4 variazioni sul potere, poesie di Pina Piccolo

4 variazioni sul potere, poesie di Pina Piccolo

 

 

Pina Piccolo è una scrittrice, traduttrice e blogger calabro californiana. Formatasi come italianista all’Università di Berkeley, con una tesi di dottorato su Dario Fo e Franca Rame, ha svolto negli Stati Uniti lavoro di diffusione della cultura italiana contemporanea, pubblicando su riviste accademiche e letterarie. Ritornata in Italia nei primi anni del duemila compie un percorso inverso traducendo per la rivista telematica Sagaranapoeti statunitensi contemporanei o di area anglofona, particolarmente scrittori socialmente impegnati. Continua questo suo lavoro dal 2015vcon www.lamacchinasognante.com, contenitore online di scritture dal mondo e in inglese dal 2017 con www.thedreamingmachine.com. Ha pubblicato la sua raccolta di poesiaI canti dell’Interregno, Lebeg nel 2018. Collabora con varie riviste letterarie tra cui Versante Ripido, le Voci della Luna, El Ghibli, Frontiere News, Carmilla online, Glob 011. Sue poesie e saggi, in italiano ed inglese sono anche presenti in antologie cartacee ultimo, il saggio “The Black Body Telling Stories: Giullarate in the 21st Century”, nel volume Utopia in the Present. Cultural Politics and Change, a cura di Claudia Gualtieri, per la casa editrice Peter Lang, 2017.

        

Muhammad Najem e il fico dell’Alhambra 

E i rami intirizziti del fico
nel cortile di un palazzo dei Nasridi
spenta ormai
l’eco
della meraviglia dei turisti
captavano con ingordigia
la voce di Muhammad Najem
che da Ghouta est,
accompagnata dal tonfo di bombe
e razzi,
con la puntigliosità del quindicenne
twittava documentando al mondo
la sua esistenza
braccata. 

I muri rossi dell’Alhambra
tacevano il loro stupore
per quella mai dissetata
umana bramosia di conquiste.
Erano 700 anni che ne
avevano viste tante
E ori e schiavi
forgiati in altari
nel baroccheggiare
gongolante dell’Ego
Ed esplosioni
e nuove tecniche
di distruzione e affamamento. 

Piangevano i rami intirizziti
del fico,
umile pianta nata lì per caso
e mai estirpata
perché faceva colore
suggeriva tanto la terra
andalusa
ponte tra est e ovest
generatrice di musica,
filosofia, scienze e splendore.  

A raccogliere il lattice
appiccicoso delle lacrime
del fico
il topo che lì vicino
la notte usciva a rosicchiare
qualche rifiuto sfuggito alla solerzia
d
ella scopa
mentre il pavone sonnecchiava
tra le frasche
del giardino reale
ristorandosi
prima di rinnovare la recita
degli sfarzi della storia. 

E di tutte queste lacrime
affanni e convenienze
Muhammad Najem
adolescente giornalista
dei social
nulla sapeva
mentre c’era
anche chi di lui
si affannava a negare l’esistenza
intanto che su di lui
fischiavano le bombe
e urlavano le bufere
arabescate a tavolino
nei nuovi grattacieli del potere 

(27 febbraio 2018) 

 

Il perché e il per come
 

COME MAI I MAYA NON USAVANO LA RUOTA?”
Squittì Tomàs dalla voce bruna e lentigginosa
Ricordando con che facilità
Si potevano spostare carriarmati e camion
Se di sotto avevano quei tondini di gomma. 

La Senora Gonzales, cintura nera
In perché senza risposta, ci provò:
Forse perché al Gran Sacerdote era apparso un dio
con due tavole di pietra che dicevano: 
1) Non userai la forma tonda
Se non per monili e palle da gioco.
2) Ricordati di appiattire la testa ai neonati prescelti
Così potranno scoprire i sentieri delle stelle.” 

MA COME MAI IL SACERDOTE NON GLI CHIESE PERCHÉ?”
Perché quando a un sacerdote
Appare un dio
Ammutolisce subito,
Comincia a tremare
E la parola “perché” per lui scompare.  

MA AL SACERDOTE LA GENTE NON AVEVA CHIESTO PERCHÉ?”
Alcuni lo fecero e gli tagliarono la testa,
Altri furono invece nominati capitano della squadra di calcio vincente.”  

MA CHE COSA SUCCEDEVA SE PER PURO CASO UN BAMBINO FACEVA UN CARRO CON PEZZI DI LEGNO ROTONDI E QUADRATI E QUEL CARRO SI MUOVEVA?”
In quel caso, il bambino veniva sculacciato, il carro bruciato,
E tutti gli adulti dovevano fare bagni purificatori per un mese.” 

La Senora Gonzales tirò
Un sospiro di sollievo
Quando Tomàs squittì:
Senora maestra, posso andare in bagno?
Salvata in extremis
Dalla catena strangolatrice
Di perché senza risposta. 

(1990), traduzione Pina Piccolo di inedito inglese.  

 

In lode di chi si rifiuta di sospendere l’incredulità 

Non che ci avessero mai chiesto
Il consenso a sospendere l’incredulità
Presumevano che avendolo fatto
Tanto a lungo
Ormai fosse diventata una seconda pelle
Non che ci avessero mai chiesto
Se
Potessimo avere qualche ripensamento sul doversene stare
Noi e i nostri figli
E le sette generazioni
Dentro quella crisalide squamosa
Ravvolti nella nostra saliva
E nella loro
Con le ali che mai si librano
Condannate a starcene qui rattrappite
come un bimbo nato morto. 

2012, pubblicata nell’antologia “Cuore di preda”, CFR 2012 

 

Dimora di vetro  

Ho portato al monte dei pegni
La mia anima
Per abbagliarti inscenando
Incontri simili a cammei
Ma non ho visto altro
Che tuo incedere baldanzoso
Nella mia dimora di vetro piena di attese
Impaziente di calpestarle tutte
Clown dai piedi di piombo
O di eluderle con nonchalance
Acrobata dalle agili membra.  

Allora ti ho invitato
Nel mio labirinto ma tu
Ancorato al filo d’acciaio
Della ragione
Hai trovato l’uscita
Ironizzando. 

Imperterrita
Ho eliminato la mia torre,
Il mio cavallo, il mio alfiere
E ho atteso che tu attaccassi la mia regina,
Ma hai solo saputo dirmi:
Non sono un tipo cervellotico io”.
Giusto, perché sei un uomo d’azione,
Preferisci combattere i draghi
E salvare donzelle legate a una roccia. 

E ora sono qui attaccata alla mia rabbia
Senza neanche un centesimo per
Levare il sogghigno dalla faccia
Dell’uomo dei pegni, dietro al banco. 

(1992), traduzione Pina Piccolo di inedito inglese.

 

 

Anna Politkovskaya al "Blue Sofa", 2005, Copyright Das blaue Sofa Club Bertelsmann
Anna Politkovskaya, giornalista russa, al “Blue Sofa”, 2005, Copyright Das Blaue Sofa Club Bertelsmann (foto originali a colori)

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