Su l’essere padri, poesie di Christian Tito con nota dell’autore

Era mio padre, Sam Mendes, 2002

Su l’essere padri, poesie di Christian Tito con nota dell’autore.

    

    

Ho passato un lungo periodo, quasi cinque anni, in cui non ho scritto un verso. Quando ero un po’ più giovane queste stasi creative mi turbavano non poco. Temevo, credendo moltissimo nell’ispirazione, che questa potesse non tornare più e immaginarmi poeta o artista fosse qualcosa di simile a un (bi)sogno spezzato. Quando accadeva mi comportavo esattamente come quelle volte in cui, svegliandomi, cercavo in tutti i modi di riprendere sonno, certo che l’interrotta dimensione onirica aveva un significato profondo non ancora pienamente svelato o, semplicemente, perché il “viaggio” notturno era bellissimo e, non riuscivo a sopportare che fosse finito. Nel tempo quest’ansia mi ha abbandonato. Mantengo una discreta fiducia nei possibili, ma non certi, ritorni di qualcosa che vuole essere detto, eventualmente, in poesia; intanto mi aggrappo all’evidenza che la vita, nei confronti di un problema come questo, in fondo di poco conto, offre numerose occasioni di distrazione.

figliAd ogni modo, ciò che ha interrotto i lunghi cinque anni in maniera del tutto spontanea sono state l’attesa e la nascita del mio primo figlio Samuele e poi del secondogenito Emiliano. Di certo divenire padre porta con sé tali poderose e profonde mutazioni nella vita affettiva e psicologica di un uomo che qualcosa ha voluto tracimare nell’arte. Si dirà: allora questi testi sono per Samuele ed Emiliano? Non esattamente, direi, o almeno non strettamente. Sono nati con loro e attraverso loro, ma sono testi per me, per loro, per tutti. Sono i versi di un padre che in realtà non sono io, ma del padre ideale che vorrei essere per loro (sentendomi spesso inadeguato), ma anche per ciò che di me resta come figlio che di un padre che aiuti ed incoraggi a camminare rettamente, in un mondo spesso poco retto, ha sempre bisogno.

Pertanto, quello che realmente mi auguro per Samuele ed Emiliano un giorno e per chi queste poesie le incontrerà, è di poterle ascoltare, secondo la misura della propria possibilità di ascolto. La fonte è imponderabile ed estremamente potente e ci contiene tutti. Ascoltarla, non ascoltarla, esserle fedeli o contro determina molto di quella che può essere la nostra vita. Di questo sono persuaso. Che Samuele ed Emiliano diventino poeti non mi interessa molto e forse neanche glielo auguro, ma che possano realizzare le loro vocazioni e vivere una vita quanto più possibile riconosciuta come la cosa più preziosa di cui dispongono lo auguro a loro e a tutti. Perché, nonostante tutto, credo sia possibile.

Queste cinque poesie, in fondo, non dicono altro che questo. CT

***

Ti daranno infinite occasioni per piegarti
e tu non ti piegare,
basterà uno sguardo a certe facce
per sentire minacciata la tua fede,
ma tu credi, credi sempre figlio mio,
e non credere che ogni credo poi non muti,
ma dentro quel mutare qualcosa si conserva:
quel passarci dentro agli occhi un po’ di luce,
quel dirti a bassa voce solamente che ci siamo,
che per te volevamo solo esserci
e, miracolosamente,
nel miracolo della tua vita,
per un po’
ci siamo stati.

*

Così chiedo agli avi i futuri codici
per attraversarla senza perdere niente questa nostra vita
per mettere in mio figlio e in tutti i figli
una traccia di senso possibile, un amore , una passione
per non perdermi pur perdendo continuamente
poiché la vittoria appare chiara e vacua in questo mondo
e a noi piace la piena ombra

poesia come massimo grado della sconfitta
poesia come massima distanza dalla resa

camminare a piccoli passi ma camminare
dire poche parole, ma dirle

perché noi crediamo nella parola
e forse più in quella data
prima ancora che scritta.

*

Meglio saperla
tutta la forza,
tutta la fragilità
se vuoi che si plasmi in forma d’uomo il tuo viso.

Allora nella notte non perderti d’animo,
nel chiarore resta sempre vigile.

C’è un fuoco da portare,
da passarci di mano,
da restituire alla terra.

*

Oggi diciassette febbraio dell’anno duemilaquindici
la terra ruota sotto le nostre suole
e mentre gira e tutti noi giriamo
sento il battito del mio secondo figlio

perso dentro quel ritmo penso al mio amico
ha un tumore al di sotto del cranio

perso
penso
prego che tra non molto
mani di uomini esperti,
ma spero anche buoni,
estraggano la vita dal ventre di mia moglie
e la morte dal cervello del mio amico

lui di figli ne ha già due
e i padri buoni sono pochi.

*

Ho tolto il relitto dal giardino, mamma
impediva all’erba di crescere

questa è la mia casa
qui ci sono i miei figli

ho aperto il cancello e l’ho lasciato andare

È difficile costruire un cancello, sai?
Ancora più che metterci dietro una casa
che sia la tua casa

senza lavoro non c’è mutuo
ma per questa mia casa
c’è voluto un muto lavoro

è stato quello
che mi ha insegnato a parlare.

    

_________________________

Testi presenti nella plaquette “Ai nuovi nati” con incisioni di Alejandro Fernàndez Centeno, pubblicato dal Circolo Culturale Seregn de la Memoria, edizione degli Amici del Libro d’Artista, nella collana “Fiori di torchio” a cura di Corrado Bagnoli e Piero Marelli.

cover-ai-nuovi-nati
in apertura Era mio padre, Sam Mendes, 2002

2 thoughts on “Su l’essere padri, poesie di Christian Tito con nota dell’autore”

  1. Christian che dire, l’argomento è dei più delicati ed intensi e ovviamente con le tue parole il mio cuore ha palpitato non poco, proprio oggi che ho qui nel petto questo peso che spero non sia un infarto eh eh eh .
    Quindi Samuele ha quasi due anni! Il tempo passa e noi nonne invecchiamo assai e diventiamo fragili e lente e piagnucolose.
    Un abbraccio Tito

  2. Un abbraccio a te dolce Mary. Samuele di anni ne ha ormai 5 ed Emiliano va per i due. Altroché se passa il tempo. Che sia per noi tempo ricco…

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