i bambini coperti col telo
il gelo trafigge infatti a volte
la mia faccia di atleta senza gambe
a volte la pelle permeabile del piccolo uomo
che percorre lieto i chilometri
quando si tempra la mente.

Così l’atleta handicappato nel gelo
buca con l’ago i miei pensieri annodati.
Sempre caldo e sempre su due piedi
al contrario io passeggiavo
fino a ieri e debole tuttora con le braccia;
e lungo la città-desiderio
salendo scale e intrecciando i metrò
chiedevo sempre all’amore
significati,
nelle rovine di falsi ricordi,
in presagi mai scritti in versi.
La paura e il sospetto
si impongono se ci teniamo per mano,
finché si arrendono
nello scandaloso pronunciare l’azzurro
perché mai la vita si darà per vinta.
E non appena il sole si spegne
esploso il freddo che per gioco trafigge,
vale, nei grandi spazi improvvisi,
vale, perché preannuncia
il suo riaccendersi, il suo caldo salire
dai nostri corpi, dai veri ricordi più recenti,
– un giorno fa, io e te, un attimo fa –
una parola solo nostra ripetuta.

***

Di Damiano Sinfonico:

Poesia parigina

L’ultima colazione, in place des Vosges.
Sotto la casa di Hugo.
Ci siamo seduti sotto il portico.
Un tavolino per due.
Ci hanno servito un panino, marmellata, burro e caffè.
Abbiamo ripetuto i gesti quotidiani.
Ci siamo raccontati cose senza importanza.
Abbiamo finto che tutto sarebbe rimasto uguale.
Io non dovevo prendere l’aereo il giorno dopo.
Salutarci sì, ma non per molto.
È stato un abbraccio fugace.
Poi ci siamo allontanati.
Io scendevo nelle scale della metro.
Tu camminavi in direzione opposta.
Ho preso il tunnel della mia linea.
Ho superato il tornello.
Ho fatto altre scale.
Mi sono fermato sulla banchina.
È arrivata una metro.
Ho esitato un attimo, poi mi sono voltato indietro.

___________

Poesia parigina è tratta da Storie di Damiano Sinfonico, L’arcolaio, Forlì 2015

                               

L'odio, Mathieu Kassovitz, 1995
L’odio, Mathieu Kassovitz, 1995

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