Sul treno notturno da Trieste a Salerno, inediti di Barbara Korun

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Sul treno notturno da Trieste a Salerno, inediti di Barbara Korun.

     

    

Barbara Korun è nata nel 1963 a Lubiana, dove si è laureata in lingua slovena e letterature barbara-korun-2comparate e dove ha insegnato lettere nelle scuole superiori. Ha anche lavorato al Teatro Nazionale Sloveno a Lubiana come consulente linguistico. Al momento lavora come scrittrice free-lance. La sua prima raccolta di poesie Ostrina miline (1999) è stata premiata come migliore opera prima dalla Fiera Nazionale del Libro. Il suo quarto libro di poesie, Pridem takoj (2011), ha ricevuto i prestigiosi premi Veronika e Zlata ptica. Insieme al compositore jazz e percussionista Zlatko Kaučič ha registrato l’album Vibrato tišine (2006), con poesie del poeta avanguardista sloveno Srečko Kosovel. Organizza letture di poetesse slovene ed è attiva nella promozione di poesia nelle scuole elementari e medie. Il suo lavoro è stato tradotto e pubblicato in molte antologie in diverse lingue.
Attualmente lavora alla sua prossima raccolta di poesie dal titolo provvisorio Medtem (‘Nel mezzo’), dedicata interamente a luoghi di passaggio quali le sale d’aspetto delle stazioni di treni e degli aeroporti.

Da questo ultimo lavoro di seguito vi proponiamo due poesie inedite tradotte da Jolka Milič.

      

Sul treno da Roma a Venezia

sogno d’incontrarmi con
un essere primigenio
di scorgere un vecchio fusto ormai grigio
ormai spoglio da tantissimi solleoni
e piogge

io innanzi tutto trovo
in lui gli occhi
poi mi trovano
gli occhi
sguardo ricambiato

l’essere primigenio
esposto su un’isola
una volta spopolata
come una vittima agli dei
non è morto ancora

(adesso l’isola tropicale
è una meta turistica
molto ricercata)

gli dei se ne sono andati
senza notarlo?
non vogliono saperne di vittime?
non esistono e non esistevano mai?
pura fantasia di gente di negozianti
spaventati        

che trafficano sempre con l’altro non con il proprio
che credono di commerciare con l’altro
e invece sempre con il proprio

l’essere primigenio non lo sa
ma nonostante tutto
non vuole morire

non può morire
quando trovo gli occhi
quando gli occhi mi trovano
lo so

*

Na vlaku iz Rima v Benetke

sanjam da se srečam s
prabitjem
da zagledam star hlod že siv
že gol od tolikerih sončnih pripek
in dežja

najprej jaz v njem
najdem oči
potem me najdejo
oči
vrnjeni pogled

prabitje
izpostavljeno na nekoč
neobljudenem otoku
kot žrtev bogovom
še ni umrlo

(zdaj je tropski otok
priljubljena turistična
destinacija)

so bogovi odšli
ne da bi ga opazili?
sploh ne marajo žrtev?
jih ni in jih nikoli ni bilo?
goli umislek prestrašenih
ljudi trgovcev

ki zmeraj trgujejo z drugim ne z lastnim
ki mislijo da trgujejo z drugim
pa zmeraj le z lastnim

prabitje ne ve
ne glede na vse
noče umreti

ne more umreti

ko najdem oči
ko me najdejo oči
vem

***

Sul treno notturno da Trieste a Salerno

come nell’infanzia
mi fido solamente
delle cose semplici
dell’acqua aria luce

l’acqua trova sempre
una strada in discesa
evita ogni ostacolo
allarga ogni fessura

l’aria invisibile si manifesta
nel movimento dei rami e ramoscelli
negli spruzzi delle onde
scopre i tetti spacca gli alberi
sposta le automobili

e soltanto la luce ha occhi
nei quali si rimirano le cose

come nell’infanzia mi fido solo
ancora delle cose semplici

del sorriso smagliante del ragazzo
di carnagione scura della Siria
che balla
sulle ginocchia
dato che gli hanno amputato i piedi
in ogni sua mossa
una profonda irrefrenabile
voglia di una donna

mi fido del viso scosso da fremiti
e delle mani che stringono
l’ombrello infilato tra le ginocchia
della donna smilza del Kamerun
dalla voce bassa e calda
è completamente sola
al mondo

come nell’infanzia mi fido
solo delle cose semplici
del sonno che deve venire
del sonno che invoco
dalla troppo sveglia
e totalmente nera
notte

(i ricordi sono schegge di vetro
cocci vitrei nell’oscurità)

*

Na nočnem vlaku iz Trsta v Salerno

kot v otroštvu
zaupam samo
preprostim stvarem
vodi zraku svetlobi

voda zmeraj najde pot
navzdol
vsako oviro zaobide
vsako razpoko razširi

nevidni zrak
se da videti v gibanju vej in vejic
v pršenju valov
strehe odkriva drevesa lomi
avtomobile prestavlja

in le svetloba ima oči
v katerih se gledajo stvari

kot v otroštvu zaupam
samo še preprostim stvarem

bleščečemu nasmešku
temnopoltega fanta iz Sirije
ki pleše
po kolenih
ker so mu odrezali stopala
v vsakem gibu
globoka neustavljiva
želja po ženski

zaupam trzajočemu obrazu
in rokam ki se oklepajo
zloženega dežnika med koleni
suhljati ženski iz Kameruna
z nizkim toplim glasom
popolnoma sama je
na svetu

kot v otroštvu zaupam
samo še preprostim stvarem
spancu ki mora priti
spancu ki ga kličem
iz prebudne
popolnoma črne
noči

(spomini so steklene črepinje
steklene črepinje v temi)

                                 

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