Un sèmo amerìani! Poesie di Luciano Tarabella (Toscana)

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Un sèmo amerìani!  Poesie di Luciano Tarabella (Toscana).

     

    

11750694_10206661077037274_3526395977927067523_n“Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima, orrenda poesia, all’età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano e in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira, la riflessione (poco perché costa fatica!), l’amore e la comicità ma non disdegno l’autoironia. Cerco di usare parole spicciole e comprensibili senza arrampicarmi sugli specchi oleosi dell’aggettivo desueto, del verbo ricercato o vocabolo della festa, prediligendo la risata al pianto, la presa in giro alla massima immortale. Comunque sono poeta a trecentosessanta gradi di cui dodici di buon vino toscano! Umanamente ho tanti di quei difetti da poter essere citato ai fanciulli come ottimo cattivo esempio ma, quando riesco a far combaciare un paio di neuroni, credo di aver qualcosa da dire e far leggere. Saluto tutta la schiera degli autori e poetesse con particolare predilezione nei confronti di coloro che sono pazzi come me considerando il sottoscritto la follia costruttiva e la razionalità mortifera. Grazie se avete letto fino a qui.” LT

     

          

Un sèmo amerìani!

Noiartri livornesi, a me mi pare,
un si viene da Boston o Kansassìti
eppure a tanti garba rìopiare
come si vive nelli Stati Uniti.

I giovani son bravi a hiaccherare
in lingua amerìana, ribaditi,
ma i vecchi , che un imparano a spikkare, (1)
ci restano dimorto inveleniti.

Il vero livornese che un subisce,
con queste mode un è tanto d’accordo
e s’è rotto der mondo a stelle e strisce.

Presempio a me, che n’hò le palle piene
e d’èsse un po’ italiano mi rìordo,
tanti discorzi ienky un vanno bene

perciò l’amerìani e lo Zio Sàmme
li mando in culo , loro e le su mamme.

     

(1) dall’ingl. to speak, parlare
satira su certi odierni atteggiamenti esterofili

*

Manìe di grandezza

Vieni tesoro mio, si scappa insieme?
Andiamo sulla spiaggia a Malibù
arméno, per un po’, un le vedi più
l’amiche tua che sono tanto sceme!

Un faremo una vita da boème
ma da ricchi sfondati, a tuppertu
co peggio miglionari di laggiù
che mangiano i tartufi colle seme.

Ner dopocena, andremo ar Billionère
a modulà du ruti con Briatore
e contà le su ganze bianche e nere.

Po’ sullo yòtte, gnudi come bài
si trincherà du ponci, còre a còre,
e, avanti di dormì, me la darai.

(..ma se ci tieni a stà ne tu onfini
telefano di orsa ar Cavallini…) (1)

     

(1): vecchia trattoria zona Piazza Roma

*

Le bombe intelligenti

Oggi per fà la guerra, caro mio,
ci sono tali e tanti accorgimenti
che pòi scanzà valunque spicinìo
buttando delle bombe “intelligenti”.

Le bombe intelligenti

Ti porto un paragone: ciài un nemìo
che ti procura troppi rompimenti? (1)
Invece di sparànni sur bellìo (2)
n’acciacchi più che artro l’armamenti

così la vita viene rispiarmata.
Se poi, per sbaglio, sartano Ospedali,
Asili e Orfanotrofi in mezzo ar mazzo

per cui la gente resta spiaccìata,
vor dì che fra le bombe razionali
ce n’è quarcuna un pò testa di azzo.

Si sa, sono l’incerti der mestiere;
del resto propio tutto un si pò avere!

    

(1): rotture di scatole
(2): ombelico

*

Ir destino

La sorte umana è drento un canterale
con chissà quanti mai cassetti in fila
però è nascosta da una grande pila
di passioni diverse e messe male.

Ognuno, per istinto naturale,
vorrebbe la migliore e la trafila,
la mia, la tua o d’artri centomila,
è la stessa per tutti, tale e quale.

Buttate all’aria tutte l’occasioni
la ricerca ci lascia inappagati
e ci si scopre vecchi con stupore.

Allora si fa ir conto: du’ illusioni,
magari vattro sogni irrealizzati
eppoi? Mi vien da ride’, eppoi si mòre!

*

Dice che all’artro mondo….

Un si scappa, ci aspetta ir cimitero!

Appena chiusi l’occhi esproreremo
un bùo, arméno dice, tutto nero..

da dove, dice, che risorgeremo

se in vita fummo onesti per intero.

Dice che vésto passo, è ir “passo estremo”

ma se c’è un artro mondo, per davvero,

un lo so mìa, comunque lo vedremo.

Però su in cima nun ci voglio andà

perché se, dice, è pieno di santoni

lo sai che palle che mi devo fà?

Io preferisco giù: la gente è varia,

dice che c’è un torneo di piselloni

e di sorìne colla topa all’aria.

*

Ir serfi

Colla pottata de telefanini
che, presto, sforneranno anco la torta,
c’è una moda che a me mi dà la sciorta
in voga sia tra i vecchi che i bimbini.

Sarebbe l’autoscatto d’una vorta
per cui si vede tanti Ridolini
in posa come emeriti cretini
coll’occhi in fòri e l’espressione storta!

Ma se passi, per caso, dalla Cigna,
oppure da Sciangai , dall’Ospidale,
rivando dar Civili in Via der Vigna,

magari senti urlà da un portuale:
“ Su Facebucche, invece della ghigna
mettici ir culo gnudo, tanto è uguale!

*

            

WakeUpAndSleep, HollyFood
WakeUpAndSleep, HollyFood – Greetings from Tomato Terrace – in apertura Mary and I at the Mustard Falls

One thought on “Un sèmo amerìani! Poesie di Luciano Tarabella (Toscana)”

  1. Ma chi è questo magnifico poeta livornese? Mamma mia quant’è bravo e come scrive bene!!! Mi piacerebbe conoscerlo per chiedergli l’autografo.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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