Tolè a Parigi, poesie di Silvia Albertazzi

Il favoloso mondo di Amélie, Jean-Pierre Jeunet, 2001, stazione esterno_risultato

Tolè a Parigi, poesie di Silvia Albertazzi.

    

    

Silvia Albertazzi, nata a Bologna, è una docente, saggista e scrittrice italiana.

11831774_10153184200418822_7821521011206090022_nLaureata in Lingue e Letterature Straniere presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Bologna nel 1974, ha insegnato presso l’Università di Trieste e l’Università di Bologna, dove è professore ordinario dal 2000 di letteratura inglese presso il Dipartimento di Lingue, letterature e culture moderne.

Esordisce nella saggistica nel 1978 pubblicando il primo volume apparso in Italia sulla letteratura indiana di lingua inglese, Il tempio e il villaggio. Interessatasi successivamente al romanzo gotico inglese e alla letteratura vittoriana, durante il periodo di insegnamento presso l’Università di Trieste si avvicina allo studio della letteratura di consumo e agli studi culturali, grazie all’influsso di Giuseppe Petronio, che in seguito la chiamerà a collaborare alle collane da lui dirette presso l’editore Laterza. Frutto di questa collaborazione sono i volumi D.H. Lawrence (1988), per la collana Gli Scrittori e La letteratura fantastica (1993), per la collana Il punto su. Risale al 1992, invece, il suo primo volume di taglio comparatistico, Bugie sincere. Narratori e narrazioni 1970-1990, apparso per gli Editori Riuniti.

La ricerca sulla narrativa contemporanea, iniziata con Bugie sincere, è approfondita nel corso degli anni Novanta, con particolare attenzione alla letteratura post coloniale e agli studi postcoloniali. Nel 2000 pubblica per i tipi di Carocci il primo testo di studi postcoloniali italiano, Lo sguardo dell’Altro, adottato in molte università italiane, così come la Breve storia della letteratura inglese di cui Silvia Albertazzi scrive i capitoli dedicati al Settecento e all’Ottocento, pubblicata da Einaudi nel 2004 a cura di Paolo Bertinetti.

Negli anni Duemila, Silvia Albertazzi si dedica prevalentemente alla letteratura comparata. Con il volume In questo mondo, ovvero quando i luoghi raccontano le storie (2006), vince il primo premio Alziator per la saggistica, mentre con Il nulla, quasi. Foto di famiglia e istantanee amatoriali nella letteratura contemporanea (2011) ottiene una segnalazione al premio Pozzale-Luigi Russo.

Silvia Albertazzi esordisce nella narrativa nel 1996 con il romanzo Scuola di scrittura, pubblicato da Marsilio. Contestualmente, Albertazzi entra a far parte dell’Associazione Scrittori di Bologna e partecipa a diversi progetti dell’Associazione, tra cui si segnalano il cd Sguardi d’insieme, e i racconti d’attesa affissi alle fermate degli autobus a Bologna: in particolare, il suo racconto per questo progetto è tradotto in francese con il titolo Le bus e appare nella rivista Nouvelle Donne. Nel 2001 entra a far parte della redazione della rivista di lettere e arte L’Orto, diretta da Giuseppe D’Agata, che pubblicherà dieci numeri, fino al 2007. Su L’Orto appaiono suoi racconti e poesie. Altri suoi racconti sono pubblicati su Portici, Mondo Naïf, Terra Australis, sul Journal of Literature and Aesthetics di Kollam (South India) e sulle riviste online Griselda e El-Ghibli. Un’ampia silloge delle sue poesie esce nel 2008 su Le voci della luna, mentre il suo primo volume di poesia, La casa di via Azzurra, è uscito nel 2010 per i tipi di Kolibris. Nel 2014 è uscita presso l’editore La Vita Felice la raccolta Magenta è il colore dei ricordi , vincitrice del 1º premio “Città di Arcore” per la poesia nel 2015. Dal 2009 è membro del collettivo redazionale del semestrale di letteratura sociale Nuova rivista Letteraria, fondato da Stefano Tassinari.

È stata visting professor e ha tenuto lezioni e conferenze presso la University of North London; la Brown University, Providence, R.I; la University of Western Australia; la Australian National University; il VUT (Melbourne); la Royal Holloway University of London; la UFMG di Belo Horizonte; la Université d’Orléans (Francia).

Nel 1996 ha fondato il Centro studi sulle letterature omeoglotte dei paesi extra-europei del Dipartimento di Lingue e letterature straniere moderne dell’Università di Bologna, di cui è stata responsabile scientifico fino al 2004, quando è passata alla direzione del Centro interdipartimentale di teoria e storia comparata della letteratura (CITELC), che ha diretto fino alla sua chiusura nel 2009.

È coordinatrice del Dottorato di ricerca in Letterature moderne, comparate e postcoloniali. Ha organizzato convegni nazionali e internazionali ed è membro del comitato scientifico delle riviste accademiche: Francofonia, Interactions, Scritture Migranti, TransPostCross, Between.

