Un treno nell’orizzonte, poesie di Barolong Seboni

suburbana 10_risultato

Un treno nell’orizzonte, poesie di Barolong Seboni con traduzione di Marisa Cecchetti.

   

  

Barolong Seboni è nato nel Botswana nel 1957 ed è vissuto a Londra con la famiglia dal 1966 al 1970. Laureatosi all’Università di Gaborone (Botswana) ha insegnato per alcuni anni al Mater Spei College, poi si è trasferito negli USA dove è rimasto dal 1984 al 1987 e lì ha conseguito la specializzazione presso l’Università di Madison-Wisconsin. Ora insegna Letteratura Inglese presso l’Università di Gaborone.
E’ membro fondatore della Associazione degli scrittori del Botswana, ama la musica, lavora per una radio ed ha una colonna sul Botswana Guardian.
Ha tradotto in Inglese i proverbi del Botswana
Tra le sue pubblicazioni: Windsongs of the Kgalagadi, Lovesongs, Images of the Sun, Thinking Allowed, Looking at tomorrow, Songs.
In Italia è comparsa una raccolta di poesie tratte da Windsongs of the Kgalagadi e Lovesongs: Nell’aria inquieta del Kalahari, LietoColle 2010, traduzione e cura di Marisa Cecchetti.

*

A train in the horizon

The khaki canvas of desert
is stitched to the blue
at the hem of sky.
Sand dunes and bushes are
sewn in silhouette
against the setting sun.

A loose thread of smoke
unseams the horizon
and the metallic zip of the train
rends the desert from the sky.

*

Un treno nell’orizzonte

La tenda kaki del deserto
è cucita al blu
all’orlo del cielo.
dune di sabbia e arbusti sono
attaccati in silhouette
contro il tramonto.

Un filo perso di fumo
scuce l’orizzonte
e il fischio metallico del treno
strappa il deserto dal cielo.

***

Shashe Bridge

Shashe bridge straddles in suspense
Over the dry and sandy river
Waiting
For the flood waters to flow
And the river grasses to grow.

Under the imposing loneliness
Of the shadow of the bridge
That grows longer and lonelier
With the setting of the sun,
I also wait
For the southbound train to come.

Rumours have come
Raging in their report
Of a war that explodes in Rhodesia
And has spilt like blood overflowing
Across Ramokgwebana into Francistown.

I wait in the shadows,
Suspended
Like a bridge astride an ephemeral river
Waiting for the spring waters
To wet her bed of barrenness.

I am waiting
For the southbound train to cross;
Will she come with the whistle of its welcome?
Will she come with the rumbling
Of its wheels on the rail?

I am waiting
Leaning against the bridge
Overburdened by the weight
Of its steel-like silence:
Silent with the heaviness of this wait…

I am so weary,
Weary with the waiting,
Waiting for my lover, my woman
Who sells trinkets of things,
Precious stones and ivory rings,
And necklaces, and laces and laces of love.

Will she cross Shashe Bridge
On the southbound train,
Laughing and shouting her wares?

Or will she come floating on the flood
Of the war that has spilt
Into our rivers from Rhodesia,
Shrouded in laces and laces of purest love
Lying lifelessly on her woven basket?

*

Ponte Shashe

Il Ponte Shashe cavalca sospeso
Sul secco fiume sabbioso
E aspetta
Un diluvio d’acqua a scorrere
E le erbe del fiume a crescere.

Sotto la imponente solitudine
Dell’ombra del ponte
Che cresce più lunga e più sola
Al tramonto
Anch’io aspetto
L’arrivo del treno del sud.

Sono arrivate voci
Rabbiose nel loro rapporto
Di una guerra che esplode in Rodesia
E ha zampillato come sangue che trabocca
Attraverso Ramokgwebana in Francistown.

Aspetto nelle ombre,
Sospeso
Come un ponte a cavallo di un effimero fiume
Che attende le piogge di primavera
A bagnare il suo arido letto.

Aspetto
Che il treno del sud attraversi;
Verrà lei con il fischio del suo benvenuto?
Verrà lei con il fracasso
Delle sue ruote sui binari?

