Casi clinici? Angelucci, Detti, Montanari

Casi clinici? Angelucci, Detti, Montanari.

   

   

di Sandro Angelucci

ALLUNGA ANCORA VERSO DI ME QUEL DITO
(MICHELANGIOLESCA)

Conosco quel colore:
l’arancio che riveste la montagna
quando muore
della tua luce l’ultimo sussulto.
Ma so già,
non posso fare a meno di pensare
a quanto e a quale buio
dovranno abituarsi,
a quale abbaglio
dovranno prepararsi gli occhi miei
quando ti vedranno.
Qui, sempre di più,
gli opposti si assottigliano,
lo sguardo non si alza e non si abbassa,
la massa, come un chiodo,
schiaccia la libertà dell’individuo.
E tu,
che sei nel mezzo,
ch’eri al principio come sarai alla fine
allunga ancora
verso di me quel dito:
ché non s’arresti il flusso di energia
con cui mi vivi dentro.
E ti restituisco con la parola
perennemente nuova,
perennemente antica
del mio pensiero, della mia follia.

***

tn_HAUSER JOHANN 4

di Furio Detti

Quando un ex campione olimpionico di maratona si ritrova a correre con i cellulari degli autisti fermi al semaforo. In Genova, una storia di povertà umana e indifferenza antisportiva. Il caso Abdelaziz El-Idrissi, nei guai per la presunta sottrazione di un gadget elettronico in strada. 

#uncampione

Un semidio d’Olimpia
vende fiori abusivi
finti, oltretutto, in Genova.
Come sarà toccare un favorito
degli dèi, la mano
stretta, afferrare la spalla
pivotare su un polso, girarsi
addosso, guardarsi in viso?
Non è deriso il ruolo
ma l’eroe: il suolo
rammenta ogni caduto nello stadio
e in battaglia – per questo
è consacrato. La guerra
persiana è scappata in tangenziale
sottopassi gremiti, cianfrusaglie
orologi, accendini, radio
cinesate
anche gli sguardi sembrano patacche
si è più nudi che ai giochi
e per pochi si consuma il rito
del corpo e dell’agone
agonia
adesso. Prigione e clandestino
sudore.
Queste Erinni
spergiuri non castigano, ma atleti
entra il coro per ultimo, si raffreddano l’are
scriveranno i cronisti, quieti:
“Fu prigioniero per aver sottratto
un celllulare.”

***

tn_hauser johann 3

di Gabriella Montanari 

X 

(Ossia, come firma chi non ha voce? Per te, Maria, forse mai esistita) 

lei no,

con la pazzia non ci ha giocato a rubamazzo

con lo stesso angolo, con la stessa umidità
ha aperto le gambe alla poesia e ai cazzi in camice bianco
amplessi di versi scanditi dal molleggiare delle brande
nelle notti chimiche, chiuse a ingoiare brandelli di carta
inzuppati di sperma, insabbiati di modestia
le tracce di strofe sul grembiule, forse azzurro, ironico di cielo
e la vita dentro, più viva dei morti a passeggio sul lungomare

con lo stesso occhio, con la stessa sintassi
ha stretto amicizia con le blatte e la parola che non perdona
ha scritto col limone che esige fuoco, sopra, sotto, la cellulosa
avrà mangiato broda e bevuto scarti per poi espellerne tesori
la bambina entusiasta per un sì, poi presa a martellate
dal silenzio dei gufi delle lettere, i guru della morte-dentro
gonfi di cecità, meschini davanti al mistero dell’altro, che non mente

lei no,

con la pazzia non ci ha covato un uovo di struzzo

ma dalle pagine strapazzate
ne è uscito un giallo
accecante tuorlo
primordiale come un saluto
che sguscia dall’urlo
e si fa canto

eh no, lei no.

tn_hauser johann hot air baloons

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