Chi è Ninnj, intervista a cura di Viola Bosio

Chi è Ninnj, a cura di Viola Bosio. Intervista a Ninnj Di Stefano Busà.

   

   

Ninnj Di Stefano Busà, nata a Partanna, (Tp), laureata in Lettere, le è stata conferita anche una laurea ad honorem dall’Università Pontificia Salesiana, è tra le figure più rappresentative della pagina culturale di oggi.

Poetessa, critico, saggista e giornalista. Scrive poesia dall’età di 13 anni. Si occupa di Estetica e di Letteratura italiana, di Storia delle Poetiche, oltre che di Critica e di Scienza dell’Alimentazione.

di stefano ninnjSi sono occupate di lei molte tra le più qualificate personalità della critica contemporanea: C. Bo, M. Sansone, F. Fortini, G. Bàrberi Squarotti,  W. Mauro, A. Frattini, A. Piromalli, D. Rondoni, G. Benelli, F. Tomizza, A. Bertolucci, R. Carifi, A. Schwarz, D. Maffìa, F. Ulivi, M. Forti, Geno Pampaloni, M. Luisa Spaziani, G. Raboni, S. Demarchi, V. Esposito, E. Giachery, P. Ruffilli,  S. Gros-Pietro, G. Zavanone, A. Coppola, E. Sanguineti, F. D’Episcopo, A. Merini, P. Perilli, N. Pardini, S. Angelucci, A. Spagnuolo e molti altri. Ha presieduto  le XX edizioni del Premio  “Iniziative Letterarie-Unione Nazionale Scrittori” e ne presiede inoltre dal 1991 il Centro internazionale delle poetiche. E’ presidente di un progetto culturale con il Consolato Generale dell’Ecuador in Italia. Fa parte di numerose e qualificate Giurie. Dirige la nuova collana “Magister” dell’Editrice Tracce di Pescara.

In Poesia ha pubblicato 22 raccolte, quasi tutte premiate, ecco alcuni degli ultimi titoli :

L’assoluto perfetto, (2010, Kairos, pref. Antonio Spagnuolo, vincitore dei Premi “Franco Delpino”S. Margherita Ligure e “Histonium” Vasto)

Quella luce che tocca il mondo, (2010, Ed. Bastogi, pref. Emerico Giachery, pluripremiato) 

Il sogno e la sua infinitezza, (2012, ed Tracce Pescara, pref. di Walter Mauro

La traiettoria del vento, (2013, Ed Kairos Napoli, pref. di Davide Rondoni

L’Eros e la nudità, Ed. Tracce Pescara, (interventi critici di Walter Mauro, Plinio Perilli, Arturo Schwarz)

In saggistica:Il valore di un rito onirico, (1989, Ed. Il Ponte New York)L’estetica crociana e i problemi dell’arte. (Lineacultura, Mi, 1986) vince i premi: La Magra (Sp), il Premio G. Parise di Bolzano e il Premio “Nuove Lettere”Istituto Italiano di Cultura di Napoli, tutti nel 1997

La scrittrice è Presidente della Lombardia dell’Unione Nazionale Scrittori. 

È collocata nella Storia della Letteratura Italiana. Premiata all’“Alfonso Gatto”; “Mario Luzi” e LericiPea, segnalazione d’onore al “Lorenzo Montano-Anterem”, al Pascoli” e al Città di Penne del 2012, vincitrice del Vivarium, Catanzaro nel 2012. Ha curato insieme ad Antonio Spagnuolo l’opera omnia: L’Evoluzione delle forme poetiche, Archivio Storico, Kairos Editore 2013. 

   

Lasciamo ora la parola a Ninnj che gentilmente ha accettato di rispondere per i nostri lettori ad alcune domande che le ha rivolto Viola Bosio:

    

ansel-adams-trees2D.Avendo letto il suo notevole curriculum e le tante attestazioni di stima che ha ricevuto nella sua lunghissima carriera, vorrei tornare con lei al nocciolo della questione, all’inizio di tutto. Quale è stato il motivo che l’ha spinta a scrivere quando aveva tredici anni?

R. Nessuno può spingerci tanto, da farci decidere alla scrittura, in così tenera età. Credo che chi scriva debba avere già in sé predisposizione e determinazione che originano dall’interno.

La Poesia e il poeta non sono legati a nessun ambito particolare. Vi è sempre una spinta interiore che necessita l’attività di scrittura. Quando poi ciò avviene in giovane età, è ancora più evidente che non avvenga dall’esterno, vi è ìnsita e quasi impellente la determinazione alla narrazione, un desiderio di comunicare agli altri il rovello che nasce dal proprio intimo o ti sollecita a trascrivere sulla carta quel che “ti ditta…dentro”. Poi, più avanti negli anni, avviene la consapevolezza, subentra la riflessione, il distacco tra sè e il mondo, oppure, (subentra quel che si può definire: momento creativo, isolamento dell’artista) ma il più delle volte avviene che chi scrive lo fa in fondo per se stesso, come esigenza più propriamente individuale. Per quanto mi riguarda io mi sento l’esecutrice testamentare di un progetto che mi trascende, del tutto indipendente dalla mia volontà. Quando avverto l’ispirazione sono come in trance, perchè ho la consapevolezza di non essere io a scrivere, ma un folletto o un genietto estraneo che m’impone la scrittura. Perciò che a volte mi capita di stare per alcuni mesi ferma, mentre in altri periodi sono fertilissima. In quanto al ruolo del poeta oggi…dirò che né oggi né mai il poeta ha avuto un ruolo, chi scrive versi lo fa quasi involontariamente, lo esegue come un privilegio, non come un diritto che può reclamare un riconoscimento. Io ad es. non ricordo mai una mia poesia, un verso, una strofa, sono del tutto estranea a me stessa: scrivo e dimentico, scrivo sotto la spinta ispirativa, ma poi si spegne la luce e si ripiomba nella banalità, senza più sogni. La Poesia è il sogno dell’uomo, la Poesia esige il rispetto per ciò che di trascendente essa origina e trasferisce –null’altro-  

