Tutto quel che posso dire in verità di me stesso è che dopo il lunedì viene il martedì: Pedro Pietri a cura di F. Almerighi

C'ERA UNA VOLTA IL WEST_TRENO 3_risultato

Tutto quel che posso dire in verità di me stesso è che dopo il lunedì viene il martedì: Pedro Pietri. Selezione di poesie e note a cura di F. Almerighi.

   

   

Ho scoperto Pedro Pietri grazie al comico Paolo Rossi. Oltre vent’anni fa, quando era una star televisiva, durante un’intervista dichiarò che il suo poeta preferito era Pedro Pietri. Evidentemente a quei tempi qualcuno poneva ai vip qualche domanda decente. Mi fidai di Paolo Rossi e comprai Scarafaggi Metropolitani, mi si aprì un mondo. Sono del parere che, dopo aver preso a schiaffi i poeti sedicenti, si debbano amare tutti coloro che con due parole sanno aprirti milioni di prospettive nuove che tu nemmeno immaginavi. Uno di questi per me è stato Pedro Pietri, poeta dell’immigrazione e dell’urbanizzazione delle anime migrate. Argomento che, alla luce dei ultimi fatti di Parigi, assume una dirompente attualità Si muoveva tra tradizione e modernità, tra miti caraibici e leggende metropolitane statunitensi: tra il “jibaro” (il contadino indigeno portoricano) e il “grafitero” (il giovane del ghetto newyorkese). Di qui lo sradicamento: «Che tu comprenda | quant’è disorientante | essere una nuvola in un mondo | senza un cielo lassù». E ancora: «Sono morti | e dai morti non faran ritorno | finché non la smetteranno di trascurare | l’arte del loro dialogo» «sono morti tutti lavorando aspettando e odiando». Di qui la sensazione di espropriazione, che è la condizione dell’uomo nel mondo: «Tutto quel che posso dire in verità di me stesso | è che dopo il lunedì viene il martedì». Impossibile trascurare l’ironia e il sarcasmo di questo autore, soprattutto verso la religione intesa come istituzione, verso le multinazionali e i letterati. Alcuni suoi pezzi sono semplici trascrizioni di graffiti trovati all’interno di cabine telefoniche, cosa abbastanza difficile oggi vista la pandemia di telefoni cellulari. Buona lettura. FA

Pedro_PietriPedro Pietri è nato a Ponce [Portorico] nel 1944 da una famiglia di origini corse, presto trasferitasi a New York. Il nonno si uccise nel 1948, il padre morì di polmonite l’anno dopo. Pietri rimase ferito in Vietnam, fu rimpatriato nel 1968. Trovò impiego come commesso nel 1968 alla Columbia University, dove frequentò i circoli poetici beat e afro-americani. Dopo la prima raccolta Puerto Rican Obituary [New York: Monthly Review Press, 1973], sono usciti Lost in the Museum of Natural History [Rio Piedras Editiciones Huracan Inc., 1981], Traffic violations [Maple Wood : Watherfront Press, 1983]. Due dischi di poesie: Loose Joints [Folkways Records], Pedro Pietri ne Casa Puerto Rico [Coqui Records]. Pietri è stato anche attore e autore di trattati di teatro. Numerose le sue pièce tra il 1975 e il 1990. Nel 1992 è intervenuto al Caribean Poetry Festival di New York. Pietri contribuì alla fondazione del Nuyorican Poets Cafe di Manhattan insieme a Miguel Piñero e Miguel Algarín. Il Cafe è un’istituzione no profit dove si esibiscono numerosi intellettuali portoricani. Pietri scrisse lo spettacolo “El Puerto Rican Embassy”. Il tema era che qualunque isola che non fosse né una nazione indipendente né uno stato degli Stati Uniti, dovesse avere un’ambasciata. Durante l’esibizione, era solito suonare “The Spanglish National Anthem” e distribuire finti “passaporti del Porto Rico”.Nel 2003 a Pietri venne diagnosticato un cancro allo stomaco. Si recò a Tijuana per sottoporsi a un trattamento olistico per un anno, ma morì il 3 marzo del 2004, mentre rientrava a New York in aereo per sottoporsi ad ulteriori cure. Aveva 59 anni. I funerali si tennero a East Harlem presso la storica First Spanish Methodist Church. Fu qui che Pedro lesse per la prima volta in pubblico “Puerto Rican Obituary”. Gli sopravvivono la moglie Margarita Deida, la sorella Diaz, il fratello Joe e i suoi quattro figli.

