La figura del poeta. Tre domande a Giacomo Vit

La figura del poeta. Tre domande a Giacomo Vit.

   

   

Sul tema “Chi è il poeta?” abbiamo sottoposto alcune domande, le stesse per tutti per poter confrontare i punti di vista e stimolare un dibattito, ad alcuni poeti. Le domande sono:
1) Perché il pubblico dovrebbe cercare e amare le tue poesie?
2) Tra stereotipi e marginalità: come si colloca la figura del poeta nell’attuale situazione culturale italiana?
3) Esistono strade per recuperare quella rilevanza che in altri paesi al poeta viene riconosciuta?

Abbiamo anche chiesto un contributo poetico a tema per concludere la mini-intervista.

Vi lasciamo in questo articolo con le risposte e i versi di Giacomo Vit.

Perché il pubblico dovrebbe cercare e amare le tue poesie?

La mia poesia si è sempre posta il problema d’incontrare l’altro, soprattutto quell’altro che si trova impastoiato nella realtà. Di conseguenza, il mio stile è orizzontale, lineare, non si nasconde dietro sterili giochi cerebrali.
Rispetto, è ovvio, chi propone una poesia di ricerca, sperimentale, tuttavia io cerco, per quanto mi è possibile, un “contatto” con il lettore, che, spero, contraccambi il mio sforzo.

Tra stereotipi e marginalità: come si colloca la figura del poeta nell’attuale situazione culturale italiana?

Ricordo un intervento di molti anni fa sulla rivista Tratti di Franco Brevini, il quale si lamentava che molti poeti erano “oscuri”, e che sembravano proprio voler innalzare un muro fra loro e il pubblico. Tanti anni dopo, nel 2005, Guido Mazzoni, in un bellissimo saggio Sulla poesia moderna riprende in qualche maniera, approfondendolo sul piano storico, il tema dell’allontanamento del poeta dal pubblico. Secondo la sua analisi, in Italia, a partire dall’Ottocento, il poeta comincerebbe a perdere, a causa di un’ingiustificata oscurità, quel  “mandato sociale” che gli era da sempre stato affidato. Mazzoni conclude lo studio aggiungendo che quel mandato sociale oggi viene piuttosto trasferito ai moderni cantautori.
Tali considerazioni non possono che far riflettere sul ruolo difficile che riveste oggi chi scrive poesia, nonché sulla possibilità che egli finisca isolato in una specie di “riserva”.

Esistono strade per recuperare quella rilevanza che in altri paesi al poeta viene riconosciuta?

Bisogna recuperare la fiducia del lettore, attraverso una scrittura più trasparente, ma senza tuttavia rinunciare alla necessaria tensione dei versi, eludendo così il pericolo opposto; quello cioè di abbassare troppo il linguaggio da fargli smarrire la caratteristica stessa di testo poetico.

(In questo senso, il poeta in dialetto, per forza di cose, ha un vantaggio rispetto al collega in lingua, poiché esprime un mondo legato alla concretezza, un mondo che viene facilmente “riconosciuto” dal lettore. Si potrebbe obiettare che questa poesia necessita della traduzione, ma ricordo che i poeti russi, cinesi, arabi etc – per non tacer della tanta amata Szymborska – raramente vengono letti nella loro lingua…)

***

 

P cuma peraulis 

 

Li’ peraulis ch’i dopri, li ài robàdis di scundiòn
dai vustris lavris stracs, intant ch’i durmivìs cul ciaf
molàt ta la taula; o tiradis sù cu ‘na guatuta dal flun
cuant ch’i zèvis a pes’cià chè bisata ch’a vi varès
sglonfat la pansa par cualchi dì; o brincadis al volo
in tal aria, cuma paveis strambis, cuant ch’i vi innegàvis
di vin par someà pì fuars, pì bàbius…
Cun chès peraulis ulì, jo mi soi fat un silabari, un labirint
in duà ch’i mi cori indavòur.

 

P come parole.    Le parole che adopero, le ho rubate di nascosto / dalle vostre labbra sfinite, mentre dormivate con la testa / abbandonata sulla tavola; o tirate su con un guadino dal fiume / quando andavate a pescare quell’anguilla che vi avrebbe / gonfiato la pancia per qualche giorno; o afferrate al volo / nell’aria, come farfalle strambe, / quando vi annegavate / di vino per sembrare più forti, più bulli… / Con quelle parole, io mi son costruito un sillabario, un labirinto / dove m’inseguo.

vitelloni-1953-03

 

One thought on “La figura del poeta. Tre domande a Giacomo Vit”

  1. Concordo che la poesia debba mantenere il contatto con il lettore, evitando di astrarsene o trattando temi troppo “astratti” e lontani dalla realtà in cui è immerso nel suo quotidiano, o scrivendo con un linguaggio eccessivamente “oscuro” ed elitario, di casta… Personalmente, pur essendo un amante della poesia, molta poesia “moderna” stento a leggerla, per cui finisco con l’abbandonarla…

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