Ho pensato che poi ti avrei risposto. Silvia Secco su Gianmario Lucini

locandina lucini

Ho pensato che poi ti avrei risposto. Silvia Secco su Gianmario Lucini.

   

   

Il 20 febbraio alle ore 19:00 a Bologna, al Cortile cafè di via Nazario Sauro 24/c si terrà il primo incontro

LA POESIA E’ INTERVENTO
Gianmario Lucini, ne continuiamo

Una parola da conoscere, un percorso tracciato, una mappatura itinerante. A pochi mesi dalla scomparsa del poeta editore, amici e poeti emiliani si incontrano in una serata di ricognizione sulla poesia come testimonianza e come impegno. Cosa è, come si muove la poesia fuori dalle consorterie, dai circoli, dalle accademie. Una proposta, non un evento, a partire dagli scritti e dall’opera di Gianmario Lucini.

L’evento è organizzato trasversalmente alle varie organizzazioni poetiche del territorio.

Vi aspettiamo numerosi!

E ora lasciamo la parola a Silvia Secco:

    

Prima viene il No. E’ la prima cosa a venire. Il No che scuote la testa, che non ha altro.
Il Nonèvero viene un attimo dopo ed ha già, dentro, tutta una consapevolezza di realtà: Nonlui, Nonadesso, che è troppo presto, che non ho risposto, telefonato, programmato, detto quella cosa, fatto.
Ho saputo della morte di Gianmario Lucini – l’uomo, il poeta, il poeta civile, il mio editore- poco dopo aver letto la sua ultima e-mail del giorno precedente, un messaggio che invitava a fare e che progettava domani possibili, come lui era solito. L’ho saputo poco dopo aver pensato che gli avrei risposto domani, con calma, e senza sapere che oggi o domani non avrebbero fatto alcuna differenza. Lo sgomento è stato quello della luce che manca all’improvviso nella stanza: il contatore saltato, e la torcia, le candele, l’accendino mai a portata di mano. Si inciampa. Si sbatte.

Ottobre

(Notte del 27: ho pensato che poi ti avrei risposto)   

   

Portami l’odore dei mosti
a sdolcirsi, a spingermi,
non questa morte dei poeti
al tempo di luce scorciata,
rabbrividita nei cappotti.

Dicono che i grandi muoiano
vicini ai loro compleanni. Io,
io dico che il macero spetti
ai fogliami, ai fogli sporcati
dall’unto delle mani. All’uomo

no: non all’individuo, non
alla poesia dell’uomo piena
(pelle-pancia-sudario-luna)
Dicono sia il mese migliore
a nascere, poeti, e a morire

prima che geli, che gli insetti
smettano le impollinazioni,
mentre matura il frutto e l’ora
muta, intera, una stagione. Io,
io dico che non c’è ragione

di svestire il lutto: il nero
è del posto dov’era l’uomo,
che l’uomo lascia vuoto al tempo
di andar via, e pure denso del mio
mal solo, che non sa colmarlo.

S.S.

    

Ora, a due mesi da questa mancanza, è la nostalgia a riempire gli spazi. Li riempie e li rischiara, se parlo di Gianmario Lucini al presente delle sue parole, quelle preziose, raccolte nei suoi scritti. Perchè questo suo tempo è un indicativo presente: dice, trasmette, diffonde, vive. C’è un testo, in particolare, che ho riletto più volte:  “Pensiero poetico e critica integrale dell’arte”, (Cfr Edizioni), dove tutto questo vivere insiste, s’impunta testardo e capriccioso.

“La Poesia (intesa come luogo ontologico dell’arte e non come opera d’arte scritta) è dunque qualcosa che viene prima di qualunque opera d’arte e dalla quale l’opera stessa scaturisce, prima delle forme, prima dei linguaggi… Poesia è quell’insieme di sentimenti, emozioni, sensazioni, atteggiamenti, umori, ecc. che, sollecitati dalla esperienza di un fatto, spingono l’artista a “parlarne in un certo modo”, caratterizzato da affettività e partecipazione emotiva e capace di suscitare emozioni e partecipazione. La poesia è l’uomo stesso che rivive un fatto e nel contempo sente l’esigenza di comunicarlo ad altri perché anch’essi lo possano rivivere, in modo simile e insieme a lui, così affettivamente ed emotivamente sentito. La poesia è l’istinto di condivisione della vita interiore e la traccia che riconduce all’ontologia dell’uomo o della donna che l’hanno creata…
L’artista mette dunque in comune con gli altri uomini questo particolare modo di sentire la realtà, che non è semplicemente un racconto di un fatto, ma è anche, soprattutto nell’arte moderna, il racconto di se in relazione con il fatto. In altre parole ancora, la poesia e’ l’uomo stesso che si dice e dicendosi si rivela, cercando una corrispondenza a questo suo dire, in colui che viene inter-essato. L’arte è dunque un atto temerario, perché lascia l’artista nudo e senza difese difronte al giudizio (alla capacità di accoglimento) del fruitore dell’arte…
Se soltanto gli artisti potessero comprendere la poesia e il linguaggio delle arti, non sarebbe possibile la critica dell’arte, non avrebbe senso costruire dei musei, rappresentare delle opere teatrali o liriche, editare romanzi o raccolte poetiche, perchè nessuno, se non gli artisti, ne potrebbero godere -ed è evidente che non si fa tutto questo perché soltanto gli artisti ne possano godere. ” G.L.

