Fornelli poetici, la rubrica di cucina di Daniele Barbieri

Fornelli poetici, la rubrica di cucina di Daniele Barbieri.

                     

   

In questo numero lo chef / poeta Barbieri ci propone … le verdure.

                   

Carote

un po’ coniglio mi sento, un po’ cavallo, un po’
bambino, mentre la bocca crocchia
masticando dopo lo spacco iniziale,
in questo gioco dentale, in questa dolce
soddisfatta triturazione
di questa essenza aranciata, dura
e poi tenera, come una
singolarmente agevole
conquista di un territorio
già valutato più ostile

*

Cipolla 

ti avventi nel cavo nasale, che pungi,
che fremi, acre di zolfo
e di gelo dell’aria,
destinata che sei, per ore,
a ricorrere acerba, selvatica, acuta 

e intanto chiocci tra i denti, perversione
traslucida e cruda, passione
eccessiva, vitale, cuore
del senso e del gusto, terrore
sociale, sfera cristallina e sensuosa,
canzone che canti
cacofonica e matta, ansimo aspro,
amore azzardato

 

*

Zucca al forno

sarà l’ambivalenza novembrina,
il freddo che subentra, giorno a giorno,
sarà questa mia vita, nostra, tua,
che non riprende il volo e non distingue
il buono dal tollerabile, il profumato
dal duro, secco, morto,
sarà il forno che resiste, pure lui,
alle disposizioni produttive
di calore e di durata

ma queste falde già una volta morbide
e odorose, bordate
da un sussulto di corteccia
poco più dura e poco più dolce
non invadono la mia bocca come prima,
non sono più una pasta soffice
di velluto e di frutta

una cartapecora vana, semmai,
carbonizzata qua e là,
un sussulto di ricordi
non del tutto apprezzati

*

Fagioli

d’inverno
piace a noi raccoglierci
nel respiro intorpidito
della densa loro morbidezza,
povere cose, piccole
cose, nel vapore che rende opachi i vetri,
dentro la nuvola diaccia del fiato, nell’incertezza
amara della nebbia e della vita

rinchiusi in un guscio di sguardi
e di parole, noi, portando il cucchiaio
alla bocca, sorridendo

*

Carciofi

come si sciolgono le vostre picche
nel tendersi dei denti che il sapore
aromatico vi estirpano e selvaggio!
nel tepore noi
lentamente sfogliandovi, ecco che poi
giungiamo al vostro grembo, poi
ritroviamo nel gambo asperità, poi
raccogliamo con il pane quei colori
già dissolti nel sugo, di prezzemoli
o mentucce, e sottesi
frammenti di ricordi
di altri amori odorosi
e altre selvatiche intensità

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