Aspetto
Appoggiato contro il ponte
Sovraccarico del peso
Del suo silenzio d’acciaio:
Muto di pesantezza di quest’attesa…

Sono così stanco,
Stanco di aspettare
Di aspettare il mio amore, la mia donna
Che vende cianfrusaglie
Pietre preziose e bracciali d’avorio,
E collane, e lacci e lacci d’amore.

Attraverserà il Ponte Shashe
Sul treno del sud,
Ridendo e mostrando la sua merce?

O verrà galleggiando sul diluvio
Della guerra che si è riversata
Nei nostri fiumi dalla Rodesia,
Avvolta in lacci e lacci del più puro amore
Distesa senza vita nel suo cesto di canne?

***

Kgotla

You were there when Mmopi
Buried the ashes of the heart
Of a communal round
You saw Seboni dig up the ashes
And carry them to this new place,
Below the hill of the Kwena’s choosing,
So that new fires could be lit
And old ones rekindled
By the embers that glow anew
From beneath the ashes.

O you brown sentinels lightened by time,
You have remained unmoved
By generations of rhythms of rain
That absorb the sounds of compound mud-walls,
Of livestock in the communal kraal,
And encompass the justice meted out
Embracing the spirits of our ancestors
As eternal as the sun under which they bask.

Foot soldiers of our clan and ward,
Standing in permanent stillness
Despite the movement of time and event,
Moving only in the shortening and lengthening
Of your forebearing shadow,
I bow to you, guardians of the crescent
That shadows the omnipresence
Of the clipped moon.

Debarked but not deboned
You stand upright and erect
Like the Truth over which you preside
Carrying the weight of wisdom
On your moon-grey shoulders,
Bleached into bareness by the humbling
Elements of time, yet tempered and cured
By the salts and sands of nature,
Making you tougher than hideskin,
To shield the clan against the winds
That seek to erode its wholeness of mind
With acids of urban waste.

Eavesdropper, warder, sentinel!
Embrace me in your half-circle of holiness,
Of strength felled and carved from ancient forests,
Shorten me in your shadows of humility
And whisper to me the secrets of ancestral spirits
As they breathe over your shoulders,
So that I too can rekindle
Red-greying ashes with the embers of age,
With you behind me to winnow the sands from the wind.

_____________________

Mmopi: great-great grandfather of the poet.
Kwena: name of respect for Bakwena chief. Also totemic symbol of Bakwena

*

Kgotla

Voi eravate là quando Mmopi
Bruciò le ceneri al cuore
Del cerchio comune
Voi vedeste Seboni scavare le ceneri
E portarle in questo posto nuovo
Sotto la collina della tribù di Kwena,
Così che potessero accendersi nuovi fuochi
Ed altri riaccendersi
Dai tizzoni che riprendono a bruciare
Da sotto le ceneri.

O voi brune sentinelle illuminate dal tempo
Siete rimaste immobili
Per generazioni di ritmi di pioggia
Che assorbono i suoni di muri di argilla,
Di bestiame nel villaggio comune
E racchiudono la giustizia distribuita
Abbracciando gli spiriti dei nostri antenati
Eterni come il sole il quale si beano.

Fanti del nostro clan e difesa,
Che state sempre immobili
Nonostante il moto del tempo e degli eventi,
Che rimuovete solo scorciando e allungando
La vostra ombra frontale,
A voi m’inchino, guardiani della falce
Che adombra l’onnipresenza
Della mozzata luna.

Sbucciati ma non senz’ossa
Voi rimanete in piedi
Come la Verità su cui guardate
Portando il peso della saggezza
Sulle spalle grigiodiluna,
Rese pallide e nude dagli umilianti
Elementi del tempo, guarite e temperate ancora
da sali e sabbie della natura,
Che vi fanno più forti del cuoio
A proteggere il clan contro i venti
Che provano a erodere la sua integrità mentale
Con gli acidi della decadenza urbana.

Tu che origli, guardia, sentinella!
Abbracciami nella tua aureola di santità,
Rinforzami con il tuo pilastro
Di forza abbattuta e ricavata da foreste antiche
Affollami col tuo silenzio di legno,
Serrami nelle tue ombre di umiltà
E sussurrami i segreti di spiriti aviti
Quando alitano sopra le tue spalle,
Così che anch’io possa riaccendere
Con i tizzoni del tempo, ceneri rosse che s’ingrigiano
Con te a me vicino, le sabbie a separare
               dal vento.

