Alessandro Manca: mettersi a giocare con la voce… a cura di Viola Bosio

Alessandro Manca: mettersi a giocare con la voce è molto più concreto di quel che pensassi, a cura di Viola Bosio.

   

   

È raro che una persona si presenti presentando i suoi genitori, ma Alessandro Manca lo fa. Forse ha l’esigenza di mettere bene i piedi saldi nelle sue radici, piuttosto che nella sua professione che risulta spezzettata in moltissimi progetti diversi, tutti legati all’arte.

Dice di essere un amante conoscitore della Beat Generation di cui desidera ricalcare l’assunto generale: il suo desiderio è essere contemporaneo e insieme parlare di sé, della sua percezione del mondo e dell’arte. C’è qualcosa di ingenuo in questo assunto che tuttavia parte da molto lontano, come se dopo aver saggiato molte strade artistiche, molte possibilità di espressione personale, Manca si fosse deciso per buttare tutte le lezioni precedenti ed essere il più possibile apparentemente semplice, genuino, fruibile nell’oggi. Non è semplice fare questa scelta che presuppone molta sicurezza delle proprie capacità creative, anche se l’estensibilità del linguaggio poetico consente di rinominare come poesia moltissimo linguaggio che solo trentanni fa sarebbe stato definito mancanza di espressione.

cioe in stazione centrale
un delirio totale e io
che mi sentivo al centro
del delirio
che guardavo
da una prospettiva diversa..
eheh ok la smetto con
la mia pallosa filosofia1 (
da Leggila ora:)

è la prima volta che mi capita di leggere un messaggio scritto con tale mancanza di rispetto per la punteggiatura, per simulare l’istantaneità dell’oggi; eppure qualche riflessione antica si intuisce in questo sprazzo psichedelico: il senso di smarrimento, l’estraniazione dal reale che passano veloci e già consumati dalla paura di perdere anche un solo secondo. Un pensiero che ci attraversa diventa immediatamente palloso perché potrebbe tenerci fermi quei tre secondi di troppo per vivere il prossimo.

Ti ho riconosciuto
sotto quegli occhiali da sole
e ho avuto un impulso
così
di tagliarmi le vene,
non quelle del polso,
quelle del braccio.
E il sangue che spillava.
Una fontana.
Ma non ero triste.
E il sangue spillava.
Mi sento un poeta.
Come uno che si vuole fare fuori,
e poi,
fuori da cosa?
In cerca dello Spirito.
Arresto le mie mosse allora.
E penso che forse sei tu
che ti senti così.
E lo nascondi.
Vorrei dirti che fra noi
c’era cielo
e voragine.

Eppure le classiche tematiche del poeta in cerca del limite per potersi esprimere come tale, della lunga strada di autodistruzione per rincorrere la propria identità, rimangono. Ha leggerezza questa affermazione, non si sente l’orrore che dovrebbe provocare questo gesto, ma solo il riflesso che dovrebbe avere sull’altro, Come uno che si vuole fare fuori,/e poi,/fuori da cosa?. Sempre nell’attesa spazientita di qualcosa che dovrebbe arrivare, dell’attimo successivo che seguirà al prossimo, una sensazione come di svuotamento di senso del proprio interno. È necessariamente fluido questo stile, non potrebbe restare in piedi senza passaggi intersecati l’uno nell’altro dove brillano talvolta citazioni di nomi e fatti che producono fosfeni. Quasi unità inscindibili di significato della cultura popolare, delle venature fluorescenti nei paesaggi effettivamente a colori tenui di questo stile poetico.

APPELLO + DESIDERI

Chiedo per prima cosa che diventiate donatori di midollo osseo
Vorrei
nuotare con gli squali
viaggiare in camper
andare dal parrucchiere
diventare addestratrice di delfini
incontrare i Take That
avere un massaggio alla schiena
vedere le balene.
 

Alice Pyne, 15 anni

A volte invece, quando tutto questo spirito beat, allucinatorio, sottilmente ironico verso il presente, si sgretola, lascia spazio a una dolcezza spaventata al timore di qualcosa di ignoto, che arriva, va e non ha avuto un senso nemmeno nel suo esistere. Qualcosa di molto simile all’amore.

