La grande via, inediti di Luigi Trucillo con nota di R. Pierno

Cavalli in corsa, opera di Leonardo Lucchi

La grande via, inediti di Luigi Trucillo con una nota introduttiva di Rosa Pierno.

     

    

All’insegna dello scorrere del tempo, i versi inediti delle poesie di Luigi Trucillo, si sedimentano come depositi che trasportati dal flusso esistenziale, si trovino, in un’ansa più larga, a cadere sul fondo, in una condizione ove regni un ovattato regime.

Luigi Trucillo
Luigi Trucillo

I versi orditi con verbi di movimento tessono una spola continua, dialogante tra l’io lirico e l’altro, ma come temporalmente diradata (ne sia testimone la delicata allitterazione che viene conclusa nella cesura della poesia Essere alla mano). Sinestesie creano un corto circuito non solo fra i sensi, ma anche in relazione alla memoria, ottenendo di prendere posizione per una percezione che è già pensiero: l’avanzare dell’età come modificazione dell’essere, il quale tenta, con le minori risorse a disposizione di trarre il massimo vantaggio.
Strategie di dislocazioni fanno la loro comparsa anche in Fugaci a noi stessi tramite un raddoppiamento (letteralmente un diverso punto di focalizzazione). Ogni cosa sembra allora trasformarsi in altro, come avente una superficie cangiante, opaca o riflettente, elastica o rigida, ove, per dirla breve, l’infanzia non differisce che per un diverso punto di vista dalla maturità. La dematerializzazione a cui i versi danno il via non ottiene di individuare al di sotto della superficie un medesimo fondo, un’essenza comune, ma anzi di sostituire una cosa con un’altra, di discernere in ciò che muta, ciò che è fondante: “la direzione dei tuoi occhi” diviene cosa ancor più salda contro il fondale della storia, quasi come se rovesciando l’ipotesi iniziale di totale mutevolezza del reale, si giungesse a un decisione, a una presa di posizione. Ciò che cerchiamo è differente da ciò che ci orienta. In questa incongruenza dei piani messi a fuoco risiede il meccanismo della struttura poetica.

Alone e immagini mutevoli, all’ingresso della terza poesia, trasparenze e specchi, ci immergono in una stanza trasparente, dalle pareti liquide, poiché è attraverso le quinte mobili che l’occhio intravede ciò che è stabile. La versificazione con continue pause, con i rapidi accapo, frange l’interezza della visione e fa scorgere per rapidissimi scorci, il placido, fermo, fondo. RP

    

Luigi Trucillo è nato a Napoli nel 1955. Ha pubblicato sei libri di poesie con Quodlibet, Cronopio e Donzelli. Ha vinto il premio Lorenzo Montano  e il Premio Napoli. Nel 2013 ha pubblicato con Mondadori il romanzo Quello che ti dice il fuoco, tradotto in tedesco. Ha collaborato con l’Orchestra di Piazza Vittorio per l’adattamento del  Flauto Magico. Nel  2017 uscirà per Quodlibet il suo nuovo libro di poesie, “Altre amorose”.

     

Essere alla mano

Man mano che invecchio
e divento miope
riesco a immaginare
soltanto ciò che tocco.
Le mani dicono
che ho lo sguardo di giada.
E anche i ricordi migrano
nel tatto
come in una primavera
dalle dieci facce diverse
che risparmia alla pelle
il gelo irreale del distacco.

*

Fugaci a noi stessi

Lo sguardo è un soffio,
ma chissà perché in ogni rapporto
c’è sempre un punto da fissare
fuori cornice.
Ciò che cerchiamo
contempla la fonte e il cristallino
con tutta la mutevolezza delle gocce:
quando cambia il quadrante dei venti
e le certezze dormono con la testa sulle gambe
della nostra infinita adolescenza
ciò che ci orienta
è la direzione dei tuoi occhi
(accesi, sperduti
dentro i tergicristalli di una storia)
che luccica sulle assicelle dei ricordi
come il barbaglio della pioggia.

*

La grande via

L’alone che è intorno alle cose
e mescola le immagini:
ecco un orizzonte mobile
per parlare di te
e dell’eredità dell’incertezza,
il dono che mi offri
vivendo dove tutto inizia
e mai si compie
nel possibile,
là dove le vetrate che tremano
ci insegnano a passare
in un aspetto trasparente
dell’amore.
Accanto a te
ciò che mi afferra mi regge
con tutti i nomi diversi
che le fonti dell’aria
insegnano agli specchi,
e l’elemento indiretto
e incomprensibile
che sorge dallo spostarsi verso un altro
diventa il bisogno vitale
che respiro.

*

Cavalli in corsa, opera di Leonardo Lucchi
Cavalli in corsa, opera di Leonardo Lucchi

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