___________________

Mmopi: trisavolo del poeta
Kwena: nome di rispetto per il capo Bakwena. Anche simbolo totemico del Bakwena

***

Lekadiba Gorge

being stone
you cannot bleed
yet from you open
veins
springs this colourless
blood
that seems to sustain
you.

being rock
you do not breed
but you
spawn
the fertile verdure
that spreads like carpet
at your
insensible feet.

lungless
i hear you
breathe
in the trickling echo
of water
that resonates
in timeless tunes

against the ancient
walls of stone
that mouth
the thoughts
of your heart
deep as the earth
in dark and warm
like a blanket
that protects the souls
of Moffat
Sechele
Sebele.

*

Gola di Lekadiba

essendo pietra
non puoi sanguinare
ancora dalle tue aperte
vene
sgorga questo sangue
senza colore
che sembra sostenere
te.

essendo roccia
non produci
ma
generi
la fertile verzura
che si stende come tappeto
ai tuoi
insensibili piedi.

senzapolmoni
ti sento respirare
nell’eco gocciolante
dell’acqua
che risuona
in toni senza tempo
contro le antiche
mura di pietra
che dicono
i pensieri
del tuo cuore
profondo come la terra
è scuro e caldo
come una coperta
che protegge
le creature
di Moffat
Sechele
Sebele.

___________________

Sechele: capo Bakwena, Sechele I (1833-92), da cui ha preso nome il museo di Molepolole fondato nel 1902.

***

Kgale Hill

I am Kgale Hill
Stubbornly standing
In view of Gaborone.

The hands that moulded me
Are greater than these transient
Settlements of measly men.

I am Kgale Hill
A mountain of strength
To all that lies under
The invigorating coolness
Of my shadow.

Stand back and behold
The scalloped features
Of my chiselled cheeks
And the wedged quarry of my face.

Clouds caress my shoulders
Of Samsonite strength
With fingers of showering rain
That cleanses the centuries of dust
Clogging my pores
And then I emerge from the mist
Breathing vapour that cools gaborone
With the watery kiss of Notwane.

Motionless and stubborn I stand
Men salute me and call me
Mover-of-men-who-himself-is-unmoved
For I draw them towards me,
In sporting challenge they assault me
Trying to pacify the conquering spirit
That bursts their burning veins.

I myself am god,
For in my timeless moment of creation
I was spoken by God to be.
Blinded and unseeing, I have inner vision
And tongueless I speak in the singing of birds
And the sprouting of leaves
Giving meaning to the utterances of men
Whose victory is my ascent,
As they draw closer to the heavens.

*

Collina di Kgale

Io sono la collina di Kgale
Che salda m’innalzo
In vista di Gaborone.

Le mani che mi hanno plasmato
Sono più grandi di questi passeggeri
Insediamenti di miseri uomini.

Io sono la collina di Kgale
Una montagna di forza
Per tutto ciò che giace sotto
Il fresco della mia ombra
Che dà forza.

Va’ indietro e osserva
Le fattezze smerlate
Delle mie gote cesellate
E la curva ferma del mio volto.

Nubi mi accarezzano le spalle
Di forza Samsonite
Con dita di pioggia a rovesci
Che lava i secoli di polvere
Che ottura i miei pori
E allora emergo dal nebbioso
Respiro di vapore che rinfresca Gaborone
Con il bacio acquoso di Notwane

Sto immobile e salda
Gli uomini mi salutano e mi chiamano
Motore-di-uomini-che-di-per-sé-è-immobile
Perché io li guido verso di me,
In sfide sportive loro mi assaltano
Cercando di quietare lo spirito di conquista
Che esplode nelle loro vene ardenti.

Io stessa sono dio
Perché in un momento senza tempo della creazione
Dio mi disse di essere.
Accecata e non vedente, ho una vista interiore
E senza lingua io parlo nel canto di uccelli
E nel germogliare di foglie
Dando significato alle espressioni degli uomini
La cui vittoria è la mia scalata
Perché si fanno più vicini ai cieli.

              

Daniele Pezzoli, "Suburbana"
Daniele Pezzoli, “Suburbana”

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: