Anche gli occhi sono pietre, poesie di Melania Panico

Anche gli occhi sono pietre, poesie di Melania Panico

 

 

Melania Panico (Napoli, 1985) è poeta, filologa, critico letterario.
Alcuni suoi testi sono stati pubblicati in antologie, tra cui “Zenit volume II” (LVF, 2016). Vincitrice del Premio di Poesia “Ambrosia”, la sua opera prima è “Campionature di fragilità” (La vita felice, 2015) con il quale, nel 2015, ha vinto il premio Opera Prima “città di S. Anastasia” ed è risultata finalista al premio Elena Violani Landi (edizione 2016). “Campionature di fragilità” è premio speciale Alfonso Gatto 2017. Numerosi i premi per l’inedito. “Cactus” (gechi edizioni, 2018) è il libro d’arte foto-poetico scritto in collaborazione con il fotografo Matteo Anatrella. Come critico collabora con la rivista letteraria ClanDestino, con Laboratori Poesia e con altre testate di approfondimento culturale. Fa parte del collettivo ArtGallery con cui organizza e promuove eventi artistici. È ideatrice della rassegna “Poesia in Galleria”.  Ha curato insieme a Giuseppe Vetromile l’antologia “Mare nostro quotidiano” (Scuderi, 2018). La sua ultima pubblicazione è “Non ero preparata” (La vita felice, 2018). Dirige la collana “Le lanterne” per Oèdipus edizioni.

 

 

Dentro le cose arrese si tengono i paesaggi
fiumi che si scontrano, aria immobile
e noi che non torneremo più.
Il tempo guarisce col tempo
e non conta andare o chiedere
perché ci siamo ritrovati soli?
Restare è un verbo che si impara tardi

*

Anche gli occhi sono pietre
niente più si costruisce
con gli angoli della bocca smussati
niente con le mani a sovvertire
allora il registro resta lo stesso
il cielo sofferto
il sepolcro a distanza di sicurezza
nel foglio margine verso esausto

*

È una radura bellissima la conformità
l’arrendevolezza delle cose coerenti
si tratta di trovare – a un certo punto –
l’orlo giusto da dare ai fogli
pensare ghiacciato il rigore
con cui guardavamo gli occhi altrui
e non era luce quella ai piedi del muro.
In fondo il rischio è un’immunità
promessa sgretolata, la terra

 

(da Non ero preparata, la vita felice, 20189

 

Abbiamo scavato nel nostro amore
come in un monte
a cercare acqua anche dove non era, 

ora ho pena per questo silenzio
il mio silenzio di pioggia, il tuo silenzio di pioggia
forse è questa l’acqua del monte
la si può tirar via dai vetri
dietro la finestra che guardiamo adesso
due sguardi diversi. Il sorriso fiero.
La rosa sul tavolo pensa ancora di esistere.

*

Per fare un cerchio di luce
ci vuole un giardino
e nel giardino le grida di mio figlio
e nel giardino la voce acuta di mia madre
nel giardino un nuovo albero di ulivo
anche se è difficile vedere i nodi
quando ancora non ci sono
perché non vuoi parlarmi, M.?
Ma del tacere non si parla mai

 

(inedite)

 

La luna e lei, Lara Steffe, 2008

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