Non parla unicamente d’arte o di poesia, Gianmario, in questo bellissimo saggio che dovrebbe essere, a mio parere, un vero e proprio manifesto interiore di chi ama e fa poesia. Parla dell’uomo. In questo modo veramente la poesia viene intesa come atto creatore di quello che lui definisce “Pensiero poetico integrale”, e che integrale è proprio perché non disgiunge l’individuo dalla propria creazione artistica. E parla dell’uomo in quanto essere nel mondo e della poesia in quanto -sempre- atto politico.

“Occorre l’eresia, la visione mai vista, l’utopia, la devianza, la ribellione mentale.
…In questo sta la ribellione dell’artista e del poeta, che non e’, pertanto, una presa di posizione teorica, ma una presa di posizione pratica, etica, che fa seguire atteggiamenti, comportamenti, fatti concreti.” G.L.

Lungo tutta la sua attività di poeta e di editore, Gianmario Lucini si è occupato del mondo, e questo proprio perché, nel suo caso, il poeta è un uomo che nel mondo vive e nel quale il mondo s’insinua a volte con prepotenza, altre con dolcezza. Antologie poetiche ed artistiche come “Il ricatto del pane”, “Cronache da Rapa Nui”, hanno raccolto sotto il simbolo di CFR -la sua casa editrice- il meglio del fanciullo che grida che il re è nudo: il meglio della produzione poetica contemporanea a tematica civile. Grazie a Gianmario si sono levate alte le voci dei tanti autori che avevano urgenza di poesia e di parola. Grazie a Gianmario ed al Premio Fortini, tanti autori hanno potuto realizzare la pubblicazione della propria opera, come nel mio caso.
Ora, credo, sia necessario non disperdere il seme. La bellezza ha creato bellezza e la voce è viva e va detta, va proseguita.

   

Da anni scruto dentro la caligine,
non vedo ancora il punto della notte,
i segni dell’alba, il lieve tremolio
d’un vento foriero di luce.

Tutto tace nel buio, solo la civetta
ai balconi assonnati si posa
e una falce sottile di luna
sta appesa al cielo e non si muove.

Ho una speranza da lasciare in dono
a chi ha cuore e sangue più giovane
un’antica promessa d’amore
da innalzare come un vessillo

per quando verrà l’alba, un sogno
interrato nel sonno dei morti, un vecchio
panno tessuto nei millenni
sepolto al primo rito funerario

quando ancora il tempo era bambino
e l’uomo già vecchio e infelice.

G.L.
Elegia della sentinella
da Hybris, Cfr Edizioni

      

“La ricerca della verità… Deve coinvolgere la parte a-logica…: Le emozioni, le sensazioni, i sentimenti, la percezione, l’intuito, persino le pulsioni, ossia “la parte pazza” di noi, la “pazza di casa” che ci ostiniamo a cacciare dalla porta principale e sempre rientra di soppiatto dalla finestra…” G.L.   

   

La parte pazza

So dire la piena del mondo
con la mia lingua di carne
inabile al cielo e ho cunicoli
di ricordi e pori come fiordi
dove s’insinuano i detriti
e la bellezza.

E la bellezza,
nuda, svela la nudità
del mondo con la sua lingua
crespa, adatta alle cicatrici,
al segno indelebile del solco.
E la mia parte pazza scrive.

S.S.  

   

Gianmario,
troppo distante è questo posto, dove sei andato a stare troppo presto e senza dirlo a nessuno. Forse la scrittura, forse il grido ribelle, forse la resistenza e la fede, certamente la Poesia, ti arriveranno da qui, a dirti che il tuo nome è ben segnato e, così com’é, rimane. Non conosco altre parole e ti abbraccio, con un Grazie inadeguato, insufficiente. I poeti veri sono uomini. Gli editori veri sono quelli che editano i sogni.

     

I se sbaglia 

Mi co me inamoro
(e anca ogni dì
co camino pa’ strada)
e ogni volta ca te amo ti
ogni dì ‘n altra volta e de pì
e ogni dì co ghe molo
e ogni prinsipio e ogni sera
e ogni (parfina ogni) tregua
e ogni attesa e ogni resa.

