Il racconto (vero) del mese: Amico, di Antar Mohamed Marincola

Amico

di Antar Mohamed Marincola.

   

   

Ti chiamavi Giovanni, ma tutti ti chiamavano Giò!
Ti incontrai a “casa Rodari”, credevo di essere un educatore, e, tu, invece dicevi che non eri un matto.
Ma tutti,dicevano che eri matto, ma io non me ne sono mai accorto!
Avevi passato tanti anni al Roncati, dove le porte erano chiuse,ma poi un uomo ha trovato le chiavi, e voi vi siete  presi la vostra libertà.
Ci dicevi che al Roncati, le camicie erano molto strette, e, non avevano bottoni, e che a volte, prendevi la scossa che ti faceva girare tanto la testa, e che al Roncati, non ci volevi più tornare, eri uscito per non doverci più tornare, come me, uscito da una Somalia in fiamme!
Dicevi che a casa Rodari, stavi bene,avevi una tua stanza, sul tuo comodino, c’erano le tue fotografie, alle pareti i tuoi disegni, sempre dei fiori sui rami estivi, e, nel fondo un sole che scalda.
Amavi molto anche uscire con il pulmino, amavi girare la città brulicante, amavi berti una bibita fresca, prima di tornare a casa.. a casa Rodari.
Ti ricordi Giovanni? Dicevano di me che ero negro, ma tu non te ne eri accorto!
A volte, ti contorcevi tanto, in terra urlavi, molto forte, la tua testa rimbalzava ovunque, stavi male, come tutti noi, anche se noi non sapevamo come era vivere al reparto 7h del Roncati per trenta anni della tua vita, urlando dicevi che tu non saresti mai morto, e che l’infarto era come il fado, perché  tu amavi tanto la vita.
E di colpo ti alzavi, aprivi la finestra, e dicevi, vedi fuori il tempo è bello e la vita mi sorride.
Caro Giovanni, quante tazze della colazione abbiamo lavato insieme? Ne ho perso il conto! Ma ricordo il dolce frutto  che seguitava , e, noi in religioso silenzio,tutti e due a fare ciascuno l’appello dei propri smarrimenti.
Ricordo ancora quel giorno, di presto e triste mattino, macchine tante fuori, l’ambulanza che ti portava via, il tuo cuore aveva smesso di palpitare, la milonga aveva trovato nel lunfardo la sua nostalgia, il tuo cuore aveva finito di correre, aveva scelto un lungo riposo.

Sono passati tanti anni, ma il ricordo di te è sempre con me!
Custodito nel mio cuore finché batterà ancora.
Tutti eravamo tristi, e, piangevamo, e, ci abbracciavamo a lungo, per sentirci meno soli nel dolore.
Tutti dicevano che tu eri un matto! Ma noi non lo sapevamo! Quando te ne andasti in quel altrove, certo per noi tutti, ma ignoto, era un giorno di settembre, e tu ti chiamavi Giovanni Senigaglia, eri nato a Poggio Rusco, la città del sindaco del pane di questa città, un pane che tu non avevi mai mangiato, ma per noi tutti resterai sempre Giò!
Caro amico, caro Giovanni, vieni a trovarmi in qualche mio sogno, e dimmi di un altro matto, da cui poter andare alla sua porta, a bussare, per potergli chiedere se mi vuole come amico, perché la strada da fare è ancora lunga e la meta sempre più incerta.

tn_LIGABUE AUTORITRATTO PROFILO

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