Un gelato al limon: il versante liquido dell’eros. Versi di Silvia Secco

Peter Henderson Cofano (Francia)_risultato

Un gelato al limon: il versante liquido dell’eros. Versi di Silvia Secco.

     

   

Mezzamela

A sera ricomponimi la parte
che esce con te al mattino dopo il bacio.
Il giorno intero è un allungarsi d’arti
a cercare le tue mani. Combacio io

perfettamente liscia a te, aderente
alla superficie. Inumidiscimi
e riempi: bocca di labbra. La fronte
nel cavo fra i seni. Colma, chiudimi.

E salda: le tue crepe coi miei fili.
Ho trame supine per te. Le intreccio
alle vertigini che hai. La tela

che si forma è un frutto: una mezzamela
esatta. L’una è la metà di niente
sola. Tu fondile. In unica polpa.

***

Pavimento

Avrei dovuto scriverti la pelle
allora, mentre eravamo nudi
e mi arrendevo a contenerti.

Eri un odore di muschio:
ti trattenevo.

Tu mi lasciavi muovere:
volevo condurti dove mi rompi il fiato,
che arrivassi al fondo.

Volevo ne sentissi ognuno:
ognuno dei miei gemiti

liquidi
fra le cosce,
scucirsi

sotto la tua saliva.

***

Papille

Dovresti iniziare dai lobi
dall’interno dell’orecchio
scivolarmi dove sono dolce
nei miei cavi.

Soffermarti sui capezzoli
dove sono amara
dove mi ami
non mi ami mai

prenderti cura degli argini
a lungo a lungo
dovresti trattenermi all’orlo
prima di entrare.

Una volta mi hai detto
di qualcosa dentro me
che ti ricorda il mare.
E’ questo che ami.

Dovresti spingerti
cacciarmi la morte alla deriva.
Dopo avresti il sale sulla lingua.
Dovresti farmelo assaggiare.

***

Quando non ti bacio

Come ti bacio quando non ti bacio
dietro la nuca dove resta sale
delle tue scorse maree senza di me
e come scendo labbra e lingua, come

scendo, al fiordo lungo la tua schiena:
scendo e affondo in falde d’acqua e ne bevo,
liquore, e ne bevo. Come mi tocchi
tutta, quando non mi tocchi e mi fingo io

e ti stringo e mi rimani, ogni volta
che te ne vai. Come mi lasci quando
mi abbracci, quando mi chiami per nome

senza chiamarmi amore, come vorrei.

                        

Peter Henderson, "Cofano (Minghetti)" - in apertura "Cofano (Francia)"
Peter Henderson, “Cofano (Minghetti)” – in apertura “Cofano (Francia)”

6 thoughts on “Un gelato al limon: il versante liquido dell’eros. Versi di Silvia Secco”

  1. Io non ho visto bucce di banana in giro tra questi versi.

    Scrive Alessandro Piperno sull’ultimo numero di ” Lettura ” :
    ” ci sono tre modi per raccontare le avventure in camera da letto,
    non tutte auspicabili : la discrezione o l’omertà ( Flaubert ),
    l’ esplicitezza ( Lawrence ), la via genitale ( un diffuso fallimento ) .
    E poi c’è Nabokov, ”

    Direi che ” mezzamela ” è alla maniera di Flaubert, ” pavimento ” alla maniera di Lawrence, e ” quando non ti bacio ” è alla maniera di Nabokov

    non ho letto nulla in Secco alla maniera ” genitale “, quindi………complimenti

  2. Perfettamente d’accordo con Luigi Paraboschi. Non mi sembra davvero che la poesia erotica di Silvia Secco scivoli su alcuna buccia di banana (ed è grosso merito perchè di bucce, è vero, ne esistono molte). Mi sembra, anzi, che l’elemento erotico sia assai sottile, s’insinui sapientemente tra i versi, s’intrecci al più generale motivo amoroso, è un erotismo affatto esplicito, vive tra le pieghe delle parole, è più alluso (ma non eluso) che dichiarato, e proprio per questo ancor più forte, incisivo, avvolgente. ed “erotico”. Come nella migliore tradizione del “genere” (ammesso che esista). Come, a mio avviso dovrebbe essere la poesia (e la letteratura in genere) erotica. Bravissima Silvia!

  3. Grazie per le letture e per i commenti ad Almerighi, Paraboschi e Sassetto: mi onorano molto. Versante Ripido, ancora una volta, mi ha dato la possibilita’ di diffondere la mia, tra la poesia “buona” che lo riempie. Non e’ consuetudine per me scrivere l’eros e mi auguro davvero di aver saputo evitare gli scivoloni che, ha ragione Flavio, sono facilissimi. Grazie ancora.

  4. E’ una soavità delicata quella dei versi di Sivia Secco. Come navigare su un corpo fatto di foglie, di muschio, di fruscio del sottobosco. Poi un vibrare delle parole che fanno immaginare, e portano il lettore in un mondo dove l’amore scherza, sorride, non è mai greve o noioso. Grazie.

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