Su Procellaria e Sono le tre di Flavio Almerighi, di Luigi Paraboschi

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Su Procellaria e Sono le tre di Flavio Almerighi, di Luigi Paraboschi.

    

    

Se appartenete alla categoria di coloro i quali, di fronte al suprematismo de “Il quadrato nero“ di Malevic, oppure ai tagli di Fontana, o al dripping di Pollock, viene spontaneo affermare “beh, e che ci sarà mai di artistico in tutto ciò? Sono scarabocchi che chiunque potrebbe fare“ ho il dovere di informarvi da subito che la poesia di Flavio Almerighi non fa per voi.

9788897171379Infatti, già dal titolo della prima raccolta “ProcellariaFermenti Ed. ci si rende conto che l’atteggiamento di Almerighi nei confronti della poesia in genere è vagamente “aristocratico “, perché basterà andare a cercare informazioni sul conto di questo uccello e si scoprirà che “……….

…..la procellaria passa quasi tutta la vita sul mare, infatti si sente piuttosto a disagio sulla terraferma, dove si reca soltanto per costruire il nido e mettere al mondo i piccoli. Quando i piccoli diventano indipendenti, le procellarie tornano al mare. Quest’uccello si libra in volo radente sulle onde, durante la tempesta si sposta più in alto in attesa che la burrasca passi. 

A conferma di ciò trascrivo questo primo testo abbastanza illuminante: 

   

procellaria 

Quando dio decise
dimenticò il compasso,
ebbe comprensione
mi carenò, sempre pronta
a sfrecciare l’acqua
con violenza, ricetta base
di ogni portata.
Difficile esercizio
la dignità cui le lettere
sono possibili soltanto
a stomaco pieno,
ho il dovere di sorvolare
avvitarmi, colpire
senza esultanza per altro,
da sempre figlia unica
riposta sulla cresta
di due onde
e sola già dal nido,
l’unica mia vita
è trovare altra forza
continuare a predare.

Dunque, Almerighi come la procellaria.
Anch’egli “ha il dovere di sorvolare/avvitarsi / colpire senza esultanza per altro“?

Non oso definizioni di genere, non sono in grado di inquadrare i versi di questo poeta entro classificazioni di scuole o di appartenenza anagrafica; è sicuramente una mente che pensa, elabora, analizza, scompone e ricompone dentro di sé ogni poesia che scrive, e sono anche certo che lo faccia innumerevoli volte prima di giungere a certi momenti di sintesi perfetti nella loro astrazione, come ad esempio è perfetto il “Quadrato nero” di Malevic.

A questo proposito propongo, sempre seguendo la falsariga dettata dal titolo, la lettura di questa poesia

Ogni onesto predatore

Sono un maturo
embrione in filigrana
concepito a caso
nato per primo,
ampio oceano perduto
schiuso al nulla
cui chiedo silenzio
come niente appaia. 

Ogni onesto predatore
è mansueto, io no
sleale da sempre
so di non esserlo,
per altro dal Duemila
ho circa quarant’anni
stretti nel reticolato
di un mal di cuore 

senza immaginare
cosa passi nelle ossa
della buona sorte;
grazie per l’amore
grazie per l’aringa
per avermi trovato bene
nell’apparenza dissolta
di un uomo. 

Il poeta,”maturo embrione in filigrana“ sa “di non essere mansueto“ osserva, giudica il mondo intanto che vola sull’oceano come la procellaria e afferma chiaramente nella poesia “recessioni“ quale è il suo parere su questo mondo, con questi versi

Lo zoccolo del cavallo è infranto a terra
poco distante un fuoco,
berlino Millenovecentoquarantacinque
mangiamo carne scottata nel silenzio decomposto
del mondo che è già qui.

e dimostra in tale modo di possedere uno spirito amaramente critico verso questa società aggiungendo in altra poesia

Esportiamo i migliori per i manovali
la bilancia è attiva, la decrescita acquisita.

Ma la vis polemica non sempre è così chiara e leggibile, anzi spesso il suo dire è intricato ed avvolto su se stesso al punto che per il lettore risulta arduo uscire dal testo con la sensazione di aver afferrato il nesso di ciò che egli ha letto.