*

Per Pancho Cruz (nella prigione di Comstock)

vogliono che le nostre donne
partoriscano cubetti di ghiaccio
vogliono che i nostri uomini
abbiano sedie a rotelle
in mezzo alle gambe
hanno inventato i film
per catturarci la mente
con popcorn caldi ricoperti di burro fuso
siamo stati a scuole
che han fatto di tutto per convincerci
che i nostri genitori eran fessi
ci hanno insegnato a leggere
le strisce a fumetti
sul daily news della domenica
in modo da passare
il resto della nostra vita
alla ricerca d’un lavoro decente
con cui pagare le tasse
al loro dio di plastica
che ci ficca gli spot televisivi
giù per la gola
e sbatte dentro chiunque
non sostenga questa
democrazia immaginaria

***

Strade senza uscita

a distribuir pubblicità
con ubriaconi a tempo pieno
in gelidi giorni invernali
in quartieri
con case di proprietà
vicino a cimiteri raggelanti
con in bocca un cubetto di ghiaccio
al posto della lingua
e a pranzo inghiotti benzina
con un fiammifero acceso
se sei ancora vivo
alla fine della giornata
puoi comprarti vino da quattro soldi
e puntare alla lotteria
con la tua paga invisibile

***

Tata

mi abuela
ha trascorso
gli ultimi venticinque anni
in questo grande magazzino
chiamato america
ha ottantacinque anni
e non conosce
una parola d’inglese

quando si dice l’intelligenza

***

Poesia d’amore per la mia gente

non lasciate
che lampade artificiali
disegnino strane ombre
di voi
non sognate
se volete che i vostri sogni
s’avverino
sapevate cantare
anche prima che
vi venisse rilasciato un certificato di nascita
spegnete lo stereo
che questo paese vi ha dato
è fuori uso
il vostro respiro
è la vostra terrapromessa
se volete
davvero sentirvi ricchi
guardatevi le mani
è lì
che si trova
la definizione di magia

***

Traffic misdirector

il più grande poeta vivente
di new york city
è nato a Portorico
il suo nome è Jorge Brandon
ha più di 70 anni
porta la sua metafora
in sacchetti marrone per la spesa
dentro a un carrello d’acciaio da supermarket
con cui se ne va in giro
per le strade di manhattan
recita le sue poesie
a chiunque ascolti
& se non c’è nessuno in giro
le recita a se stesso
dice la saggezza
di palme mai dimenticate
il vocabolario di noci di cocco
che indossano cappotti
i semafori
delle sue poesie funzionano
senza consigli noiosi
dalla corrente alternata
librerie & biblioteche
sono prive delle sue vibrazioni
per far conoscenza
con questo poeta immortale
devi frequentare
gli angoli delle strade
i gradini d’accesso degli edifici i tetti piatti
le scale antincendio i bar i parchi
le stazioni della metropolitana
le bodegas e botanicas
le Iglesias e i banchi dei pegni
i giochi di carte i combattimenti dei galli
i funerali la panetteria valencia
lo hunts point palace
i locali di bigliardo orchard beach
& i baracchini di cuchifritos
nel lowereastside
l’entrata è libera
la sua presenza è poesia

***

Poesia d’amore seria

O porta
quel che provo per te
non si può esprimere a parole
per me tu significhi molto di più
d’un litro di barbera

O porta
sei più bella
del pavimento
non ti si deve sempre
spazzare lavare incerare
per farti risplendere
sei proprio il massimo

Quando dentro fa troppo caldo
tu mi fai uscire
Quando fuori fa troppo freddo
mi fai entrare

O porta
chi può chiedere di più?

***

Cabina telefonica 801

No certo che no
non guardo un uomo
come guarderei una donna
c’è una bella differenza
in un caso mi tira da matti
nell’altro no
ma non ti dico qual è l’uno e qual è l’altro
se proprio vuoi saperlo
comincia a toglierti qualcosa.

***

Cabina telefonica 900

Se è proprio necessario
salterò dalla finestra
pur di soddisfarti sessualmente
Ma solo se vivi
in un seminterrato.

***

Cabina telefonica 48

cimiteri a sinistra
cimiteri a destra
cimiteri davanti
cimiteri dietro
miglia e miglia e miglia
di mute pietre tombali
è impossibile avere un’erezione
a Long Island.

***

Cabina telefonica 500

non amare me
come ami tuo fratello
a meno che
tu e tuo fratello
siate amanti

***

Cabina telefonica 25

tieni giù le mani da me
finché non ho
lasciato questo mondo,
e allora puoi anche fartela con me
se sei davvero così
fuori dal comune
come vuoi far creder
a tutti

***

Cabina telefonica 2004

Sento un trillo…
sembra un vecchio telefono
di quelli che non li usa più nessuno,
ma squilla.

Pau…pau….pau…sa

trin,trin,trin

pau…pau..pau…sa

trin, trin, trin
Pau…pau…pau…sa

in questo campo deserto,
in cui niente vedo e tutto è presente…
rispondete, per favore!!!

Ma il telefono non c’è,
e allora decido di sollevare la cornetta.

<>
una voce non mi dice.

Allora un grande fuoco mi ghiaccia il cuore,
che per il dolore riprende a battere.

La voce che non odo non mi dice
<>

Sollevo il piede,
e vedo uno scarafaggio schiacciato
sulla suola delle mie scarpe nuove
che non indosso.
Che in realtà non esistono affatto.

Prendo la sua carta di identità e leggo:
Pedro, commesso viaggiatore,
Mai nato, perciò sempre vivo.

Io posso aggiungere…ora non più morto…..

Feodor La Pira

***

Cabina telefonica 78 (o 707)

che altro posso dirti
sai già tutto
sei stato su
sei stato giù
e adesso sei in mezzo,
prova di là dalla strada
che forse là non ti conoscono
e magari ti danno qualcosa
che ti manda in estasi

***

Il sogno dell’inglese balbettato

Era la notte
prima che arrivasse il sussidio
sedevamo tutti intorno al tavolo
affamati e afflitti congelati e confusi
e incapaci di medicare le ferite
sul vuoto calendario dei nostri occhi
Giornali vecchi e lattine di birra vuote
e Gesù proteggi questa casa
Cornici made in Japan by the u.s.
appese in cucina
che è anche soggiorno
stanza da letto e armadio della biancheria
Cattive notizie da parete a parete
in onda alla radio rubata la settimana prima
da tossici morenti in cerca d’un buco
per dimenticare d’esser mai nati
Arriva il padrone di casa con bombe a mano
nell’alito pesante per riscuotere l’affitto
che non eravamo riusciti a pagare sei mesi fa
e c’informa, noi e tutti i sacchetti
della spesa vuoti di nostra proprietà,
che se non paghiamo subito ci caccia su due piedi
E allora le strade dove vive la notte
e il termometro è sotto zero
trecentosessantacinque giorni l’anno
diventeranno il nostro prossimo recapito
Tutte le lampadine del nostro appartamento
erano finite dimenticate al banco di pegni
dirimpetto all’attacco di cuore
che stavano soffrendo gli edifici diroccati sul retro
Neonati non ancor nati giocavano a nascondino
nel cimitero della loro immaginazione

