Trasporti: Narda Fattori introduce una poesia di Mariangela Gualtieri

paolo zanardi 064 - le Ande in Argentina, settembre 2009

Trasporti di Narda Fattori: una poesia di Mariangela Gualtieri.

       

      

Mariangela Gualtieri
Mariangela Gualtieri

Mariangela Gualtieri, che considero la più grande fra le poetesse italiane, fondatrice del teatro Valdoca di Cesena, architetto non praticante, attrice, commediografa.
Dire di Mariangela è facile, perché donna dolcissima e umile, ma talmente immensa da non poterla abbracciare tutta.
In questa poesia, piuttosto rappresentativa del suo fare poetico, rivela come l’armonia della parola abbracci le fragilità delle persone e porga uno sguardo attento,cesellato all’interno del quotidiano, dal quale non rigetta il male e il dolore ma li espunga attraverso la com-passione.
Gli dei sono creature non meno fragili degli uomini, sembrano quasi un tentativo non riuscito della creazione, e gli uomini sono di terra, di argilla, e come l’argilla si modellano, contengono e sono contenuti, come l’argilla hanno crepe, gli urti li segnano , a volte li rompono e non si riesce più a ricomporre il puzzle dei pezzi.

     

Dice:
“Avessi l’ arte di scomparire
avessi l’ arte di sminuirmi fino
allo stuoino sulla porta d’ entrata
avessi quel largo di porta spalancata
avessi quel largo delle pianure
che accolgono il viandante
…..”

Eccole qui le contraddizioni e l’umanità, la ritrosia e il bisogno di condivisione.
Ma tutta la poesia è giocata su un’individualità collettiva che tiene il cammello e il cammelliere, la sete e il gorgoglio dell’acqua,…
E’ una poesia costruita su rapidi immagini, realistiche eppure associate sono dal filo dell’umana con-sistenza ; tutto è vero e niente è lontamno quando si guarda con lo sguardo della sensibilità e dell’intelligenza;i versi sono brevi, scanditi da frequenti enjambement –
La chiusa è ferma. Le donne sono il futuro, procreano e quindi il loro stare che pure trapassa nel tempo, il tempo vince.

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VOCI TEMPESTATE

E’ terra la sostanza del mio dire
e terra di quella calpestata
e terra secca spaccata nel suo buco
e terra conquistata da una terra
invisibile che fa impasto d’amore.

Avessi l’ arte di scomparire
avessi l’ arte di sminuirmi fino
allo stuoino sulla porta d’ entrata
avessi quel largo di porta spalancata
avessi quel largo delle pianure
che accolgono il viandante
senza lamentele.

Avessi la pietà, avessi l’ inchino
del palmizio e del fiore.
Ma tutti i santi del paradiso tutte
le fulgide divinità d’ oriente
tutti i trentadue savi
si nascondono nelle mie nicchie
si sfaccendano ammutoliti
nel mio sangue,
si distraggono dal mio bussare spazientito
inciampandomi, annodandomi,
spettinandomi.

Avete silenzi per me,
avete cavità di silenzio cosi spaventose
avete la durata d’un silenzio dispettoso
spaventoso e dispettoso che io
cavalco in lungo e in largo
scolorita da tanto vostro tacere
atterrita e scolorita da tanto vostro tacere.

Eppure girovagate nel mio sangue
spadroneggiate nel mio assopito sangue
col vostro assillo mattiniero
col vostro assillo pomeridiano con le
campane che mi suonate la notte
con le vostre campane di silenzio
che mi perforano.

Dormitemi pure dentro, con le
barbe immense, bastone,
tazza, sandalo impolverato,
vostri nomi scomparsi da tutte
le biblioteche, vostri
abbeveratoi, vostra probabile
luce. Dormitemi. Sognatemi.

E venga il sogno africano
quando le palme
e tutti i cammelli e
le lavandaie sul fiume
sostano.

     

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Foto di testata: Paolo Zanardi

2 thoughts on “Trasporti: Narda Fattori introduce una poesia di Mariangela Gualtieri”

  1. grazie Narda, considero Mariangela una grandissima donna e poetessa. Il suo scrivere, le sue parole mi accompagnano spesso perchè spesso le rileggo e i suo libri sono sempre lì, a portata di mano… un caro saluto.

  2. Una poesia nella quale l’autrice da una parte esprime compassione e amore per il suo prossimo,e dall’altra avanza – in toni fortemente drammatici- una autentica richiesta di ascolto, ben sapendo quanto l’egotismo e l’ indifferenza di un sistema di fatto, del tutto privo di etica, siano per sè causa di profonda solitudine. Versi di gran pregio.

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