Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Intervista a Giulia Martini, a cura di Paolo Polvani

Poeti italiani nati negli anni ’80 e’ 90”. Intervista a Giulia Martini, a cura di Paolo Polvani.

 

 

Proponiamo alcune domande a Giulia Martini, curatrice dell’antologia da pochi mesi uscita con Interno poesia Ed. “Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90”. I poeti inclusi nell’antologia sono 12: Maria Borio, Clery Celeste, Damiana De Gennaro, Manuel Giacometti, Anita Guarino, Giovanni Ibello, Demetrio Marra, Dimitri Milleri, Bernardo Pacini, Eleonora Rimolo, Damiano Sinfonico, Francesco Vasarri.

     

Non vi è sembrato troppo ampio lo spettro temporale scelto per l’antologia dedicata ai poeti nati negli anni ’80 e ’90? tra il più giovane e il meno giovane potrebbe esserci un divario di circa vent’anni.

Lo spettro temporale è ampio ma non più ampio di quello che presiede ad altre antologie che sono state per me un modello di riferimento, come Dopo la lirica. Poeti italiani 1960-2000 a cura di Enrico Testa (Einaudi, 2005) o La poesia contemporanea 1945/1972 di Bruno Basile (Firenze, Sansoni, 1973). Del resto, esistono almeno due temporalità propriamente dette: quella diaristica e quella calendariale. La temporalità calendariale ha un valore d’uso specifico, che è quello che permette che a un certo punto qualcosa del mondo venga fermato, sottratto al niente, o che la casa editrice Interno Poesia, per esempio, pubblichi nel 2019 Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. L’altra temporalità invece, quella diaristica, ha a che fare invece con quello che Ungaretti chiamava il sentimento del tempo: ed è proprio questo sentimento a ratificare il gesto calendariale, per cui si disturba il mondo e si infrange il niente. A me sembra che i dodici autori dell’antologia condividano il sentimento del tempo – il che giustificherebbe il fatto di averli raccolti in un unico volume.

     

A parte la collocazione anagrafica, come sono distribuiti in base alla provenienza geografica? esiste un equilibrio o uno squilibrio territoriale?

Anche lo spazio, come il tempo, ha un valore interpretativo: la fissità della nascita (Reggio Calabria, Genova, Forlì…) può coincidere con il luogo che un poeta ha scelto di erigere a dimora vitale (come Francesco Vasarri con Firenze) oppure no (come Anita Guarino con Torino). In questo secondo caso, l’equilibrio territoriale è quello dello spostamento; nel primo, quello della permanenza. Ma sono tutte categorie: non credo che le categorie bastino a fare un criterio.

     

Quali sono i temi privilegiati dai giovani poeti?

Quelli dei vecchi poeti: l’amore e la morte (e a volte la natura).

     

Trova ancora spazio l’impegno politico?

L’impegno politico è dato, per rifarmi alle domande precedenti, dal fatto che qualcuno, in un determinato tempo, attraversa un determinato spazio: il poeta è un conglomerato biologico che in una certa giornata attraversa una città e prende parola. Se quindi l’impegno politico ha a che fare, etimologicamente, con la polis, mi sembra naturale che chiunque prenda la parola si impegni (a vari livelli di consapevolezza e volontà) anche politicamente.

      

Sono riscontrabili elementi comuni nella cifra espressiva?

Sì; la Prefazione prende l’avvio proprio dalla lista dei mezzi di trasporto (da un’arca a una ruspa) che ricorrono in ogni singola sezione. Ho messo in relazione (sempre su una base testuale) questa costante del movimento (desiderato o alluso) a una comune volontà di sfida rispetto a un’assenza (nelle varie declinazioni: assenza di certezze, strategia dell’assenza…). Se dovessi risponderti usando una sola parola, direi senz’altro propensione.

     

Si tratta di una impressione fallace o tutti gli autori sono ancorati al quotidiano?

Vale la stessa risposta alla domanda sull’impegno politico.

     

Sono evidenti segni di frattura rispetto alla generazione precedente?

La generazione precedente è il terreno (friabile o fertile) su cui questa propensione si innesta – quindi anche la frattura rientra nella continuità. In altre parole, la generazione precedente ha contemplato qualcosa a cui mi sembra che ora si stia reagendo.

      

Da quale tipo di percorso scolastico provengono? in che tipo di collocazione professionale o lavorativa sono inseriti?

I più vari e le più varie, dall’accademia alla radiologia (Clery Celeste). L’idea generale è che da ogni ambito specifico sia un punto d’osservazione privilegiato di quello che poi effettivamente viene rimesso in circolazione nel gesto poetico. E quindi, di nuovo, l’amore, la morte (e a volte la natura).

      

Di seguito vi proponiamo una selezione di testi dall’antologia:

     

Avevo degli amici bellissimi, a vent’anni,
icone o stereotipi da film.
Diventavano tanti volti sfaccettati, ubriachi ed ostili,
le mani sugli strumenti e i riccioli scomposti e sudati,
appoggiati sul tavolo a lasciar evaporare l’umidità con il calore.

Tu c’eri. Io, no. Il nostro non-incontro nei luoghi.
Qualcuno mi dice spesso: -“Sai? C’era anche lui.”
Ed io, in silenzio, a pensare che non c’ero.
Sono sempre altrove rispetto a te. E viceversa.
Vorrei ancora una volta, come una volta,
tu ed io nello stesso luogo, alla stessa ora, come un appuntamento.
-“A domani!”

   

di Anita Guarino

     

*

     

Quella cucina strappata dal calendario.
Il dislivello di una gioia
in cui sono picchiato per errore.

L’origano che perdona dal vetro
lo sguardo colmo di notti.

Ogni cosa, tale e quale
dolora in garanzia
nell’imballo originale.

     

di Bernardo Pacini

*

     

A quanti lutti, sempre a qualche lutto
dovrò rifarmi per immaginarmi
di un certo peso, in qualche modo arreso
alla coscienza, anch’io coinvolto in quanto
intanto andava, proseguiva, andava,
mi sterminava intanto.

      

di Francesco Vasarri

*

      

Il lavoro è ricominciare a cicli
come gli anni e i criceti nella ruota.
Stesso posto macchina, il sorriso
abbinato al camice, i pulsanti e anche le frasi.
Ma le frasi, chi torna dei miei pazienti
le riconosce le frasi sempre uguali?
Lo scarto della routine sta in loro
nelle ultime richieste di aiuto.

     

di Clery Celeste

*

     

A volte la macchina del mondo si ferma
con un lungo fischio ed io non so
quale passato usare mentre riposi,
se tu mi sia remoto o prossimo. Come un fossile
la parola segnala il resto parziale di un organismo,
di una cosa che c’era e che c’è: la scheggia
di un tuo dente perduto a scuola da bambino,
l’anello che porti sull’orecchio destro
e tutto quanto ti fa vivo e primitivo
dentro quell’orma sul pavimento,
traccia ovale del risveglio, esempio di partenza.

     

di Eleonora Rimolo

*

 

 

Gheishe, installazione, Lara Steffe, 2017

 

 

 

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