Tuba Mirum di Henry Ariemma, recensione di Edmondo Busani

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Tuba Mirum di Henry Ariemma, Edizioni Creativa 2015, recensione di Edmondo Busani.

    

    

Lo squillo della tromba accompagna la “parola inermecon l’intento di rincorrere nella modernità la riflessione che accompagna il sentimento dell’amore, parola chiave della raccolta.

Tuba Mirum è una raccolta di testi letterari che riflettono sul passaggio del tempo e su un Mistero, che accompagna le creature, senza svelarsi a coloro che cercano di seguirne le tracce. In questa prima parte il lettore percepisce un dolce dolore; una linea costante nella quotidianità che si confronta con il pensiero dell’autore fino a quell’ultima linea che separa il visibile dall’invisibile, l’intimo dall’estraneo. Il silenzio è colmo d’inquietudine proprio come potrebbe essere una fede: “Come di ogni mare / è goccia che attraversa/ l’alta fronte / per un orizzonte / di nuova terra / agli alberi fermi.”

Henry Ariemma scopre, nel confronto tra dicibile e indicibile, il profumo della fragilità, antica essenza della contraddizione perché ”sazi il cuore di luce che vive nei sogni.” La cenere della terra non consente di varcare i confini del cielo. In questo continuo contrasto tra pensiero, intima emozione e realtà trova il proprio spazio una lingua pettegola, ferialità che ci circonda.

La struttura letteraria accantona il riverbero lirico per lasciare spazio a una narrazione del pensiero, che spiega il proprio canto “per rallentare da vicino le orme / di cancellate solitudini.” Emergono vicinanze d’intenti, di voci di taciti ritorni per la mente che ha conservato il candore del sogno infantile, senza che sia cancellato da questa trasparenza il calore freddo “di ogni strada perché il sole è dentro / e piano brucia la fronte del dolce sudare.”

L’attimo dei momenti compiuti svela all’apparenza reale l’Invisibile lontano. La poesia pone domande senza dare risposte e forse anche per questo motivo è che “Essere poeta è stare al mondo da colpevoli.”

La dichiarativa chiude la sezione, il Fiore del mandorlo, e con essa termina l’intera raccolta che, nella seconda parte, propone piccoli motti di riflessione laica; un breviario, non canonico, che conserva in una brocca gocce d’acqua per il viandante ignaro che ha attraversato o esplorerà il deserto dell’esistenza o della solitudine umana.

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