ZOOPALCO: intervista a Giovanni Monti

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ZOOPALCO: intervista a Giovanni Monti, a cura di Claudia Zironi.

    

    

Artista, gallerista e poeta, veterinario da una vita precedente, Giovanni Monti, marchigiano di adozione bolognese, è tra i fondatori del gruppo di giovani poeti Zoopalco, molto attivo sul territorio con azioni di poesia orale e performativa e poetry slam. In attesa di incontrare gli Zoopalco il 9 febbraio 2017 alla rassegna organizzata da Versante Ripido a Bologna “igiovedìdiversi”, rivolgiamo qui a Giovanni alcune domande per capire meglio la filosofia e le finalità del suo gruppo.

     

Iniziamo dal principio. Com’è nato Zoopalco e chi sono i membri del gruppo?

La felicissima intuizione di formare il gruppo l’ha avuta il giovane poeta orale Nicolò Gugliuzza dopo una slam, a febbraio di quest’anno, durante la quale alcuni dei componenti si sono incontrati e subito piaciuti e “riconosciuti” reciprocamente, pur declinando e declamando i propri versi in modi assai originali e dissimili tra loro. E’ stato uno di quegli incroci magici dai quali scaturisce una bellissima fusione alchemica. Io personalmente, che all’epoca conoscevo solo Nicolò, sono rimasto molto colpito dall’immediata simpatia e “apertura” che dei ragazzi tanto più giovani di me mi hanno riservato, invitandomi a far parte del loro progetto. A quella gara partecipavano lo stesso Gugliuzza, Eugenia Galli, Riccardo Iachini, e tra il pubblico c’erano Tommaso Galvani e Toi Giordani. Successivamente abbiamo cooptato Elena Bellinetti e Francesca D’Agnano, ed ultimamente anche Bice Iezzi. Il rapporto che si è creato tra noi è davvero bello e profondo, al di là della passione comune per la poesia. Di ognuna di queste persone speciali potrei descrivere tantissimi pregi, mi limiterò a dire, rubando l’espressione a Breton, che hanno tutti delle “menti a lampi di calore”, oltre naturalmente delle bellissime anime. D’altronde basta ascoltarli recitare per averne conferma.

    

Come dicevamo nell’introduzione, voi mettete in campo voci e corpo come parti integranti e indissolubili del fare poetico. Cos’è per voi la poesia? 

Parlando a nome di tutti posso dare soltanto una definizione generale, nella quale però sono abbastanza sicuro che anche i miei amici si riconoscano. Innanzitutto, come ogni forma di arte, è un modo per esprimere una propria necessità interiore. Nel caso della poesia che pratichiamo noi, cioè quella performativa, è anche certamente un modo di offrire con intensità, e senza troppi filtri, le proprie emozioni, con l’intenzione di far circolare un tipo speciale di energia e fare in modo che anche una sola persona possa sentirsi vibrare in risonanza con le nostre parole, riconoscersi nel nostro sentire e insomma, alla fin fine, sentirsi meno isolata nel mondo. Direi che, essendo una forma di arte piuttosto “immateriale”, è anche uno strumento potente per portare qualcosa di spirituale nella densità a volte opprimente della terza dimensione, che abitiamo troppo spesso in modo inconsapevole, pesante e meccanico.

    

Ritenete che ci sia una differenza tra forma scritta e forma orale della poesia? Queste possono convivere o nascono in mondi separati?

La convivenza delle cose diverse è un principio di evoluzione assoluto e per noi sacro. Certamente le differenze esistono, laddove il verso scritto abita un silenzio circostante e interiore, mentre la spoken word assume la vibrazione energetica del suono, e se ne prende anche la responsabilità nel modificare effettivamente la materia. Recenti esperimenti dimostrano che i cristalli di ghiaccio si formano in modo assai più armonico e compiuto in una bottiglia d’acqua esposta a musica classica, mentre si solidificano in maniera scomposta e addirittura opaca quando la stessa acqua viene investita ad esempio dalle onde sonore di un discorso delirante di Hitler. Al di là di quest’aspetto “mesoterico” della voce, che pure ritengo molto importante, c’è di sicuro il fatto che la perfomance poetica è un genere, seppure molto ampio, comunque lontano dalla tradizionale formula del reading. Si può discutere se poi questo genere, relativamente nuovo, lasci maggiore o minore libertà di interpretazione a chi lo ascolta, ma in fondo questo è un aspetto secondario, e alla base c’è il desiderio degli autori di condividere con un pubblico lo stesso pathos che li ha spinti a creare quelle parole.

    

Di cosa vi state occupando in questo periodo?

