Torino, qui piazza Castello, poesie di Lucio Toma

Profondo rosso, Dario Argento, 1975

Torino, qui piazza Castello, poesie di Lucio Toma.

   

    

Lucio Toma, scrittore, poeta e giornalista, si è laureato con lode in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Bari. Nato nel 1971 a San Severo, dove risiede, coltiva il terreno accidentato dell’insegnamento presso l’Istituto agrario della sua città e pure qualche “storta sillaba e secca come un ramo…” che ha portato frutti nel 1999 (Zigrinature, All’insegna del Cinghiale ferito) e nel 2006 (A Gonfie Vene, Ianua). Diversamente si è prestato a collaborazioni con magazine locali e quotidiani, presentazioni di eventi letterari e interventi critici. Alcuni suoi versi sono apparsi su varie riviste anche on line. Altro gli sfugge o poco importa.

     

Agios Leon

Poche case forse non bastano
a farne una località su Google maps,
perché Agios Leon non è in fondo
che il ricordo di un volto sbucato
dal vento dentro i miei occhi
di passaggio che nessun satellite
ha mai scovato.
                          Agios Leon resta
l’ago di un dito che punta
a cucire la distanza dal passato
alla strada di quel turista
in cerca della rotta giusta
prima di finire in mare
a Porto Limnionas.

*

Salvo la disposizione

Complicazioni di un viaggio
dai mille disegni la vita
schiude una mappa di giorni
che prendono brutte strade
dove fatica la taglia dei passi
e il corpo delle mie parole.

Salvo la disposizione e non certo
gli angoli del mobilio di casa non posso
cambiare molto per evitare spigoli
e colpi bassi al cuore che batte
anche senza volerlo, e agli occhi
trascinati ai margini dei fatti, deformi.

Non vi dirò che brutta storia è quella
di origliare il futuro dal buco del cesso,
ma come fosse un cannocchiale
non è male per considerare
che se ci fosse meno merda
non ronzerebbero così tante mosche.

Dio-scarico, Morte-giustiziera, salvaci!

*

E così venne il silenzio dell’identità
maturato in centimetri, voti, sogni
negati e segni particolari. Taciuti
nei primi peccati e nella carta d’identità.

Non l’avevo immaginata così la mia vita,
questa mappa di geroglifici desideri
e lancinanti desideri come tutte
le complicazioni di un viaggio che lascia
rughe-lividi-ematomi-acciacchi nelle ossa,
sulla pelle, nel sistema sintattico, sulla pelle
della valigia che mi porto in giro e dove
l’adrenalina batticuore mi dice
quanto fa male la bellezza agli occhi
se infiamma il petto, quanto sono uomo
al cospetto di due bronzee natiche.
Forse mi toccherà ricredermi
Sul perché tutti vogliono questa puttana che,
toccano, sbavano, si scopano
fin nel culo della notte…

Quante complicazioni ammette questa vita,

i segni dell’età, qualche acciacco grigio,

gli incroci degli imprevisti, gli spigoli dei marciapiedi,

le attese mangia unghie, l’adrenalina batticuore.

*

4 Maggio 2011 

Torino, qui Piazza Castello. Questa
Repubblica ha ancora un Presidente venuto
a ricordare i centocinquant’anni dell’Esercito.
Applausi alle parole di Napolitano. Si commuove
una madre al rito pagano dei soldati
armi in pugno e petto in fuori.

                                                “Attenti!” – scattano
i flash nel silenzio -. Poi La Russa.
Ma resta solo un volto immerso tra i fischi.

E’ il momento più toccante: nomi
caduti e medaglie, inno al tricolore,
lacrime ferite strette al cuore.

Con la sfilata dei corazzati la festa
è davvero finita: si sciolgono le righe
e i ricordi s’acquietano, non il buco allo stomaco.
E’ già ora di pranzo, si va in pace
e magari a quel ristorantino
che è aperto da poco.

*

        

Profondo rosso, Dario Argento, 1975
Profondo rosso, Dario Argento, 1975

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