Cercando un altro verso, editoriale di Eloisa Guarracino

Cercando un altro verso, editoriale di Eloisa Guarracino.

   

   

“e popói popói popói popopói, ióióió/ quí quí quí quí / qui, vieni chiunque tu sia, simile a me nelle piume”
ARISTOFANE, Uccelli

    

Nel disordine sonoro del mondo, una congerie di animali si affollò per accaparrarsi ciascuno la sua tana, lungo i cunicoli più segreti degli orecchi, immemori di vocalizzi naturali. Senza differenza fra specie, disposti insieme come nell’arca – lupi con agnelli, falchi con colombe e via così – ognuno si strinse all’altro e prese posto, facendo risuonare il proprio verso.

In principio, in effetti, era il verso.

Fu allora che dall’inaudita, misteriosa distruzione del silenzio, fu tutta un’esplosione di alfabeti, di archivi sonori dischiusi come un canto nello spazio. Così, da quel brodo primordiale, che di lì a poco condusse all’uomo, si formò uno zoologico parlottio di lingue, liriche e voci a pelo corto e pelo lungo, sfrangiate pigolanti parole scoppiate in aria, alate o con le pinne.

Si potrebbe anche non prestargli credito, ma ad avere la pazienza di sfogliare questa piccola selva verbale, lasciandosi catturare da orme e suoni, si scoprirebbe un libero zoo dalle meraviglie di carta, una fauna parlantina e razzolante nei campi coltivati dell’ortografia.

Si conterà così un gran numero di specie, da ogni parte del pianeta, qualche d’una estinta o in estinzione, qualche altra di fantasia, una sfilza di bestie, che zampetta su e giù per la mente e sulla carta, mentre si abbevera circospetta ai calamai e fa sogni d’inchiostro, schizzando ai lati scarabocchi neri o blu di incontinenza poetante.

Vedrete cavalli riposare ai pali delle lettere maiuscole, oche poliglotte conversare e inghiottire virgole. Gatti sopra ai tetti degli accenti circonflessi, fare fusa e darsi baci, sotto l’ombra degli aggettivi, mentre cani d’avanguardia attaccheranno a schiamazzi di poesie sonore le talpe – poverine – centenarie, che ancora sbadigliano rime.

Ma questo non è che l’inizio. Sarà uno scoppio amazzonico di stridi, sibili, latrati, ululati e gracidii: un concerto per autentici amanti della Natura!

Così, raglia, ronza, tuba, frinisce e ancora chissà che altro, questa vita in versi, su prati seminati di cellulosa, nei campi semantici dei quattro continenti del mondo, fra mazzi brucati di grafemi, negli stomaci indovini degli uccelli, nei fosforici sogni dei pesci.

Lì guarderà il poeta l’animale, versando i propri occhi nei suoi, rovesciatovi un canto spontaneo e senza tempo, le proprie impronte in altre tracce, come un gesto elementare.

Cercando un altro verso o un nuovo alfabeto.

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