Il nostro principale obiettivo è promuovere la forma orale della poesia, allargando sia il pubblico degli appassionati che soprattutto il panorama degli autori che vi si dedicano. Quindi prima di ogni altra attività per noi viene l’organizzazione di eventi “open mic”, che programmiamo con una certa frequenza e che danno la possibilità a moltissime persone, quasi tutti giovani e quasi tutti molto dotati sia nella scrittura che nella recitazione, di avere uno spazio dove proporsi. Che poi finora è stato principalmente proprio “L’Altro Spazio” di via Nazario Sauro a Bologna, dove abbiamo trovato grande disponibilità, accoglienza e fiducia nell progetto. Fiducia peraltro ben ripagata dalla grande affluenza di pubblico e poeti alle nostre serate. Secondariamente organizziamo anche gare di poetry slam per il circuito Lips (lega italiana poetry slam), in sinergia con la coordinatrice regionale Silvia Parma. La gara è in realtà una sorta di escamotage per coinvolgere il pubblico magari meno avvezzo alla poesia, che ha l’opportunità di interagire votando e quindi rivolgendo attenzione e curiosità a una forma di espressione che spesso (grazie anche a certe impostazioni didattiche) avverte come estranea alla propria quotidianità. Per i poeti è invece un modo per conoscersi e creare legami ed amicizie, dato che lo spirito agonistico non si confà generalmente alla loro attitudine. Parallelamente alla creazione di nostri eventi, e alla nostra partecipazione, che sempre, una volta invitati, cerchiamo di assicurare, ad eventi poetici di altre realtà esistenti sia nella nostra regione che fuori, ognuno di noi porta avanti una propria ricerca espressiva, che viene molto stimolata e resa fertile dal continuo confronto e condivisione. Inoltre stiamo sviluppando un progetto di teatro poesia, che abbiamo già collaudato in estate con la piccola pièce “L’elefante nella stanza”, e con la creazione di pezzi a due voci o corali. La più recente novità e che nella primavera del 2017 Zoopalco si occuperà di organizzare la sezione poetica del terzo festival “Poverarte”, bellissima inziativa del collettivo Humareels, rivolta a promuovere realtà artistiche attive in diverse discipline nei circuiti più spontanei e innovativi del territorio. Inoltre alcuni componenti del gruppo coltivano iniziative personali sempre legate alla poesia. Per esempio Nicolò Gugliuzza, Eugenia Galli e Toi Giordani sono coinvolti in tre diversi progetti di musica associata alla poesia, lo stesso Nicolò promuove la poesia performativa in istituti scolastici e anche nel carcere minorile di Bologna, e Francesca D’Agnano è una delle artefici e creatrici del festival di poesia di strada “Muri Di Versi”, che nel 2017 raggiungerà la sua terza edizione nella Social Street via Fondazza.

     

Per il futuro amate pianificare o “vivete alla giornata”?

Come si può capire dalla precedente risposta, in meno di un anno dalla sua comparsa, Zoopalco è stato investito da un piacevolissimo tourbillon di eventi e situazioni nuove, per affrontare le quali pianificazione e programmazione sono diventate per forza necessarie. Comunque il nostro modo di affrontare impegni e organizzare eventi è sempre connotato da grande leggerezza e divertimento, e in questo ci aiuta la molteplicità di diversi talenti più o meno pratici, che ci consente di suddividerci i compiti calibrandoli sulle personali inclinazioni, e anche ovviamente sugli impegni di studio o di lavoro. Il concetto di “vivere alla giornata” è comunque presente nell’atteggiamento comune di goderci questo bellissimo cammino senza troppo preoccuparci di sapere dove ci porterà, raccogliendo o anche regalando, che poi sono la stessa cosa, qualcosa di prezioso ad ogni passo. In questo i ragazzi sono molto favoriti dalla loro giovane età e dall’entusiasmo della scoperta, ma devo assolutamente ringraziarli perchè mi hanno facilmente contagiato nonostante abbia quasi il triplo dei loro anni.

     

Quali rapporti avete con la multiforme varietà del restante mondo poetico, intendendo quella parte più orientata alla diffusione scritta della poesia? Separatismo o integrazione?

L’integrazione non può avvenire attraverso l’omologazione, ma solo con il riconoscimento e il rispetto delle diversità. L’importante è non ragionare secondo lo schema “noi” e “loro”. Diciamo che paragonerei Zoopalco ad una famiglia molto unita ma anche molto aperta e desiderosa di mantenere rapporti anche di affetto con i propri parenti e cugini più o meno lontani. In questo ci sono già diversi poeti che pur non essendo organici al gruppo sentiamo comunque come nostri fratelli, nell’ambito della poesia performativa. Ma questa sorta di legame del sangue lo avvertiamo anche con altre realtà un po’ meno vicine come forma alla nostra, attive e radicate da molto più tempo nel panorama poetico e dalle quali ci siamo sentiti comunque, e devo dire anche con una certa graditissima sorpresa, accolti e riconosciuti senza nessuna diffidenza o atteggiamento di superiorità. In primis ovviamente “Versante Ripido”, ma anche “Le voci della luna”, “Bologna in Lettere”, il “Centro di poesia universitario”.

     

Il tema del mese di dicembre di Versante Ripido è “comuniTARIsmo – pensare è oltrepassare”. Ritieni che lavorare alla poesia come gruppo sia un modo di “creare comunità” e indirizzare il contesto sociale?

Avendo parlato di legami del sangue mi rifaccio a un bellissimo racconto di Calvino, “il mare, il sangue”, nel quale lo scrittore rievoca come in origine tutti gli esseri viventi avessero forma aperta, cava, vivendo immersi nel mare che ne costituiva il sangue comune, e che attraversandoli trasmetteva facilmente le sensazioni di ognuno a tutti gli altri. Successivamente ogni individualità si è invece racchiusa su se stessa trattenendo una propria parte di quella linfa comune e condivisa, ed è allora che ha cominciato a svilupparsi maggiormente la malattia che ci affligge, cioè l’Ego. Io credo fermamente che la circolazione energetica, specie quando riesce ad assumere l’aspetto della verità, che ritengo sinonimo di bellezza, sia un efficace tentativo di ripristinare quella antichissima condizione di essere parte del tutto. Nel gruppo poetico al quale ho la grande fortuna di appartenere ho ritrovato ciò che ho scoperto di aver ricercato non solo in questa vita, ma pure in diverse esistenze precedenti, cioè la possibilità di riconoscersi attraverso un linguaggio comune. Il nostro desiderio è quello di allargare questa possibilità per quanto possiamo riuscire, di oltrepassare appunto il limite risibile di quello che è visibile, certamente attraverso il pensare, ma direi anche e specialmente attraverso il sentire, essendo il cuore, molto più che la mente, l’organo maggiormente capace di riconoscere la verità.

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