Iniziazione

Mi sono visto
sulla corrente limpida
di tutto
e una voce saggia
sicura di sé
serena-forte
di donna
se vuoi ce la fai”,
guarda sotto la superficie
contempla, anche se può essere
onere,
e poi abbi la pazienza, la conoscenza,
la pace.
Non contrattaccare e sii moderato.
Non essere uno spreco.
Era la prima volta…

Icebergs near Paulet Island   

Un archeologo dilettante, biografia poetica di Alessandro Manca.

Quanto siete bravi? Dimostratelo.
O cosa credete, giovani come siete.

William Carlos Williams

Sono nato a Lecco il 26 maggio. Vivo a Casatenovo e cerco di muovermi felicemente in provincia. Sono figlio di un cuoco e un’infermiera in pensione. Dopo studi di informatica (completamente rimossi) e nell’ambito socio-psico-pedagogico mi sono iscritto alla facoltà di Lettere Moderne presso l’Università Statale di Milano.

Il primo ricordo di un sincero interessamento verso un qualche tipo di parola scritta mi riporta ad una domanda un po’ ingenua rivolta dopo una lezione su Leopardi : “ma si sentiva solo?”.

Permettetemi di aggiungere due pensieri, non miei, importanti. Ancora oggi fecondi.

… tornare alla materialità propria del fatto poetico. Si fa poesia per vedere qual è la tenuta d’una parola, il collante tra un’esperienza ed un’altra trasposta in parole.
Valerio Magrelli

Chi è il poeta nella società di oggi?
Il poeta, secondo me, io alle volte lo spiego ai miei ragazzi, ai miei amici, è un unicorno. È una persona speciale. È un diverso. Una persona che va in paradisi artificiali e no, che ha un suo paradiso interiore e che lo vorrebbe far vedere agli altri, ma non può. Perché è un paradiso ristretto e anche universale  È duro da spiegare ma il paradiso del poeta per me è la solitudine, una grande interiore mistica solitudine in cui lavora e perdona spesso. Perché il perdono è una cosa necessaria alla vita, è una cosa che aiuta a vivere.                                       Alda Merini

Il desiderio di comprendere la poesia nelle sue implicazioni più ampie dura tutt’oggi, come una ricerca di un’alternativa alla posizione dell’ego-poesia dell’immediato presente; una poesia senza inizio né fine, la cui essenza risiede nel “puro attivismo, vita che diventa parola ALLA SUA STESSA SORGENTE” [D.H. Lawrence].

a.      Per noi l’arte è un’avventura che ci conduce in un mondo sconosciuto. Soltanto coloro che per libera volontà si assumono tale rischio possono scoprire questo mondo
[Adolph GOTTLIEB, Mark ROTHKO, Barnett NEWMAN].

Poesia come voce dell’esperienza.
Ci piacerebbe trascorrere la nostra vita alla ricerca del cosmo vivente, con uno sguardo agli Indiani del Nord America e tra le macerie profonde (evidenti a tutti, spero) della nostra società.
Abbandonare il pensiero, la vita e quindi la poesia di tipo «evolutivo» per una ricerca «rotatoria» che coinvolga anche il pensiero e le immagini. E le loro armonie-melodie.

b.       Noi siamo a favore di una semplice espressione del pensiero complesso.

Quel che stiamo cercando di fare, attraverso quanto tento di delineare, non è solo di individuare gli elementi di una misura ma di ricreare una nuova misura o un nuovo metodo di misurazione che sia compatibile con il mondo economico e sociale in cui viviamo in contrapposizione al passato e che richiede una misura diversa. Noi dobbiamo cogliere la nostra opportunità ed accrescere il coacervo di cui altri scopriranno l’utilità. In ciò dobbiamo trovare il nostro orgoglio. Dobbiamo avere l’orgoglio, l’umiltà e l’entusiasmo di questa produzione. (1948, William Carlos Williams).

L’alienazione del linguaggio della Natura è il risultato della caduta dell’uomo.
L’uomo stesso è un animale mammifero (Michael McClure), la cui vera funzione non è il controllo della natura, ma il tentativo di essere una cosa sola con essa.
La creazione poetica diventa una semplice liberazione di queste forze naturali, nelle quali il poeta si sente parte del cosmo.

c.       Tra i pittori è diffusa l’opinione che ciò che si dipinge non conti, purché lo si dipinga bene. Questa è pura accademia. Non esiste un buon quadro sul nulla.