Ogni offesa, ogni volta ca
ghe voleo e no ghe son sta
e ogni voere e aver vuo
e ogni perduo sono, senso,
nossion del tempo e ‘ncora
strada, ogni virada
come ‘na decision.
Ogni rason ca so de ‘vere
e ogni torto, ogni volta ca

pa ‘vere coro, o anca par gnente
e tuta la gente che incroso
ca go incrosada o che mai,
(e intiero el mondo in ela)
e ognuno dei guai ca rimando
(‘n dove so maestra) o ca vivo
o ca finzo. Ogni busia
fata poesia fata verità,
na nera purita’ sul fojo

e el verso imbrojà,
ciapà pena prima ch’el ‘ndesse…
E la rima: coa de la rondine, fià,
sciantiso. E po’, ogni soriso
e ogni criare. La prima volta
ca go visto el mare
e te go visto a ti e go vu paura.
E propio desso, ca no ghin go pi’,
desso ca no ghin go altra

go pensà ch’i se sbaglia
sul morire. I se sbaglia

senò mi no savaria dire
no se spiegaria sto seitar
nassare, sto fare, sta fadiga
e bisogna ca i me diga
come poe finire el pensiero
che mai el tase.

I se sbaglia, go pensà,
i se sbaglia e no i capisse.

Che saria un pecà mortae,
propio un pecà se a fusse vera
sta fantasia, dea mortalità.

*

Traduzione:

Si sbagliano

Io quando mi innamoro
(e anche ogni giorno
quando cammino per la strada)
e ogni volta che amo te
ogni giorno un’altra volta e di più
e ogni giorno quando smetto
e ogni principio e ogni sera
e ogni (persino ogni) tregua
e ogni attesa e ogni resa.

Ogni offesa, ogni volta che
servivo e non ci sono stata
e ogni volere e avere avuto
e ogni perduto sonno, senso,
nozione del tempo e ancora
strada, ogni virata
come una decisione.
Ogni ragione che so di avere
e ogni torto, ogni volta che

per avere corro, o anche per niente
e tutta la gente che incrocio
che ho incrociata o che mai
(e intero il mondo in lei)
e ognuno dei guai che rimando
(dove sono maestra) o che vivo
o che fingo. Ogni bugia
fatta poesia fatta verità,
una nera purità sul foglio

ed il verso imbrogliato,
acciuffato appena prima che andasse…
E la rima: coda della rondine, attimo,
lampo. E poi, ogni sorriso
e ogni piangere. La prima volta
che ho visto il mare
e ti ho visto e ho avuto paura.
E proprio ora, che non ne ho più,
ora che non ne ho altra

ho pensato che si sbagliano
sul morire. Si sbagliano

altrimenti non saprei dire
non si spiegherebbe questo continuare
a nascere, questo costruire, questa fatica
ed e’ necessario che mi dicano
come può finire il pensiero
che mai tace.

Si sbagliano, ho pensato,
si sbagliano e non comprendono

che sarebbe un peccato mortale
proprio un peccato se fosse realtà
questa fantasia della mortalità.

S.S.

                       

gianmario lucini

5 thoughts on “Ho pensato che poi ti avrei risposto. Silvia Secco su Gianmario Lucini”

  1. La tigre assenza

    pro patre et matre

    Ahi che la Tigre,
    la Tigre Assenza,
    o amati,
    ha tutto divorato
    di questo volto rivolto
    a voi! La bocca sola
    pura
    prega ancora
    voi: di pregare ancora
    perché la Tigre,
    la Tigre Assenza,
    o amati,
    non divori la bocca
    e la preghiera…

    Cristina Campo

    Per quel pochissimo che ho conosciuto un uomo come questo, che non ho mai incontrato se non su pagine di carta o virtuali, posso dire che era un artista, un competente e un generoso. Figure così mancano. Grazie a Silvia per un omaggio non retorico e assolutamente ben fatto, cui mi accodo con questa poesia di Cristina Campo sempre bella e profonda di significato.

  2. Grazie a Flavio e Rita e grazie a Versante Ripido per questo invito a dire di Gianmario Lucini.
    Il 20 Febbraio sara’ la prima posatura del seme. Mi auguro venga ripetuta e godo gia’ ad immaginarne foglie e frutti.

  3. Cenere e’ rimasta del rogo dell’anno vecchio già trasuda il cielo la luce del giorno vaga l’assenza magma di cera che plasma l’esistenza Si strugge la candela nell’incavo vuoto Un impero di nuvole sovrasta un tempo raro Basta un granello di polvere per vivere La polvere che calpesto si risolleva al vento Da ” i segreti dell’universo ” cfr edizioni

  4. Grazie davvero, Silvia, per questo tuo commosso ma lucidissimo, fermo, preciso ricordo-ritratto di Gianmario. Illuminanti le sue parole del saggio che hai citato, parole che,credo e spero, ci devono spingere a continuare sulla via che ci ha, con tanta chiarezza e coerenza, indicato. Ed a continuare a dire, ognuno a suo modo, questo nostro tempo disastrato, senza timori, senza mezze misure. Splendide le tue poesie, in piena sintonia emotiva con i versi di Gianmario. un abbraccio.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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