Silvia Albertazzi ha collaborato a Linea d’ombra, Il Piccolo, Pulp, Liberazione, Il manifesto, con recensioni, critiche letterarie e interviste (tra gli autori intervistati: Nicholas Shakespeare, Farrukh Dhondy, Vikram Chandra, Amitav Ghosh, Peter Carey, Julian Barnes, Salman Rushdie, Paul Auster, Jonathan Lethem).

https://it.wikipedia.org/wiki/Silvia_Albertazzi

https://www.unibo.it/sitoweb/silvia.albertazzi

*

Vi propongo tre poesie apparse nel mio volume “Magenta è il colore dei ricordi”, edito da La vita felice, Milano, nel 2014.

In esse si riflette, nel ricordo e nel ritorno sulle tracce del passato, l’esperienza di una ragazza che si trovò del tutto inaspettatamente, poco più che bambina, a Parigi nel 1968, insieme a coetanei di tutta Europa. Non vi sono, dunque, riferimenti ai tragici fatti di novembre 2015 né prese di posizione in merito, ma solo uno sguardo al passato, con l’occhio di chi, come Hemingway, è convinto che “se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, dopo, ovunque passi il resto della tua vita, essa ti accompagna”. SA

*

Lo so, lo sai
mai ripetere
quel ch’è ben riuscito.
Lo sai, lo so
ogni volta
continuiamo a ricaderci.
Quest’anno Parigi
è una fornace.
L’anno scorso a Ortisei
ha chiuso il cine.
Non c’è più la seggiovia
fino a Rasciesa:
non c’è jazz nelle piazze
e sopra i ponti.

Ma ci basta una sera come questa
e sappiamo che lo faremo ancora
perché è qui che tutto è cominciato
e ritorna se solo lo vogliamo.
Sono quella che tu non conoscevi
cerco tracce di me, rue de la Pompe.
Mi ritrovo nella schiuma di quei giorni
che leggevo mentre ti sognavo
in quel luglio che ci fece maturare
troppo in fretta, a spasso sulle nubi.
E ritrovo sulla carta le parole
che a quel tempo erano scritte
sopra i muri.
Vorrei solo esser capace ancora adesso
di scordare tutto quel ch’è stato
per potere poi dai sogni
cominciare.

(Parigi, agosto 2013)

*

Notte di neve

Notte di neve – ieri che ritorna.
Ieri? Magari forse ancora l’altro ieri
E quello prima ancora
Trieste e poi Parigi
Janson de Sailly, la Pompe,
E indietro ancora il cielo
“Vicino e lontano, sempre il cielo”
via del Lavoro, sopra la neve, il cielo.

Una voce sul filo del telefono
mentre fuori turbina e mulina
la neve bianca, fitta sopra i tetti,
dietro i vetri, sugli alberi e le strade.
Eravamo niente più che ragazzini
era estate, era il sessantotto:
le ricordi le scritte sopra i muri?
la parata del quatorze di juillet?
lo ricordi De Gaulle col suo kepì
e Jean-Michel che lo prendeva in giro?
Ma che fine avrà fatto Jean-Michel
– eravamo tanto amici, ti ricordi? –
e che fine Edoardo, e Teresa, e che fine
quel greco quasi hippy?
Ma tu quel greco non te lo ricordi
com’io ho dimenticato lo spagnolo
che mi dici s’è fatto prete,
alto prelato.
Tu ricordi, è giusto, una svedese;
io uno svizzero dai capelli biondi.
Io ricordo anche un belga dal trench beige;
tu una portoghese senza nome.
Fuori nevica, turbina e mulina,
e io parlo alla tua voce sconosciuta
che racconta una Parigi ormai finita
a una silvia che s’è persa nella neve.

(22/24 febbraio 2013)

*

Tolè a Parigi

Ricorderemo a lungo questa sera
Questa e altre sere
          – rue de Thorigny –
senza una radio
senza televisione
una chitarra che suona chissà dove.
Qui non c’è Internet
non c’è collegamento
con il mondo
lasciato oltre confine.
Sono le nostre vacanze d’altri tempi
nascosti – o persi –
nel fondo del Marais.
E ci guardiamo le fotografie
che a casa narreranno
un’altra storia
che non diranno delle sere
silenziose
ma solo dei quartieri colorati,
del sole, della luce, della gente.
Era così a Tolè
quaranta e più anni fa.
Era così rue Cardinal Lemoine
Per Hemingway.
Come lui, anch’io scrivo a matita
e ricordo un luogo conosciuto
– Tolè o Parigi, che importanza ha? –
quand’ero molto giovane, povera e felice.

(Parigi, 6/9/2012)

                       

Il favoloso mondo di Amélie, Jean-Pierre Jeunet, 2001
Il favoloso mondo di Amélie, Jean-Pierre Jeunet, 2001

 

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