   

D.Essendo lei grande conoscitrice delle opere di molti autori, critico ed esperta di Poesia, vorrei farle una domanda importante, di difficile risposta, che quasi tutti gli esperti del ramo si fanno: cos’è un Poeta? Lei, se dovesse definire la sua inclinazione, come definirebbe se stessa Poeta? Sempre nello stesso ambito: secondo lei qual’è il ruolo del Poeta oggi? Se lei dovesse proporre un autore per indurre un allievo, un auditorio, un pubblico generico ad interessarsi della poesia come arte, passione e vocazione, quale nome proporrebbe? Quale è stato per lei il più influente fra gli autori letti?

R. In verità, ho svolto questo lavoro, ho tenuto per lunghissimi anni Corsi di Letteratura e di Storia delle Poetiche all’Università Terza di Milano. Ho realizzato diversi interventi e incontri, ho redatto panoramiche di Poeti illustri, di grande rilievo che hanno influenzato la Storia delle Lettere o sono stati precursori di movimenti letterari, (vedi, ad es. Leopardi, D’Annunzio, Montale, Ungaretti, solo per citare poeti più contemporanei a noi, o tra gli stranieri: Mallarmè, Boudelaire, Lawrence, Blake, Valery, Apollinaire, E. Poe, Yoyce etc. Da tutti ho appreso, e quindi tentato di proporre ai miei allievi.

Mi piace affermare che non è un respiro soltanto, immergersi nella storia, ma anche arricchimento, comparazione, preparazione. La poesia per me è la seconda pelle e non ho remore a dichiararlo. Poeti si nasce e non si diventa. Pur se non si passa alla Storia, o non si verrà riconosciuti per strada, la Poesia la si tiene dentro: è il respiro profondo dell’anima, il senso d’infinito, la certezza che all’interno di noi stessi avviene il miracolo della scrittura. Ti senti creatura del mondo, t’identifichi con la vita che è in te e negli altri, come parte di un ciclo vitale che passerà il “testimonial” a chi verrà dopo. Non importa se la tua condizione di poeta non è riconosciuta ai livelli alti, o  se resterà “lettera morta” per la storia della Letteratura.

Anche con un solo libro si è poeti. Io ne ho pubblicati 23 e mi sembra che ho iniziato solo ieri. Ne ho ancora tanta di strada da fare, se Dio vorrà.

   

D.Nel leggere alcune delle sue opere poetiche, ho notato che talune affermazioni del suo stile sembrano essere delle bolle o (sigilli) di significato, dei sintagmi giustapposti che creano dei nodi nel fil rouge delle sue esposizioni, ad esempio silenzi di campane, incognita di terra, pietà dall’empietà, promessa piovuta dal cielo (tratte da Ti ascolto). Da lettrice, mi hanno colpito perchè paiono essere dei nuclei fondanti su cui si sviluppano i versi e di conseguenza la sua poetica, una cifra stilistica tutta sua. La mia domanda è: questi sintagmi di significato (o metafore se preferisce, ma ritengo siano molto più pregni di senso di una semplice metafora) scaturiscono in modo istintivo? oppure sono frutto di lenta distillazione; fanno parte della sua scrittura da sempre? oppure c’è arrivata con il tempo a questo stile? Come avviene per lei la scrittura di una poesia?

R. Non c’è niente in me di preconfezionato, di scritto a tavolino a freddo, di strumentale. Io scrivo nel modo più spontaneo e aderente alla mia vocazione, poi rileggo con un certo distacco e, in questa fase, (ma solo in questa) modifico, correggo eventuali errori, distonie, guai se non lo facessi…è indispensabile una pulizia, una revisione appropriata, perché nello spasmo di scrivere, si corre il rischio di essere affrettati e negligenti. Se non si scrive nell’immediatezza, sotto la spinta dell’ispirazione, può sfuggire il momento clou. Lo sanno bene i veri poeti, che se solo vi è una distrazione, si perde il filo e il senso.

Come il musicista con le note, il poeta trova nutrimento dalle parole, dai sintagmi, dalle visioni surreali, ma devono essere posti in giusta collocazione per essere opera d’arte, non risultare “raffazzonati” o inconcludenti. I miei sintagmi, i miei versi che possono apparire frutto e risultato di speculare addestramento, sono invece istintivi, naturali, non li ho mai studiati a tavolino, e le metafore sono sempre la logica conseguenza di immagini particolari, di significati pregni di senso, non a caso il nucleo fondante è quasi sempre testo inclusivo di un “fil rouge”, come lei lo definisce, che fa parte integrante del tema.

Certo nella scrittura l’esperienza e l’addestramento contano, e in ogni periodo di vita le emozioni, le condizioni del sentire sono diversificate, ma sempre bisogna cogliere l’attimo fuggente per dare il meglio di sé, (e questo meglio si ottiene con gli anni, con il perseverante coinvolgimento di sé, con la volontà di dare tutta se stessa alla parola, al linguaggio che ti forgia e ti distingue…)

adams trees

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