Se siete convinti che:
A = B e B = C e quindi per forza anche C sia = ad A
i versi di Almerighi vi spiazzeranno e vi condurranno fuori strada, in quanto voi seguirete un percorso che vi parrà valido, ma egli aveva voluto dirvi altro.
Volete un esempio? Leggete questa poesia

poesia? 

poesia? Certamente, forse
Quasimodo si staglia a mezzanotte
scarno frutto dimenticato
sui giardini di Sala, sere d’astate
senza idea del pezzo
solo frammenti
Gesù,
non si riprende fiato
l’immediato è di necessità virtù
giusto per recapitare in porto
quello prima
e l’attrice al suo sipario
dapprima bruciato,
poi entrato nel profilo
bianco e nero senza destino
di cui tutti risero
dall’angelo domenicale
all’ecchimosi corsara dell’annullo,
sia declino in visibilio
o mezza rovesciata in rete
la procellaria non segue la strada
l’accorcia, ruota la fune
attorno alla pertica senza risalire
in balia del vento

ed ora rispondete a queste domande:
a) Quasimodo: si parla del poeta o del personaggio di Notre Dame, commedia musicale tratta da Victor Hugo?
b) sere d’astate: si tratta di un refuso oppure di un calembour con la parola “asta”?
c) mezza rovesciata in rete: è un accostamento calcistico oppure si parla di una rete per catturare gli uccelli? visto che al punto
d) si scrive di una procellaria che non segue la strada ma l’accorcia?

E si potrebbe continuare con altri testi per addivenire alla ipotetica conclusione che la poesia di Almerighi sia fatta di allusioni intelligenti ma percepibili solo a pochi “happy few“, ma poi, girata la pagina scoprirete un testo come il seguente

Ultimo limite 

Domenica, fuggevole estate
e – non faremo prigionieri
gracchiano da corsie parallele
passeggiatrici di supermarket,
gli studi tecnici bene in vista
mentre i miei cugini poveri
brucano inavvertiti sale dolce
da rimpiattini sfiorati a caso
su canali d’epoca, ultimo limite
dove soltanto sarà rivoluzione.
Singolare rivedere il mare
così solo e prossimo a scadenza,
nella pace sicura di settembre
va e viene l’intollerabile paradiso
lasciato a terra dopo un ritardo.
Il colore rimasto, quasi notte,
contorna gesta di ciclisti
si spegne con non poca dolcezza,
risale l’appennino incompiuto
e la foschia l’inghiotte. 

che brilla per musicalità ed eleganza velate da una profonda malinconia, che avvolge la “procellaria “in alto mare dopo aver deposto il solo uovo che la natura le ha concesso per ogni stagione, ma di certo tocca profondamente anche il poeta ove si intenda l’uovo quale l’esistenza di prole, figlio o figlia che siano.

sono le treE questa mia affermazione si aggancia ad una poesia dell’altro volume “Sono le tre” Lietocolle Ed. ove troviamo questo testo 

T’immagino fra vent’anni 

proviamo a raccontarci un mito
T’immagino fra vent’anni
con i miei baci nei capelli
la primavera sulle guance
e l’orlo della gonna
appena sopra il ginocchio,
i soliti arretrati da sbrigare
d’amore e inchiostro viola.
Il necessario ti trasforma
come sempre riderai
sui fogli sparsi
qualcuno nascosto nel vento.
E penso in fondo
sarò trito se t’immagino
così come sei adesso,
piccole iniziali gocciolanti
sullo specchio in bagno,
ma passata la nebbia
certamente sarai bella. 

di fronte al quale, mi sento quasi indotto a smentire tutta l’analisi fatta fino ad ora. Infatti solamente un cuore attento, un cuore di padre/madre è capace della tenerezza racchiusa nei due versi del finale, ma ciò non smentisce tutta la costruzione intellettuale, la preparazione teorica che sottende alla struttura di questo volume, immaginata attorno ad un percorso nel tempo che prende l’avvio dalle tre del pomeriggio di una giornata ( non si scordi che quella è l’ora in cui il Cristo “tradidit spiritum“, com’è scritto, e quindi è l’ora della passione e della sofferenza maggiore ) e la sera del giorno appresso.

