che deve o dovrebbe, di Enzo Campi

Che deve o dovrebbe, di Enzo Campi.
Con introduzione a cura di Claudia Zironi.

   

   

Campi ha tanto da dire. Per chi lo conosce è fatto noto, ed è nota la sua abilità di gioco linguistico e di manipolazione della parola. In questo pezzo che vi proponiamo, ogni situazione si riferisce alla figura del Poeta, ma, a mio parere, ci possiamo ritrovare tutti – humanitas e mundus – in versi che declinano e discriminano le umane debolezze e altezze dal punto di vista di un attento e impietoso osservatore. Campi è spesso vincolato alla fisicità – anche in modo sofferto – e alla propria esperienza diretta, tuttavia riesce a farne trampolino per voli filosofici e sconfinamenti metafisici e non limita il proprio perimetro dove inizia l’alterità bensì la scompone e la utilizza come estensione-stemperamento del proprio ego. E in questo non mancano certo lucida consapevolezza e ironia.
La scelta versuale non è semplice da affrontare se non si tiene conto dell’ampio ed eclettico background culturale ed artistico dell’autore e riesce di sicuro più facile entrare in veloce sintonia con la forma di questa intensa composizione se si è avuta la fortuna di assistere ad atti performativi del Campi uomo di teatro. Per chi gli si avvicina per la prima volta il consiglio è di lasciar fluire liberamente il testo ad una prima lettura ad alta voce con regolare modulazione di respiro, riservandosi di entrare appieno nel senso sintattico e metrico solo in successivi momenti di approfondimento – tenendo presente che l’autore è attento al significante del lemma e non è discostandosene bensì “accostandosi” che crea la metafora.
Vi lascio ora alla versione integrale di “che deve o dovrebbe…”  C.Z.

campiEnzo Campi è nato a Caserta nel 1961. Vive e lavora a Reggio Emilia dal 1990. Autore e regista teatrale, dal 1981 al 1991, con le compagnie “Myosotis” e “Metateatro”. Video maker indipendente, ha realizzato svariati cortometraggi e un lungometraggio: Un Amleto in più. Scrittore, poeta, saggista. Ha pubblicato: Donne – (don)o e (ne)mesi (Genova, 2007, filosofia sociale); Gesti d’aria e incombenze di luce (Genova 2008, critica letteraria); L’inestinguibile lucore dell’ombra (Parma, 2009, poesia); Ipotesi Corpo (Messina, 2010, poemetto); Dei malnati fiori (Messina, 2011, poema); Ligature (Sondrio, 2013, poema). Ha curato l’antologia Poetarum Silva (Parma, 2010), l’antologia Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa (Sasso Marconi-Milano, 2013) e numerose prefazioni, postfazioni e note critiche in volumi di poesia. Suoi scritti critici e poetici sono reperibili su riviste, su svariate antologie e in rete su siti e blog di scrittura. È redattore del blog letterario “La dimora del tempo sospeso” e cura il blog “Letteratura Necessaria”. Ha diretto per Smasher Edizioni la collana di letteratura contemporanea Ulteriora Mirari e coordinato le prime due edizioni dell’omonimo Premio Letterario. È ideatore e curatore del progetto di aggregazione letteraria “Letteratura Necessaria”. È direttore artistico del Festival Bologna in lettere.

    

che deve o dovrebbe /che deve e a cui dovrà

che
deve o
dovrebbe
fissarsi nella
ridicola postura del
prode guerriero dell’
amante dissoluto del
gesto da
compiere per
lenire l’
urgenza la
crisi esistenziale la
depressione maniacale che
deve e a cui
dovrà rendere
conto restituire il
maltolto dispensare
virus elaborare
rebus accentare
ictus senza
rinnovare il
brindisi senza
infrangere i
calici sul muro che
deve o dovrebbe
rifilare lo
spessore mentire sulla
taglia ripudiare la
soglia dalla quale
guardare la
stella cadere che
deve o dovrebbe
ritrattare il
dogma l’
enunciazione
ritirarsi nel nulla
di fatto che
è stato già fatto e
perseguito nel nulla
di nuovo ma
spacciato come tale e
quale sarà il
miracolo diceva
e doveva
contrarre il
diaframma per
reprimere lo
sdegno e cedere
alla voglia di
fare disfare strafare se
mai strafarsi di
brutto a
cavallo del
ratto lisergico che s’
insinua nell’
orecchio che
deve o dovrebbe
tendersi o
stuprarsi nell’
oralità di un
un coro che
annaspa di un corpo
claudicante che
balbetta il dissenso il
consenso di chi
e per cosa ancora
battersi se
mai dibattersi tra
trofei immeritati
tronfi deliri d’
onnipotenza
aridi orticelli in cui
seppellire l’
io incoronato l’
ego mascherato da
sovrano indiscusso
quel trionfo smaccato d’
alloro e
vacue amenità dell’
umano troppo umano se
mai disumanato dallo
sberleffo dal
disgusto dell’
animale di turno che ti
vede nudo che ti
vorrebbe crudo
e sanguinolento che
deve e a cui dovrà
le scorte di
senso il sesso a
buon mercato quello
elargito quello
negato un
semplice tozzo di
pane meglio se
raffermo peggio se
integro o integrale
chiuso nel
grigiore di un’
intolleranza da
abiurare che
deve e a cui dovrà
la silhouette
trafugata al
santone di turno all’
imbecille frustrato
truccato da ribelle
e perché mai
insiste nella postura
ieratica nello
sguardo solenne nella
risata di troppo nel
dettato forzato da
sillabe disgiunte che
deve e a cui dovrà
lo scritto inedito la
prosa elegante l’
innocuo
confine dello
stile pregnante il
frammento del
poema riscritto più
volte dall’
inizio alla
fine passando sull’
asse che scandisce il
dettato il
peccato originale che
ha guidato la
mano verso il
frutto da rubare da
conservare nell’
antro nell’
abisso nascosto più
volte rivelato esibito
come altare
sacro a chi o a cosa al
critico imbestialito all’
ignorante di turno all’
ameno estimatore all’
edotto auditore che
deve e a cui dovrà la
prevaricazione di
certi grafemi un
surplus di crasi la
crisi imperante dello
schema da
difendere la
rottura della
metrica il
declino del
così è stato da
sempre che
deve o dovrebbe

