Bagliori del paesaggio Editoriale di Paolo Polvani

Bagliori del paesaggio. Editoriale di Paolo Polvani.

                                 

   

In un grappolo d’uva si manifesta l’oro dell’autunno, insieme a una promessa di dolcezza. Ma vi si nascondono la circolarità delle stagioni, il battito del tempo atmosferico con l’aria, il vento, le nuvole, la pioggia, il sole,  e l’umana apprensione, la fatica e il sudore, e un groviglio di fatti e azioni legate all’economia, ma anche la luce della luna e gli insetti e gli animali, e vi si manifesta e si nasconde il paesaggio. Che non è semplicemente una cornice, uno sfondo, il palcoscenico sul quale di susseguono vicende, ma un elemento costitutivo e fondante. Solo la poesia può regalarci questo luminoso fremito di consapevolezza, può avvicinarci a sentirlo come una realtà. Quale connessione esiste tra il paesaggio e l’architettura? le nostre belle cattedrali romaniche affacciate sul mare abbracciano l’eleganza geometrica delle pietre chiare in virtù e funzione del paesaggio marino, della campagna che sposa una certa piattezza altimetrica, un orizzonte che spazia all’infinito grazie all’assenza di rilievi decisi. Il discorso è analogo per la lingua, per gli accenti, per i dialetti? Il dialetto dei monti è connaturato ai picchi, ai silenzi delle vette, è gutturale per la vicinanza della roccia quanto quello delle città di mare è sguaiato, aperto, per la vastità dell’orizzonte marino? Esiste anche una connessione tra paesaggio e carattere di un popolo? tra paesaggio e cibo? e cucina? e cultura? Ecco, ci interessa che la poesia ci porti sull’orlo di questa verità, ce la indichi, o ce la faccia anche solo sospettare. Scrive Georges Batailles nell’introduzione a L’erotismo: – Noi tutti abbiamo coscienza di ciò che è la poesia. La poesia è il nostro fondamento, ma non sappiamo definirla. Né io ne parlerò ora; ritengo però di poter riuscire a rendere più sensibile l’idea di continuità cui ho fatto cenno, e che non può essere identificata fino in fondo con l’idea di Dio cara ai teologi, rammentando questi versi di un poeta tra i più violenti, Rimbaud:

Elle est retrouvée. Quoi? L’éternité. C’est la meer all’ée avec le soleil

La poesia conduce al punto stesso cui porta ogni forma di erotismo, vale a dire all’indistinto, alla confusione degli oggetti distinti. La poesia ci conduce all’eternità, essa ci conduce alla morte, alla totalità: la poesia è l’eternità. E’ il mare convenuto col sole. –

La poesia sul paesaggio può arrestarsi, o assestarsi, sulla superficie della cartolina, rassicurante e decorativa, oppure scendere in profondità e rivelarci l’intima connessione, l’identità, la coincidenza perfetta. Come per esempio fa questa bellissima poesia di Andrea Zanzotto tratta da Dietro il paesaggio:

                     

Là sul ponte

Là sul ponte di San Fedele
dove la sera abbonda
di freddo fieno
e dove la pioggia raccoglie
tutte le sue vele madide
c’è da ieri una fanciulla bionda
che ha un nome come una corona
e che ha perduto per sempre
una mano per salutare una rosa.

Sulle rive oscure del fieno
c’è una nave di pioggia
abbandonata dalla notte

Dalle stretture delle sorgenti
là si libera talvolta
la dalia abbigliata di rosso
e illumina la crisalide
intricata del sole.

Là un animale azzurro
deperisce nella sua tana
e l’estate legata dalla neve
non conosce altro frutto che se stessa.

                                     

                         van_gogh-menders .

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