Inquilini dalla mente accecata pregavano
D’imbroccare i numeri giusti della lotteria
per traslocare e risvegliarsi
con nuovi certificati di nascita
Più numerose delle drogherie eran diventate ormai
le pompe funebri con scritte al neon che dicevano
Clienti cercansi Esperienza non indispensabile
Un negozio di liquori qui
un negozio di liquori ovunque guardi
riempivano l’aria inquinata
con prostitute e magnaccia
alcolizzati e aborti, tutti apprendisti
Bianchi proprietari di negozi
da ordinati quartieri di lusso
puliti e con video-citofono
capaci d’imparar lo spagnolo in sei settimane
scrivevano lettere d’amore ai loro registratori di cassa
Votate per me! diceva l’impresario di pompe funebri:
ho la soluzione giusta per i vostri problemi

Siamo venuti negli stati uniti
Per imparare a storpiare il nostro nome
Per smarrire la definizione d’orgoglio
Per avere la sfortuna dalla nostra
Per vivere dove s’aggirano topi e scarafaggi
in una casa che non è assolutamente casa nostra
Per imparare ad accendere televisori
Per sognare posti di lavoro che non avremo mai
Per riempire moduli dell’ufficio assistenza
Per lasciare la scuola privi di cultura
Per essere arruolati manipolati e distrutti
Per lavorare a tempo pieno ed esser comunque disoccupati
Per attendere la dichiarazione dei redditi
e restare ubriachi e perdere ogni interesse
per il cuore e l’anima della nostra razza
e il clima che produce la nostra faccia

Per dichiarare la nostra fedeltà
alla bandiera
degli stati uniti
dei pagamenti a rate
Una sola nazione
fatta di discriminazione
con cui si regge
e con cui cadrà
con povertà ingiustizia
e plotoni d’esecuzione
teletrasmessi
per chiunque abbia
il sole dalla parte
della propria carnagione

Lapìz = Pencil
Pluma = Pen
Cocina = Kitchen
Gallina = Hen

Chiunque impari ciò riceverà
un diploma equipollente di scuola superiore
una fornitura a vita di agenzie di collocamento
un esattore diverso per ogni giorno della settimana
il diritto di votare per il boia di propria scelta
e due hamburgers a trentacinque cents a times square

Siamo scesi
dal bimotore
all’aeroporto idlewild
(ribattezzato kennedy
vent’ anni dopo)
con tutti i nostri mobili
e oggetti personali
nella tasca posteriore

Abbiamo seguito la scritta
che dice benvenuti in America
ma giù le mani
dalla proprietà
i contravventori saranno fulminati
seguite il camion della spazzatura
fino all’ufficio assistenza
se non parlate inglese

Dunque questa è l’America
terra della libertà
per tutti
tranne che per la nostra famiglia
Dunque questa è l’America
dove ti svegli
al mattino
per lavarti i denti
con il sussidio
il dentifricio più in voga
promesso dall’operazione bootstrap
tutte le volte che compri
una scatola di cereali
attingendo ai tuoi risparmi
Dunque questa è l’America
terra della libertà
di guardare
le avventure di superman
alla tv se conosci
qualcuno che ha un televisore
che funziona
Dunque questa è l’America
sfruttata da colombo
nel millequattrocentonovantadue
con capitan video
e lady bird johnson
la prima miss metropolitana
del nuovo testamento
Dunque questa è l’America
dove ti tengono
occupato a cantare
en mi casa toman bustelo
en mi casa toman bustelo

***

Cabina telefonica numero 9879

la mia gente ha
camminato sulla luna
prima che le astronavi
venissero messe in commercio
e scambiò rum originale
ad altissima gradazione alcolica
con gli abitanti indigeni
della luna
contro macchine da scrivere manuali
da lasciare sotto gli alberi
di natale e chissà
forse uno dei loro figli
da grande saprà salvare
la tradizione orale
del non mettere punti e virgole

                         

Sergio Leone, C'era una volta il west 1968
Sergio Leone, C’era una volta il west 1968

 

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: