Chi sommersa chi salvato, poesie di Pina Piccolo

Chi sommersa chi salvato, poesie di Pina Piccolo.

   

   

Traduttrice e operatrice culturale italo-americana, Pina Piccolo scrive saggi e poesie legati a temi quali migrazione, razzismo, politica, diritti umani e ambiente. Pubblica regolarmente online nei siti letterari Sagarana, El Ghibli, GLOB011 e A.L.M.A. blog. Alcune sue poesie sono state pubblicate in antologie cartacee. Fa parte del gruppo 100Thousand Poets for Change- Bologna.

   

Chi  sommersa  chi salvato

In the beginning there was a river. The river became a road and
the road branched out to the whole world. And because the road
 was a river it was always hungry.

Ben Okri  (The Famished Road)

   

Quando nella foga della fuga
Il cavo di mano ti sfugge
E tra i flutti scivola
Il corpo che agile, un tempo,
 Sulla terra vagava
Ora annaspa come di creatura
Per altri moti evoluta
E i compagni invano
Si tuffano, l’acqua la mano
Sottrae
E  il corpo
Affonda
Esat  Ekos
Eco di un tempo
Non lontano
Chi sommersa
Chi salvato
Chi sommersa chi salvato
Chisommersachisalvato

Mentre nella candida Europa
Scaricabarilano
E il pio capitano
Asik Tuygun
“Mamma li Turchi”
Che raccolgono africani
Vaganti per il Mediterraneo
A poppa in un sacco alloggia
Che il vento talvolta sconquassa
La tua conchiglia
Perché i gabbiani non l’abbiano
A beccheggiare
E le sia data degna
Terrena sepoltura
Perché non s’inabissi
La  pietra dello scandalo

Perché un fratello disperato
Non abbia  a spiegare
Che la sorella
Il mare se l’è rapita
Almeno che la terra l’accolga
Secondo il nostro rito
Lasciate che l’accompagni
Nel suo ultimo viaggio
Che il salvato renda onore
A chi la strada ha divorato

***

Io, fantasma di Abdelaziz  T  dichiaro 

di non aver lasciato alcun biglietto:
non perché fossi confuso
non perché fossi incerto
se scriverlo in arabo o in italiano
non perché serbassi rancore
e volessi costringere il Commisario Gustapane
a creare ulteriori scartoffie
quali il fascicolo  “istigazione al suicidio”

No il motivo è semplicemente stato
che a noi fantasmi è precluso scrivere

Sì ero già fantasma
quando misi piede sul suolo italiano a tredici anni
quando i vostri ragazzi giocano  alla playstation
Io sbarcai da un battello fantasma
pullulante di carne sconquassata
proprio come quelli che arrivano adesso

Se mi aveste scrutato con il terzo occhio
mi avreste già potuto vedere penzolare negli interstizi
tra banchi di scuola e vicoli oscuri
non sarei stato “the invisible man”

Mi avreste visto, il  semi-fantasma
piazzato in “case-famiglia ”
con falsi fratelli e padri dopo che con la macchina
avete indagato a fondo le ossa del mio polso
per verificare che fossi davvero un ragazzino
e  quindi meritevole di vostra protezione

Se i vostri sensi fossero stati sulla stessa banda larga dei miei
magari non sarei stato trasparente
mentre sedevo sulla panchina vicino alla stazione con i compagni
o mentre me ne stavo davanti all’Internet Point
dal quale mandiamo  a casa i soldi delle rimesse.

Se voi  ed io avessimo dimorato nella stessa dimensione
non mi avreste attraversato con lo sguardo
senza vedermi mentre sedevo sull’antico  muretto
di un castello fatto e rifatto nei secoli
a vendere tre grammi di hashish.

Ogni tanto vi accorgevate della mia carne
e non capivate se fossi semplicemente un “marochen”
o un “marochen marochen”
ma mi giudicavate abbastanza robusto
per trasportare i vostri fardelli alle feste di partito e alle sagre
e alla fine di tutto quel portare
spuntava sempre qualche tortello o
il privilegio della doccia.

Anche scandagliando nel più profondo
la vostra esperienza fate fatica a capire
perché uno della mia età non fosse felice e scattante
“Sì, tutti conoscevamo Abdellaziz” ma continuate a chiedervi
perché io, ragazzo sì di poche parole, ma realmente “integrato”
non abbia lasciato
almeno un biglietto.

Commissario Gustapane, vuole davvero sapere
perché dopo l’abluzione poco rituale
nella doccia del centro sociale
dell’ameno borgo collinare
dopo la consegna di chiavi
da parte di mano pietosa
per rinfrescarsi e poi ricominciare
un’altra giornata di portare, portare e portare
vuole davvero sapere perché
dopo l’abluzione poco rituale
abbia attaccato la corda a un tubo alto tre metri?

Lo so che faticate tutti  ad arrivarci
non vi siete accorti di aver cancellato
con un colpo di penna la biforcazione
che mi poteva forse portare in luoghi meno tetri
destra e sinistra avete ballato
sulle musiche del piffero di Wall Street
ed ora vi interrogate sul mio penzolare

“A vent’anni hai tutta la vita davanti
un sacco di tempo per sbagliare e redimerti
sbagliare ancora e redimerti ancora
Sì , puoi recuperare in maniera spettacolare
ma questo non può accadere a chi è già fantasma
che cammina a braccetto con quelli che a casa
si sono dati fuoco
o che fa compagnia al ragazzino afghano
che  nell’autostrada dalle parti di Imola
stanco di stare attaccato al fondo del camion
è crollato sul nastro trasportatore del commercio moderno
ed era stato buttato lì sul ciglio
a mo’ di cerbiatto investito
che non intralci l’andare del soldo.

Ero già etereo, senza peso allora
figuriamoci adesso
che l’unica cosa a trattenermi sulla terra
sono quei tre grammi di hashish.
Tre grammi che mi hanno chiuso porte e finestre
che non mi hanno annullato solo il soggiorno
ma qualunque possibile strada

Ma allora perché proprio vi dovevo un biglietto?
Bastava la nota  distrattamente
da voi scribacchiata su quel pezzo di carta
 per  vanificare qualsiasi mio futuro

Ora, è inutile cercare spiegazioni, fare congetture
su quanto sarebbe potuto accadere
se qualcuno mi avesse teso la mano.
La carne non può aiutare un fantasma
Il mio mondo e il vostro non si sono incontrati
e mai ancora s’incontreranno
perché dalla mia attuale dimora sono io
a negarvi il permesso di soggiorno.

———————–

2 settembre 2012                             

                             

tn_LAV DIAZ FLORENTINA6 usata piccolo

 

 

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