Fabrizio Pittalis retrospettiva, selezione di poesie da “Molto spiacenti Sir” a cura di Flavio Almerighi

Takashi Shimura and Toshiro Mifune in Akira Kurosawa's STRAY DOG

Fabrizio Pittalis retrospettiva, selezione di poesie da “Molto spiacenti Sir” a cura di Flavio Almerighi.

   

   

Karpos è stato un cenacolo virtuale, vera e propria comunità d’anime, per un gruppo di poeti e letterati in genere, che durante la seconda metà degli Anni Zero, caso più unico che raro in rete, ha saputo portare linfa nuova alla poesia italiana, tra questi Alessandro Ansuini, Flavio Toccafondi, Antonio Koch, Silvia Molesini, pittalis1Marika Bortolami, ma il fondatore e collante di questo gruppo d’anime era Fabrizio Pittalis. Quanto fossero importanti gli amici ce lo racconta lui stesso in un capitolo del suo libro, dove riprende alcuni loro testi, infilando “alterazioni o semplici mescolanze” così da “figliare” nuovi testi, legati agli originali. “Un giochetto –scrive – che mi sta emozionando un mondo”.

Pittalis è nato a Sassari nel 1980, è  vissuto prevalentemente a Porto Torres dove ha frequentato le scuole primarie e il liceo scientifico. Durante gli anni della Facoltà di Lingue e Letterature straniere di Sassari ha seguito i corsi del critico Massimo Onofri. Il suo talento letterario (evidenziato fin dalla prima infanzia) lo porta, oltre che a scrivere di suo, a fondare insieme ad altri scrittori il sito Karpòs. Nel gennaio 2007 muore per un Sarcoma di Ewing.

La raccolta organica dei suoi testi, per ilmiolibro.it, dal titolo Molto spiacenti Sir, è uscita postuma nel 2010 a cura di Marika Bortolami e ha trovato eco in rete oltre a un notevole successo.

La sua poesia ha il sapore di rosso del ferro, gambe di ginestra e tutta la forza di un uomo sempre attaccato alla vita con ironia e con pazienza, sarebbe stato un autore di sicuro avvenire. Forse la malattia, e di sicuro la sua grande capacità di osservazione, hanno fatto di questo poeta un cantore della luce che scava le cose restituendole più indifese e mortali. Un autore, e questo non guasta, dotato di un profondo senso dell’umorismo e di una tenerezza che emoziona.    F.A.

*

Dura Jole 

Se in ogni modo tieni duro le parole
e dappertutto cadono i capelli

la punta della lancia te la tieni in tasca
e accechi l’angolo dell’occhio

accechi delicata la mancanza d’alleati
triangoli schiacciati senza voglia

sui tuoi cigli ( così diresti, forse in modo
involontario) strade impraticate

per sorprenderti legarti in basso
per risucchiati a strozzo dentro al tubo dello scolo

Jole – sudandoti ti chiamano le pile
i prati da lavare ad aspettar distesi

il sole lì tutte le sere tutte che s’assolve
l’orizzonte divorando e l’imbrunire pure.

Sai bene ( e ciò ti scuoce ) che si va
per tutto il mondo spettinando un po’.

    

(09 / 01 / 07)

***

Irreparabile

Mi portavi alla campagna per
un giorno vuoto
veloce e rustico
proprio quello che ci vuole
hai detto.

Io cercavo
nonostante le promesse di star fermo
e con la testa sopra il collo
nelle pietre un bel canguro
una forma da notare di leopardo

mi sentivo come fossi appena partorito

visto e rivisto

straordinariamente vecchio
dentro agli atomi nell’aria
mi guardavo di nascosto.

Godevamo degli sbuffi degli scherzi entrambi

solitari, belli e cristi
dermatologicamente quasi muti

sulla fronte
non avevi niente altro che una piccola eruzione.

Se non fosse stato per la prosa degli occhi
non saresti mai riuscita a scovarmi.
Me l’avrei forse cavata
col bluastro d’un cielo d’inchiostro
un agire da latte e biscotto
tra i ricordi delle elementari

così romantico

con un paio di stampelle sentimentali
avanzando
tra un quiproquo ripetuto di falsi allarmi umoristici
nascondendo ben dentro il cappotto
il mio corpo di muschio
la mia testa a sonagli
con viso da barbapapà
ed un cuore
che a schiacciarlo fa
piii-pò

    

( 14 / 03 / 2006)

***

Annusando certe crepe dell’estate

Non fu fuoco sulla faccia

forse solo terra dura

crivellata

sotto il peso della vita

dell’“Avanti!” dell’erbetta…

Dolci visi angeli morti

grossi rospi intermittenti

mai del tutto seppelliti tra i tendaggi

— tutto un mondo in piccoli particolari —

costole di cani

infiniti lunghi spettri

luminosi di corolle e fiori informi

incagliati per scurire i tuoi ricordi grano e luce in un colore.