dolcevita7
vacillare nella
memoria dei
padri putativi se
mai defunti ma
imputati di
sopravvivere
ancora nei
risvolti di una
storia finita
infinita che
deve o dovrebbe
invadere la
volta o semplicemente
voltarsi inarcarsi nella
postura ultima
nel di là da venire o in
vece ritornare a
ricalcare le orme per
meglio confondere e
confondersi per
giocare a rimpiattino
col verbo deriso se
mai oltraggiato ma
imputato anch’
esso d’
aver abbandonato la
fonte di non aver mai
raggiunto la foce di
aver smarrito la strada
maestra di chi e di
cosa si
parla si sparla senza
seminare alcunché
senza edificare
dimore che
deve dunque o
dovrebbe
esporsi nel
fatto nel dato di
fatto o nel tratto che
deve all’
altro che
deve e a cui dovrà
immolare un
canto o uno sputo
centrato nell’
ombelico di
turno ridendo del
limbo sollevando il
lembo della pagina
segnata da
ricordare che
deve dimenticare
e a cui dovrà
cedere il
passo consegnare il
sasso ricredersi sul
torto più volte
subìto tal
volta inferto tal
altra solo
sospeso come
vezzo nella
terra di mezzo che
deve o dovrebbe
fondersi con l’
anima gemella
con il compagno di
penna con l’
archivio irrisolto
delle prove d’autore che
stipano l’
ameno cassetto
che alimentano l’
altero cestino
che seminano l’
alterco tra la
chimica emozionale la
fratellanza concettuale la
presunta somiglianza e il
plagio conclamato nel
ripetere a
memoria la
parola-baule l’
accento invertito la
parabola dell’
eterno ritorno a
chi a cosa e cosa
mai dovrà fare se
non calarsi di
netto nel
serraglio del
libro delle
facce gettate allo
sbaraglio che
deve o dovrebbe
rinnovare il
contratto il
patto col diavolo che
rifiuta il sangue che
sputa sul taglio e si
conduce altrove per
meglio circuire il
nuovo aspirante al
gradino più alto più
basso insaponato
di fresco per
meglio scivolare al
primo accenno di
delirio lirico o
informale fuorviato
dal dramma esistenziale
che non c’
è che non è
mai esistito se
mai esibito come segno
distintivo che non
distingue il diverso dall’
uguale l’anelata eccedenza dall’
inevitabile rimanenza che
deve o dovrà
masterizzarsi il
proclama il
messaggio per
tutti l’
epiteto oscuro il
falso anatema la
citazione di comodo che
sempre fa scena e
conclama lo
schema di che di
cosa di un dono
reciproco della
grassa risata che
deve o dovrebbe
riflettere sull’
evidenza della
perdita sul
dato di
fatto sul fatto di
continuare a
piegarsi per la
sola sfiga d’
esistere di
continuare a
spiegarsi per l’
insana mania di
resistere che
dovrà a
questo punto
sbellicarsi di
brutto costruire il
patibolo ungere il
cappio verificare la
botola e
mettere a
morte la
mortificata
scrittura il poema
esistenziale la
saga amorosa il
giallo avvincente il
romanzo che
pesa che
pressa che
fomenta la
ressa la
rimessa in
gioco nel
gioco di chi di
cosa che
deve dunque
e a cui dovrà

