Cinque poesie di Chiara Bernini

Cinque poesie di Chiara Bernini.

   

   

Chiara Bernini è una giovane e dotata poeta. Nata a Pesaro nel 1992, frequenta la facoltà di Lettere e filosofia all’Università di Bologna, città in cui vive. Nel giugno 2013 e poi 2014 cura la  sezione “Letteratura in fasce” del festival “Bologna in lettere”, diretto da Enzo Campi . È  stata presentata da Alberto Bertoni all’edizione 2013 di Parco Poesia. Nella primavera 2014 è stata scelta fra i 7 finalisti al Premio Rimini di Parco Poesia, organizzato da Isabella Leardini, e da giugno è nella redazione delle pagine online della rivista Atelier.

Le abbiamo chiesto un pensiero su “parole nuove, visioni nuove, cosa può fare la poesia”:

La sola cosa che so della poesia è che per me significa necessità.

Ogni giorno mi interrogo circa il ruolo della poesia all’interno del momento storico che stiamo vivendo, mi faccio domande su quale sia la strada che la poesia deve percorrere per tornare a essere un oggetto quotidiano e normale nella sua bellezza, mi chiedo cosa significhi essere una nuova voce dentro il grande mondo di chi ha scelto di fare poesia.

Non ho le risposte per queste domande, non ancora, ma so, nella mia esperienza, che la poesia è prima di tutto una forma di pensiero, è il modo che istintivamente scelgo per comunicare con il mio cervello e poi con il resto del mondo. Con questi presupposti non posso fare altro che pensare che la poesia sia in grado di fare tutto, che ogni visione del mondo che si traduca in versi che suonano e ritornano in se stessi e che riesca a raccontare le cose più vicine all’anima usando le parole in quel modo quasi grezzo, arrivando al loro stato puro e primitivo, sia preziosa per l’essere umano.  La poesia è importante sempre per comunicare, per far ringiovanire le parole nei loro significati lontani e in quelli così tanto familiari da essere diventati ormai vuoti, è importante in ogni senso e in ogni momento, anche quando si dice che non serve a niente e che non c’è più niente da dire né tantomeno un modo nuovo, e bello, per dirlo. Io, nella mia vita e nella mia visione generale del mondo, credo nella poesia e nel suo potere di riumanizzarci, di farci tornare a noi stessi, e riconoscerci. Con ogni mezzo, parola, spazio e punteggiatura. CB

Vi lasciamo ora a 5 suoi inediti:

    

*inverno 2014

C’è che tra la solitudine e il dire no
e poi il non dire su cui si cade
ci siamo scontrati le porte
e i piatti e i vasi e gli addio
e siamo tornati a lamentarci del freddo
Io che dico
         oggi mi sento gennaio sulle spalle
E tu che singhiozzi
          che era sempre meglio il male di prima.

***

*aprile

Non mi piace la noncuranza
che abbandona la maniglia prima che si chiuda la porta:
finisce che l’infisso sbatte
e in tutta la casa rimbomba
il tuo silenzio
e il mio malumore
per quella porta
e per tutto il resto.

***

*12giugno

Ridevi e prendevi le ultime cose,
dici grazie e mi chiedi stasera,
prendevi i pannelli del letto e di tutto
è rimasto solo niente e solo la stanza vuota
finiti i richiami condominiali del nascondino
il pane e miele di due anni andati persi
e sei uscita lasciando le chiavi
spaiate tutte uguali per darle alla prossima
pantaloni lunghi e le scarpe come le mie
nel tacchettio del cortile ci sono anche io che
         per ora non piango e non rido
io
resto col mio rancore e scrivo subito questa poesia.

***

*9 agosto

Come faccio a stare tranquilla se
oggi sono e non sono qui o altro
altra da me quasi
spezzarmi
(è) ricompormi
incontrarti per strada è impossibile (un miracolo)
finzione normale un fiocco dei tempi   facile
come fosse l’alba che sorge e non io,

voglio un rispetto ossequioso se parliamo del nulla
e non mi si chieda di stare tranquilla prima di dormire
non mi si guardi più in quel gesto
di lutto distante e empatia,
non mi si dica che sono adorabile.

***

*26 novembre

Triste | vederti | felice
c’è scritto nel bagno e mi porta
a pensare a tutte le cose che si sono stravolte
      -piccolo sillogismo minuscolo
il minimo sforzo intellettuale    basta
a vedere e fissare il concetto di perdita
dove si tratta di pelle e non è la ragione
la ragionevolezza dei gesti e distacco infinito
non aggiustano la tristezza di ricordarsi diversi
l’elaborazione del lutto impossibile   il mio
trovarsi a oggetto e perdersi infine.

                              

Anna Mouglalis e Louis Garrel ne La jalousie di Philippe Garrel
Anna Mouglalis e Louis Garrel ne La jalousie di Philippe Garrel

 

3 thoughts on “Cinque poesie di Chiara Bernini”

  1. La domanda che mi sorge spontanea è una sola, ho letto con piacere questi testi dotati di notevole spessore: testi in cui l’andare a capo non è mai uno spezzarsi casuale, dove qua e là ho scovato pieghe a loro modo memorabili, tipo:

    nel tacchettio del cortile ci sono anche io che
    per ora non piango e non rido
    io (12 giugno)

    finisce che l’infisso sbatte
    e in tutta la casa rimbomba
    il tuo silenzio (aprile)

    E tu che singhiozzi
    che era sempre meglio il male di prima. (inverno 2014)

    una poesia a partire dai titoli, diaristica, per quel che può valere la definizione, comunque priva di quelle gibbosità tipiche di questo genere, soprattutto leggibile, fruibile, mai troppo lontana dal lettore.

    La mia domanda è questa, se questa ragazza scrive così a 22 anni, come scriverà tra venti?

  2. Formalmente non c’è niente da dire, testi impeccabili e devo dire anche sorprendenti. Si sente la gioventù, lo strizzare l’occhio al lettore, un po’ di immaturità ma le premesse sono buone. I 20 anni di oggi non sono i 20 anni dell’Ottocento, oggi difficilmente un poeta può essere maturo a quest’età come invece accadeva spessissimo in passato. Un saluto e spero di rileggerti.

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