Poesia aperta che non precluda elementi chiusi (Robert Duncan).
La poesia non è da farsi. Accade.
(E quindi) Niente è insignificante.
Lingua parlata, o meglio, “udita” (William Carlos Williams).
Lawrence la definisce come “vita che diventa parola alla sua stessa sorgente”, Olson come “atto proiettivo del poeta”, presentazione diretta (Pound) delle visioni spontanee e originarie (Ginsberg), alcuni “immediatezza presentazionale”.
Nel momento in cui ti lasci trasportare da un ragionamento puramente «architettonico» o «letterario» senza tener conto di ciò da cui esso nasce, hai reciso l’arteria vitale e non ne ricavi altro che del marciume (William Carlos Williams).
Come si potrebbe riscrivere una poesia che ti è stata ispirata? (Duncan)
“Spingere il mio universo fisico alla spinta di quella prosodia”.
21.Lotta per disegnare il flusso che già esiste intatto nella mente (Kerouac).
Whitman non ha avuto la superstizione della perfezione, cosa che la vita stessa non ha.
24.Non aver paura o vergogna della dignità della tua esperienza, lingua e conoscenza (Kerouac).
Olson parlava di verso proiettivo che coinvolge l’intera fisicità del poeta, dice Ginsberg.
Se egli è contenuto entro la sua natura come è parte della forza superiore, saprà ascoltare, e il suo sentire attraverso se stesso gli comunicherà segreti che gli oggetti condividono…è in questo senso che l’atto dell’artista nel vasto campo degli oggetti, porta a dimensioni più vaste che superano l’uomo.
Perché il problema di un uomo, nel momento in cui questi lo mette in parole in tutta la sua pienezza, fa sì che la cosa che fa trovi il suo posto a fianco delle cose in natura. La Montagna mi parla.
Sedetevi al tavolino senza programmi e cominciate a stendere parole sul foglio come colori – cercate di scoprire quel che farebbe la natura nelle stesse circostanze – lasciatele andare e (senza pensarci e preoccuparvi) state a guardare dove vi portano. Potreste avere delle sorprese, potreste anche finire per diventare un esperto scrittore.
Conta solo energia e movimento.
5.Qualcosa di quello che senti troverà la sua forma (Kerouac).
Dovete lasciarvi andare, abbandonarvi ad essere quella trascendenza (ma sotto il controllo della tecnica che avete appreso, come la voce di un cantante d’opera), ma all’interno di quel quadro di riferimento dovete abbandonarvi all’atto.
L’universalità del singolare (W.C.W.).
Quanto all’azione egli è diverso dal filosofo. Egli è l’uomo integrale, non colui che spezza ma colui che mette insieme. Egli non traduce la sensualità dei suoi materiali in simboli ma ha direttamente a che fare con essi. Per questo appartiene al suo mondo e al suo tempo, sensualmente, realisticamente (…) non si tratta del passivo «essere» ma dell’attivo «sono» (W.C.W.).
Dipingere è azione di autoscoperta. Ogni buon artista dipinge ciò che è.
L’artista moderno lavora per esprimere un mondo interiore; in altri termini: esprime il movimento, l’energia e altre forze interiori (Jackson POLLOCK).
Svelare cosa? L’interiorità dell’uomo.
E lotta contro il sonno.

L’obiettivo non è la sperimentazione ma l’uomo (W.C.W.).

Sembra molto semplice.
Tutto quel che ti occorre sapere è il significato delle parole,
                e poi lasciarti andare.
E allora? Quale fu la prima cosa che imparasti?
Che non è così facile lasciarsi andare.

WILLIAM CARLOS WILLIAMS “
La tecnica dell’immaginario

Una poesia vera può creare una calma divina nel mondo.

FERLINGHETTI

   

Questo breve scritto non sarebbe nato senza “La nuova poetica americana”, 1982 Newton Compton

   

Le citazioni di Jack Kerouac sono tratte da “Scrivere Bop”.

Ma se tutto è vuoto, dove si poserà la polvere?

 ansel_adams_mountains

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