Abitare l’attesa di Francesco Macciò, recensione di Adele Desideri

Abitare l’attesa di Francesco Macciò, La Vita Felice ed., 2011, recensione di Adele Desideri e due poesie.

   

  

Francesco Macciò – scrittore e operatore culturale, studioso di Giorgio Caproni – vive a Genova, dove insegna nei corsi liceali.

Abitare l’attesa è il suo terzo libro di poesie: in esergo Macciò vi pone una riflessione di Empedocle, che costituisce quasi un monito per il lettore; un richiamo al tema del divenire della storia e della natura, ma pure al bisogno di rintracciare, negli archetipi occidentali del linguaggio e del pensiero, l’origine e il significato dell’Arte e della Bellezza, il loro manifestarsi – o scomparire – nelle diverse epoche: “in veglie inermi in silenzio/ e in vino anche noi/ combattendo passiamo.//”. Sono versi, questi, dedicati a Tomaso Kemeny (cofondatore, nel 1994, del Movimento Mitomodernista), che da sempre della Bellezza è, per eccellenza, il difensore.

Nella prima sezione del volume, Di terra, Genova è luogo di ideali delusi e di pulsanti speranze. Geografia, insomma, di un viaggio del corpo e dell’anima: “La vedi a pezzi rallentando/ sulla rampa di un autogrill, nel grigio/ sottocosta un taglio, una sutura/ corrosa tra Voltri e Sestri fino al centro./ Poi un liquefarsi di sguardi, un ingorgo/ di mani sui marciapiedi/ quando ti allontani… se ti allontani/ e non sai che ci sei dentro…//”.
E, dentro la città, emerge forte un eros che s’accende, s’infuoca; poi s’attenua, veloce, in una rassegnata, umbratile solitudine: “Tra i corpi coricati se una mano/ si tende nel torpore di un respiro/ altro tempo ci stringe, un niente/ per derive di specchi,/ per riviere consumate di affetti.//”.

Nella seconda sezione, D’acqua, la natura è fonte di ispirazione. Il vento, la sabbia, la donnola, il topo, la scogliera, le aquile, i corvi, diventano, attraverso la vis artistica del poeta, creature immaginifiche, metafore dell’amore: “«Con te solamente io sarei/ sabbia creta un vento festoso/ radente quasi privato/ (…)/ (…) sulla scogliera/ i tuoi passi lenti/ in punta di piedi/ i tuoi passi chiusi a difesa.//”.

La terza sezione, D’aria, e la quarta, In transito, formano come un’unica pagina, tesa a indicare i mali contemporanei. In primis, il consumismo, le guerre, le continue testimonianze di inciviltà individuale e collettiva, il flatus vocis del chiacchiericcio massmediatico: “questo lento democratico/ suicidio d’Occidente…// (…)/ non siamo grandi,/ ma racchiudiamo in noi/ sterminate moltitudini)//”. E, ancora, la vita che scorre frenetica e vuota, nel navigare privo di rotta degli impegni lavorativi e burocratici, degli esasperanti consigli per gli acquisti e delle mille altre incombenze che ogni giorno rubano all’uomo le ore, e con le ore le sue abitate attese: “«Altro non veda che nuvole fisse/ imperforabili eterne/ che un passaggio ordinato di parole/ nell’inverno delle fabbriche/ nel dischiudersi rigoglioso dei centri/ commerciali, quel giovane albatro/ in scadenza di servizio,/ sfibrate le ali/ a un volo orbitale ancorato// radiotelecomandato.»//”.

Tuttavia è nella penultima sezione (Ink tablets – biglietti lignei da Vindolandia sul finire del secondo secolo) che Macciò avvince il lettore, quasi lo travolge, trasportandolo nella terminale notte dell’Impero romano, in un clima di tragica decadenza; e insieme lo fa affondare, impietosamente, nelle molteplici aberrazioni di questo nostro labirinto postmoderno, postindustriale, postpolitico, dove pare non ci sia – “nelle bussole segrete dei dispacci,/ nel vuoto delle consegne.//” – parola che rianimi, lingua che riaggreghi, azione salvifica, morale che distingua il vero dal falso, il giusto dal malvagio: “Dovrei vigilare, svegliarli tutti/ svegliarli tutti a colpi/ di daga sul clipeo sonante…/ Ma sta per finire/ il mio turno di guardia, il dio/ del Sonno mi assale, s’inghiotte/ la mia mano pesante.//”.

Infine, nell’ultima sezione, Inappartenenza, Macciò sceglie la prosa poetica, per riflettere proprio sulla poesia – sulla sua essenza, sul suo destino. La tonalità della scrittura è qui vicina a quella di alcuni tra i primi filosofi greci: il logos fluisce nel dettato mistico, la fredda ratio si esprime per immagini, metafore, simboli.  Si trasforma in verso.
E il lettore precipita in una sorta di stupore, di sbigottimento, di suggestione ipnotica: “è figlia della memoria, la poesia, come le Muse che della poesia sono la voce. Incipit vita nova: non una vita contraria, esiliata in se stessa, dice Dante, ma una vita nuova, via di salvezza, comincia dal «libro della memoria»… E Memoria (Mnemosine) è figlia del Cielo e della Terra (Urano e Gaia), figlia di ciò di cui possiamo avere esperienza, dei confini celesti e terrestri della nostra esistenza”.

Un libro complesso, Abitare l’attesa: l’andamento lirico trova equilibrio nella misura, nella sobrietà; e subito risalta per lo stile originale – denso di rimandi letterari, musicali, architettonici – che dall’armonia e dalla compostezza fa scaturire una melanconica attualità, una distaccata saggezza, una sospesa ironia; giacché, per Macciò, “Si adempie in burla il mondo,/ il nulla in figura.//”.

abitare lattesa

da Abitare l’attesa:

Solitudine

La solitudine è sostanza
femminile che non invecchia,
genera cigni bianchissimi
dalle carni nere e farfalle
che si innalzano in un disco d’oro,
rimane appesa alle parole
più semplici e leggere, seme
oscuro che scioglie nel cuore
quello che non sappiamo dire,
questo sole freddo di novembre
che ci intride e viene fuori
dal grigio a medicarci…

***

Verso Genova, sull’autostrada

La vedi all’improvviso curvando
sul viadotto la città che si allinea
e non finisce e si accende
nella notte da ponente
fino al cielo. La vedi
sui cristalli appannati
oltre la patina di fumo
dei gasdotti che intride l’asfalto
e stringe da levante fino al mare…

La vedi a pezzi rallentando
sulla rampa di un autogrill, nel grigio
sottocosta un taglio, una sutura
corrosa tra Voltri e Sestri fino al centro.
Poi un liquefarsi di sguardi, un ingorgo
di mani sui marciapiedi
quando ti allontani… se ti allontani
e non sai che ci sei dentro…

ginger e fred 2

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