la dolce vita 4
la frase ad effetto il
cambiamento di
stato il passo citato se
mai mortificato dalla
foto ritoccata di
fino nell’
angusto profilo nel
nuovo diario che
apre le porte
nascoste che svela le
trame gli
orditi i punti le
croci i finti ricami i
gesti mai compiuti
eppure ostentati come
pratiche salvifiche che
deve quindi
inghiottire o
che dovrebbe in
vece masticare
lentamente il
grumo semantico la
serie degli anacoluti le
figure nascoste nelle
pieghe o velate dalle
piaghe nelle
risibili presenze nelle
malcelate assenze nelle
spinte a
retrocedere nel
gesto che si sottrae all’
atto cruento all’
azione che sopravvive
solo nell’
aborto conclamato che
deve o dovrebbe
sperare che
deve o dovrà
operare estirpare i
chiodi dalla costa del
libro se mai
intagliare il
solco che tatua il
derma dal capo alla
coda che sceglie di
decedere dalla
posizione che
deve e a cui
dovrà l’
incoerenza di un
passato incosciente della
saga dello
specchio delle mie
brame che recita
sempre lo stesso peana
il sintagma irrisolto la
menzogna di
troppo il tatuaggio
ostentato l’
addobbo del nastro del
fiocco del chiodo per
confezionare il
pacco regalo da
aprire sul
palco nel
bel mezzo del
branco nella festa di
tutti come cosa per
tutti da usare per
vezzo per giusto che
sia e sarà abusare del
tatto rendersi
coatto che
deve o dovrebbe
mordere a sangue il
presunto rivale l’
unto primordiale il
verbo consunto che
consente lo
scontro che
ripudia l’
incontro con l’
amico di prima il
nemico d’
adesso che
è sempre lo stesso o
solo se stesso il
riflesso oscurato
di un lucore mancato
il simulacro di troppo
che tira la corda che
troppo vuole senza
stringere nulla che
deve e a cui
dovrà il solito
mi piace di chi se
ne lava le mani per
continuare a navigare
senza colpo ferire
senza perdere colpi
senza esporsi del tutto
o quasi per niente che
deve o dovrebbe
riformattare il disco
tenere il conto degli
aggiornamenti di
stato di sistema e
proteggersi da
eventuali minacce l’
attacco di chi di
cosa e i messaggi
cifrati criptati se
mai futili e
incoerenti con
un senno qualsiasi
magari dismesso da
tempo e sostituito
dal seno di turno
meglio se passato al
tornio rifatto di
gusto col gusto di
chi dell’
automa che omette il
disgusto la
grassa risata dell’
animale che
deve o dovrebbe
rientrare in
campo per
arbitrare la disputa l’
alterco la
sacra battaglia in
cui farsi sconfiggere
dalla solita
guerra dal
chi sarà mai colui che
dice che
scrive che ribalta il
senso e inneggia la
noia l’
inutilità del
gesto che ripete la
solfa la storia di
sempre da
sempre ripetuta e
conclusa nella
caviglia sottile nel
ventre levigato se
mai piallato nella
tartaruga pompata nel
tanga che mostra il
culo scolpito dal
bisturi di turno che
deve e a cui
dovrà il
referto l’
analisi impropria il
volo pindarico l’
altro che non c’
è che non è
mai apparso che
non segna il
passo sul
posto che
non riesce a
rivoltare la
guaina che
deve destinarsi ora
mai altrove per
dar fuoco al seme
dosare a regola d’
arte i tossici
ingredienti dell’
inutile cura della
solfa della
tiritera che
deve e a cui dovrà
dunque la
voce rotta dal
fumo dall’
alcool dal
cibo edulcorato dal
seme marchiato a
fuoco sul ventre
sul seno sulle
labbra che
ancora s’
aprono al
fallo all’
errore di troppo per
sempre cercato
ripetuto più volte
per catturare l’
attenzione per
ribadire l’
intenzione che
deve dunque
espandersi o che
dovrà comunque
ripetersi nell’
altro che ancora
balbetta nel chi nel
cosa sarà mai questo
coccio espunto da
un intero se
non un debito di senso
che non deborda dai
margini che
deve o dovrebbe
aprirsi e tenta il
colpo in
fatti e dati e vari
elenchi trapuntati alla
meno peggio
o meglio se
proprio deve
eccolo arpionare l’
ombra dismessa l’
orma sommersa la
scommessa persa e se
dovesse disfarsi in
vece di un altro ben
più meritorio di contro
lo vedremo decedere dal
flusso ignorare la
fusione aspirare il
latte versato
rimodellare le
figure nelle
cesure forzate nella
motilità di un
dettato sputato
evacuato confuso nel
ritmo ossessivo dell’
eterna ripetizione della
differenza mancata o
ritrovata per
caso nel caso
irrisolto qui
riproposto o di
contro nascosto
mimetizzato nel
sottotesto che
scema che rema contro
corrente negandosi alla
scossa alla
carica voltaica di
un filo di
rame figlio
degenere del
ferro del
chiodo dello
scalpello senza
ricorsi in appello che
deve o dovrebbe
fare e disfare
ricucire lo strappo
declinarsi nel
nulla di fatto nell’
atto inconcluso di
un refuso di
troppo che storpia il
concetto lo
schema semantico del
riflesso appena
abbozzato in
trame slabbrate
slinguate di gusto per
giusto che sia e
sarà lasciare il campo
abbandonare lo scontro
negare il conflitto
salire sul podio e
dichiararsi battuto

Mastroianni-in-8-12

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