(le due cose stanno sempre insieme)

Per aria al mercato…

Un inferno di grucce e stoffe…

Fruttivendoli poco commossi per il calore dei pomodori…

Passeggiavi…

E sfocava l’avvinghiarsi sessuato delle voci

pietre grosse troppo leste a sbriciolarsi

se il tuo dito se n’andava alla ricerca di qualcosa che piacesse

se s’apriva luminoso il paradiso in un momento principale

e saltava

luccicante

subitanea si squarciava la città.

Tutt’ignari dei pericoli i volatili ci sembrarono i più vivi

voli viola a capofitto scuri

volteggiando

negli sforzi delle nuvole e nel sole

e col fuoco del fornello dopo acceso azzurro in quel bel giorno

facevamo le scarpette lungo i fondi delle pentole

dimenticando tutti calce viva e piedi sporchi

l’altrui colore sempre più lucente

denti bianchi sani e forti

e un’altra nota non poco importante

il nostro essere incantata inconsapevolezza

il nostro buon funzionamento umano.

Dovette piovere molto sul clima indorato di quei giorni

ci muovemmo mosche negli occhi

fessi

caldi dentro ad illuminazioni e soli assenti

decapitati nelle intenzioni delle luci

e alcuni giacevano morti

e un morto canticchiava fra sé e sé.

Non si capiva il vespro

l’accecarsi nella luce attonita

il nero invadente sotto gli ombrelli nel sapore dorato dei corpi

dei sogni rubati ad immaginazione dalle menti degli altri

non s’avvertiva che poco quel sale sugli occhi

la vaga sensazione erotica

di madri felici cullando cullando fagotti di figli inesistenti

ma a noi la materialità non importava

la luce falsa

profeti indossammo del tutto anche noi i nostri occhiali fumé

e ancora nel sole altri corpi

cumuli di mani nel sudore nudo dei petti

agnizioni squarciate di brevi momenti percossi

i figli dei figli dei figli giocavano ai morti

e un cane canticchiava fra sé e sé.

Moriva

da lontano

l’abc sulle lavagne sporche…

Nient’altro che improbabili insettini piccoli

obbligati dall’invidia dei palazzi

perdemmo in pochi giorni il nostro onore

tra i giochi dei quattro cantoni.

Furono grandi risate come tagliole accecanti

e non ci impressionarono i cazzi puzzolenti dei soldati

le nostre donne bionde di menzogne e pastarelle

in ogni via il trionfo della gioventù splendente

un peso perdifiato come d’allitterazioni collettive

e se n’andava via la grigia marcia eterna

l’esercito raggiante di uomini stracciati nella polvere

così innescammo ancora e quindi l’emozioni nostre

incinte di coriandoli e bombette.

Scontato un mio compare riteneva fossero soltanto favole

e seguitava a noia l’infinito delle trame e le sue ciarle

e a noi non importava niente

e alcuni giacevano morti

e un morto canticchiava fra sé e sé.

    

(12 / 06 / 2006)

***

Sammer on a solitari Ailand

Mi son trovato rotto
prezzato a soldo come un prosciutto
trattenendo a lungo il retto
dal disgusto dopo pranzo.

Sai che bello a tetragosto
dopo il male che ti voglio a Luglio
metter piede dritto dritto nel rigetto
voler correre grigio umido ratto
lungo vasca idromassaggio
a Porto Cervo
sui sorrisi a cento denti imbriciolati
sotto l’oro romanaccio
occhi a goccia sguardo massiccio
rosicchiando
eccitato a nominarlo il pecorino
stramagnando
spolverando la villetta
tavolino più amichetta
da vacanxa sexy very imbastita
assoluta
organizzata
con la evvre avvrotolata americana
la pistola di diamanti

la borsetta

il panfilo
con la solita naturalezza da deserto intellettivo
lungo il corso d’una gita quasi selvaggia
con la smorfia seghettata di piacere già pagato

l’espressione da caletta

mentre bevo
come un sorso d’acqua raggia
glugglugglù
cuoricino a carta straccia
con il viso più scolpito d’una roccia
e tua moglie mi s’appoggia con la crema sulla faccia
con la cola sulle labbra e le scarpe gialle gialle
con la zeppa
con il piede che trabocca di sua trippa
sempre troppa
mentre inciampa:

«Te l’avevo detto cara cicci che la strada era sterrata e poi il giovane si sentirà obbligato Dio non voglia a strapazzarti un boccabocca….»