E’ un viaggio quello che percorre il poeta con questo libro, ed il tema del viaggio di per se stesso non si potrebbe definire una connotazione del tutto originale, piena com’è la letteratura di viaggi, da Omero passando per Dante per arrivare a Joyce, durante il quale la parte “Sera“ la sento più morbida, di maggiore accesso per il mio modo di sentire la poesia in genere, ma si intuisce che la formazione culturale dell’autore è ricca di accostamenti, piena di immagini tenerissime come in

e per stasera 

contorni freddi
e per stasera cardini senz’olio
un’abbattuta di noie quotidiane
il freddo alle fermate in ritardo,
antonio racconta il suo menù 

di pioggia caduta oggi e domani
facce d’amici lontane nel tempo
altre sconfinate dal passeggio,
qualche gioiello lasciato a terra
all’inefficacia di un tempo torto
nel ritorno chiavi introvabili,
il mio ripensamento
tagliata la via, e poco dopo
ti rivedo in sonno bambina
mi commuove la fronte liscia
proprio all’attacco dei capelli
spazio giusto per un bacio
sul profumo di sogni,
e per stasera almeno
metterò qualcosa vicino al piatto
diversa dal mio solito inverno

mentre in altri pezzi nei quali il predominio è squisitamente culturale, come in

Lorca 

sembrarono inciampare sulle sue ossa sporgenti
Scomparsa la carne, rimaste le ossa
scriveva di sé dal mattino
alla sera cantabrica
e nella seconda neve
tracciò un inutile cerchio

***

Sintatticamente sembrò croce non poema,
le anafore ordinate, il temperamento drammatico
del soprano castrato, la clemenza di Tito,
entrava in sè senza averne voglia
preferendo un vetro anabasi di casa

*** 

Vorrei una casa nuova, spaziosa
costasse il giusto la pagherei subito.
Gli ospiti hanno un moto ondulatorio,
l’entrata è piena di segni, e chiodi
ammansiti da quadri in squadra perfetta.

*** 

Cosa ho vissuto, sussulti a parte
le cose cadono dall’alto verso il basso
ripartendo dal fondo in crescita,
solenni sembrare un’attrice
intossicata d’aceto e corona di spine. 

*** 

Adoro le storture dei pini incidenti
se allineate sembrano parlarsi
dello stesso affetto che spinge donne ordinate
a cullare i propri uomini sulle ginocchia,
e acquasantiere piene di neve. 

***

dalla quale risulta una lettura attenta del Romançero Gitano e della Casa di Rosalba Alba del poeta spagnolo trucidato dai franchisti, che ha certamente influenzato lo scrivere di Almerighi specie nei pezzi più tendenti al surrealismo.

E le due strofe finali, infine,

Volendo potrei continuare
malgrado i limiti di un raffreddore
domani le righe invecchiando gestiranno
l’uscita ordinata e sussultoria dell’ospite,
Marienbad, l’anno scorso ero ai bagni.

*** 

Delfina, indossavi tutto quanto ti sottolineasse
e reclamavi unghie degne per l’evento
e ho sentite giorni fa rientrarmi dentro,
ridono i miei fratelli
ridono di me che sono stato ritrovato. 

sono, secondo me, un voluto omaggio al cinema ( altra grande passione del nostro poeta ) di Alain Resnais con un accenno a quel “Anno scorso a Marienbad“ ed alla sua interprete Delphine Seyrig, e all’ Ecole du Regard di Robe Grillet.

Insomma mi auguro che la lettura di queste mie righe sia stata utile ad avvicinare un autore come Flavio Almerighi, poeta di peso artistico da non sottovalutare, che ha al suo attivo già una decina di titolo di libri di poesia, ad una platea di appassionati che non siano disposti ad accontentarsi del primo impatto e che vogliano capire tutto di ciò che leggono, vedono o osservano non dimenticando però che la poesia, la pittura moderna e la fotografia sono arti ingannevoli, e che, quindi Chagall e Almerighi possono accordarsi benissimo come appare da questo ultimo testo che riporto, ove il grassetto nel testo è mio.

rosa d’urto 

semantica da ciclamino
la casa è piccola
il mare in ottobre torna selvatico
come prima delle vacanze,
mezzogiorno scende dall’alto
assestando piatti vuoti,
il tavolo sorride al violino
appeso come rosa d’urto,
quando non avremo foglie in cielo
è più gocce negli occhi
i passaggi saranno liberi,
tuttavia spente le luci
negli occhi s’arricciano immagini
le ultime, le più belle

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One thought on “Su Procellaria e Sono le tre di Flavio Almerighi, di Luigi Paraboschi”

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