La figura del poeta. Tre domande a Claudio Damiani

La figura del poeta. Tre domande a Claudio Damiani.

   

   

Sul tema “Chi è il poeta?” abbiamo sottoposto alcune domande, le stesse per tutti per poter confrontare i punti di vista e stimolare un dibattito, ad alcuni poeti. Le domande sono:
1) Perché il pubblico dovrebbe cercare e amare le tue poesie?
2) Tra stereotipi e marginalità: come si colloca la figura del poeta nell’attuale situazione culturale italiana?
3) Esistono strade per recuperare quella rilevanza che in altri paesi al poeta viene riconosciuta?

Abbiamo anche chiesto un contributo poetico a tema per concludere la mini-intervista.

Vi lasciamo in questo articolo con le risposte e i versi di Claudio Damiani.

Perché il pubblico dovrebbe cercare e amare le tue poesie?

Se il pubblico dovesse cercare e amare qualcuno, io penso che dovrebbe farlo anzitutto con i classici. Purtroppo lo fa poco, e si perde molto della vita. Per quanto riguarda me, che ne so io “perché il pubblico dovrebbe cercarmi, e amarmi”? Non no nemmeno io perché mi cerco, e se mi cerco, e se mi amo. E’ giusto poi parlare del pubblico così astrattamente? Quando scrivo non penso al pubblico, anzi non penso.

Tra stereotipi e marginalità: come si colloca la figura del poeta nell’attuale situazione culturale italiana?

L’attuale situazione culturale italiana è contro la poesia, e l’arte in generale. Già l’arte molto probabilmente, purtroppo, è per pochi, l’attuale cultura di massa poi rende l’arte ancora più per pochi. E’ vero anche che il pubblico dell’arte (arte e poesia sono per me lo stesso) è stato allontanato dalla stessa arte. E’ stato un divorzio consensuale: da una parte il pubblico si stava allontanando (distratto da tecnologia, consumismo, ideologia e altre sirene), dall’altra l’arte, sentendosi minacciata, è entrata in agitazione e alla fine s’è messa a distruggere tutto, se stessa in primis.

Esistono strade per recuperare quella rilevanza che in altri paesi al poeta viene riconosciuta?

L’arte deve tornare a parlare del mondo. Senza mondo anche l’arte scompare. L’arte è imitazione del mondo (cioè della natura, come dicevano gli antichi), essa esiste perché esiste il mondo. In quanto imitazione del mondo, essa è una forma del mondo, cioè un essere vivente, come sono viventi tutti gli esseri del mondo, anche quelli non viventi. Il problema dell’Italia è che essendo un popolo artistico, il più artistico del mondo, non può dare rilevanza all’arte. Perché quando una cosa ce l’hai, e ce ne hai tanta, non le dai rilevanza.

***

 

Palazzo della Cancelleria, capolavoro di Bramante, 

 

Palazzo della Cancelleria, capolavoro di Bramante,
si può entrare adesso, finalmente vedrò il chiostro
che non avevo mai visto, passo sotto la volta dell’atrio
e ho davanti la parete opposta
col doppio ordine di archi e quelle finestre piccole, arcuate,
in alto, soluzione geniale per alzare ancor più
e non sembrare solo gentilezza italiana
ma grandioso romano, poderosità.
Caro Bramante, che apertura, che concezione grande
e che arte! Oggi non sarebbe proprio possibile
una cosa del genere, mostrare la potenza
e la gentilezza in una sola forma,
rendere una cosa che è in sé grande e pesante
qualcosa di assolutamente immateriale,
seme vivo nella nostra mente,
qualcosa non solo di indistruttibile
ma che, come un seme, si trasforma e cresce
e niente lo ferma.
E quel rettangolo di cielo serale
ancora chiaro e paurosamente nitido
dove trascorrono le nubi,
appaiono lentamente e lentamente spariscono
intrise di luce. C’è una ragazza straniera
seduta su un gradino, ai piedi di una colonna,
foglio e matita, copia la parete di fronte
all’ingresso, ha i capelli rossi
lisci, raccolti con una coda, un viso dolce, pelle
bianca, gli archi dei sopraccigli
e la colonna del naso osservo, e le finestre degli occhi
che rispecchiano il cielo celeste, e mi vorrei sedere
anch’io, tirare fuori carta e matita e mettermi a copiare
lei, il palazzo, le nuvole,
come tornare sui banchi di scuola, umili e allegri
e magari in una pausa parlare col compagno,
dire: “che palle ‘sta cosa” e insieme sentire dentro
che cresce e ordina, crea benessere e gioia
e ci prepara per la futura forza.
(da Il fico sulla fortezza, Fazi, 2012)

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