     

«O davvero mio ragazzo mi dispero che sul serio
non capisca l’umorismo
e mio marito
lei non sa lui com’è fatto…»
«Si farebbe accarezzare quel bandito?…»

E’ pioggia cieca imbastardita e fango
sul selciato dei locali
sulle barche tipo fungo
dove anch’io lunette de soleil mi fingo
alta sul tacco
nel concorso di bellezza da starnazzo
col marito surgelato ch’è un segugio tutto vizio
rinomato proprietario preterintenzionale
d’un’industria rotonda sul mare
che è un tesoro di disgusto

ma io affitto in prima fila un tavolino
un fiore plastico
ospitando nella vasca il paparazzo col boccaglio
con la maschera
e la foto della dolce metà bischera
mentre ride tutt’ignara sullo sdraio.
Ah! Ti voglio!
cento volte in rima fiore
amore dolore odore d’incenso tutte le sere
con la maglia col bronzetto
per sentirsi conficcare la Sardegna fin’all’osso
tutta una cosa aromatizzata di mirto e deodoranti per il cesso
come nemmeno seppe spiegare il capo animatore del villaggio
svolazzando angolo in angolo
abbronzato
incatenato croce al collo
gambe come un fenicottero
occhi bianchi scintillanti come due cucchiai d’argento
mentre belle ragazze spazzavano merda cantando nei bungalow
e i tedeschi s’eran persi ricercando l’avventura a su ” Su gorroppu”.
E del resto
le vespe sciamano i bimbi nudi si tuffano
le vespe pungono le vespe odorano di nero e di giallo
hanno colori degni d’un supereroe
E io batto solamente la mia testa contro un muro di ristagno
come un pendolo
gongolo come sul dondolo
cuore malcurato
aggrovigliato
una matassa masticata senza bandolo
nel fonetico cianciare che v’abbindolo

genufletto e mi confesso:

sono piccolo e rosa.

     

(02/ 08/ 2003)

                 

cane randagio (nora inu) - akira kurosawa
cane randagio (nora inu) – akira kurosawa

6 thoughts on “Fabrizio Pittalis retrospettiva, selezione di poesie da “Molto spiacenti Sir” a cura di Flavio Almerighi”

  1. Dura Jole è stata la sua ultima poesia, scritta poco prima del decesso. E mi sono sempre chiesto (dai miei margini) cosa sarebbe riuscito a fare questo ventisettenne se non fosse tornato su Venere così presto?

  2. Buongiorno Signor Amerighi .Le scrivo per chiederle di fare una precisazione in merito al capello introduttivo di questo articolo sulle poesia di Fabrizio Pittalis. Più precisamente sul punto iniziale quando si parla di Karpòs.Onde evitare polemiche la precisazione è la seguente.
    L’idea di fondare Karpòs è stata di Andrea Rossetti .Fabrizio Pittalis ,Alessandro Ansuini,Flavio Toccafondi,Silvia Molesini,Marika Bortolami,Rosamaria Caputi,Roberta Madera,Guido Conforti,Fabrizio Flores,Andrea Accorsi,Antonio Koch,Fedinando Pastori,Rossano Segalerba,Kira A.

    Grazie.
    Con affetto ,Gigi Pittalis

  3. Caro Signor Pittalis, prendo atto della Sua precisazione e di questo la ringrazio. Prendo atto che il fondatore della rivista telematica Karpos sia stato Andrea Rossetti e gliene rendo merito, così come chiederò conto degli insulti che ho ricevuto da questo signore. Un articolo può contenere una inesattezza che si può benissimo segnalare onde provvedere alla rettifica, ma essere definito miserbile, spazzatura del web, infame mentitore e altre amenità simili mi sembra troppo. La saluto cordialmente.

  4. Sono assolutamente d’accordo con lei.Io stesso sono stato definito un infame Da Andrea Rossetti per non aver precisato (cosa che poteva fare in assoluta libertà senza lanciare minacce ).La Ringrazio ancora per la sua disponibilità .
    Gigi Pittalis

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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