Il racconto del mese: “Pieno e vuoto” di Carla Zuffo

Il bacio della pantera, Jacques Tourneur, 1942

PIENO E VUOTO

racconto di Carla Zuffo

                     

Tutto è cominciato con un caffè preso al bar.

Me lo aveva offerto un amico, uno dei tanti che avevo una volta.

C’era qualcosa da festeggiare, per cui decidemmo – lui decise – che era giusto correggerlo, il caffè, con qualcosa… Roba forte che, oltre a pizzicare in gola, solleticava le mucose del naso e risaliva fino a dove alloggia quella specie di valvola che mette il cervello in comunicazione con il mondo.

Poco dopo aver bevuto il caffè, ho sentito una specie di soffio che dalla testa scendeva lungo le narici e si disperdeva nell’aria circostante. Lì per lì non ci ho badato. L’idea mi è venuta molto più tardi, nella seconda parte della storia.

Per farla breve, dopo il caffè corretto, mentre continuavo a parlare con il mio amico, ecco che lui comincia a trasformarsi. Prima furono le sue parole: non si collegavano alle mie, come se lui rispondesse a qualcun altro. Poi la sua bocca. Era insopportabile quel masticar di lingua dietro il bianco dei denti, sembrava gomma piuma manovrata da un aggeggio che stava nella gola: un bitorzolo duro che andava su e giù.

“Perché lo fai” gli dissi, “non ne hai alcun motivo.”

Non aspettai la risposta, non lo salutai nemmeno. Mi alzai e mi diressi verso la porta. Però prima di uscire mi voltai, credo per valutare l’effetto, per vedere se mi seguiva oppure no. Per fortuna non mi seguiva. Del resto non avrebbe potuto. Si era trasformato in una sagoma vuota, un manichino. E non solo lui, anche tutti gli altri clienti. Come se la vita avesse lasciato i loro corpi e se ne stesse andando a spasso altrove, così, per un capriccio.

Mi viene ancora da ridere, se ci penso. La vita staccata dai viventi! Sarebbe come dire la bellezza fuori dalle cose belle o la gravità separata dal… be’ in questo caso è tutto vero, il peso non esiste, c’è solo una specie di vento al centro del pianeta, che aspira invece di soffiare. O forse no… il vento era solo dentro la mia testa e spingeva tutto fuori dal mio naso. Una liberazione! Senza pensieri né organi interni da sorvegliare, niente avrebbe più potuto farmi male.

Come mi sbagliavo!

Rientrata nel mio appartamento con l’idea di farmi un bagno caldo e buttarmi dentro il letto, mi accorsi presto che qualcosa non quadrava. Le pareti non erano più fisse e neutre, come al solito, ma esercitavano pressioni avanzando pretese, giudizi, commenti. Mi venne l’idea pazzesca che la vita, uscita dal mio amico e anche da me, si fosse installata in casa mia.

Mi bastò pensarlo tre volte perché diventasse vero. Ed eccomi di nuovo bersagliata da richieste che non potevo soddisfare.

Sono scappata. Ho lasciato la mia casa, la mia città, la mia patria. Giro sui treni in mezzo a gente di lingua ignota e continuo a cercare il vuoto…

Ieri però, facendo una breve sosta nella mia città e passando davanti alla mia vecchia casa, ho avuto un veloce ripensamento. Sono andata a spiare il cognome che appariva sul campanello, volevo capire chi la stesse abitando dopo di me. Al posto del mio di cognome, che comunque ho ripudiato, c’era quello del mio ultimo amico, il bevitore di caffè corretto.

           

Il bacio della pantera, Jacques Tourneur, 1942
Il bacio della pantera, Jacques Tourneur, 1942

One thought on “Il racconto del mese: “Pieno e vuoto” di Carla Zuffo”

  1. Racconto molto originale. Tempo fa scrissi questi versi

    IL VUOTO, IL PIENO

    Concava,
    come cratere aperto nella terra
    verso il cielo –
    ricurva,
    come grotta che l’onda
    ha modellato nella roccia –
    vuota,
    come antiche rovine
    di teatro corroso

    aspetto

    che si riempia il cratere
    che si ricomponga la roccia
    che il teatro risorga
    (c) G.d.L.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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