Cinque poesie di Marisa Cecchetti

Cinque poesie di Marisa Cecchetti.

   

   

Marisa Cecchetti è nata a San Giuliano Terme (PI) e vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato con la rivista letteraria Stilos, con Erba d’ Arno, alla cronaca locale de La Nazione e alla pagina culturale de il Corriere d’Arezzo. Attualmente collabora con la rivista Atelier e vari siti web.

cecchettiTra le sue pubblicazioni in prosaE cominciò a sognare a colori (Del Cerro 1998); La bici al cancello (Mauro Baroni 2002); Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012)

Per la poesia: Il vuoto e le forme (Del Cerro 2000); E’ filo di seta (Del Cerro 2003); Straniero tu che non m’accogli l’anima (Del Cerro 2004); Schizzi d’eterno (Ed. Arte Il ragazzo innocuo 2006); Cantieri (Del Cerro 2007); Tibidabo (Ed. Arte Il ragazzo innocuo 2007); Nonostante la rosa (LietoColle 2009); Come di solo andata (Il Foglio 2013, postfazione di Stefania Nardini); Barolong Seboni, Nell’aria inquieta del Kalahari, traduzione e prefazione di Marisa Cecchetti (LietoColle 2010). E’ stata inserita nella raccolta   100 thousands poets for change 2013, Albeggi editore

***

1-

Turbamento
osservare il sole
-dal luogo
che ti è toccato in sorte-
alzarsi rosso
-macchia rotonda sulla foschia-
e piazzarsi sicuro
sui primi tetti
padrone del giorno e della vita
capolinea del buio
appuntamento
come d’amante

(da Come di solo andata, Il Foglio 2013)

***

2-

Gli odori anche quelli
raccontano di noi, della cucina
accesa fin dall’alba di chi esce
presto al lavoro
del bucato che stendi nel vento,
del sentore di fiori
al passo di una donna
e quello dolceacido
sui panni del lattante,
l’odore stantio di tramonto
nella stanza del vecchio
il sudore che intride
la maglia da lavoro sul cantiere,
il gusto profumato del legname
sotto la sega, che sa ancora di bosco,
lo scarico appestato
delle auto all’incrocio
che scende in gola aspro.

Odori della vita e della morte
o della stagnazione, come quello
di chi si è arreso e perso in paradisi
che risucchiano l’anima
e ora lascia segnali come i gatti
a ogni angolo di strada
per dire che egli esiste
al mondo che non più lo cura.

Ché l’odore è linguaggio e dolore
e rimane una firma implorante
che neanche uno straccio bagnato
può cancellare.

(da Come di solo andata, Il Foglio 2013)

***

3-

Spicca un’insegna al buio
davanti a casa. Vende pizza.
Sento il metallo
della serranda quando chiude, a notte.
E’ nata dove visse
un panettiere poco tempo fa.

Della fornaia giovane ricordo
sotto la cuffia bianca
occhi accoglienti, la parola pronta
e l’alone che usciva dalla porta
insieme alle persone, quasi un’aura
di pane caldo.
Divorato tutto
dalla distribuzione
grande.

Veloci passan gli esercizi e vanno
ad uno ad uno, negli stessi fondi.
Come gli umani. Troppo presto.
Premono nomi e volti
sui nostri giorni. 

(da “Nonostante la rosa”, Lietocolle 2009)

***

4-

Ho sentito il dolore di quell’erba
che hanno strappato come scalpo
da cuoio capelluto,
prato snudato, scortecciato
da pale indifferenti
aguzze,
erba che respirava ancora
stretta
alla sua poca terra
in mucchio solo
in mezzo al prato vecchio,
vecchio calvo
in breve tempo
come di paura greve.
Hanno artigliato il mucchio
in una morsa sola
uncinata
e via come a macello-

Così passa anche l’erba
e non sa dire il suo dolore,
lei.                                  

(da “Cantieri” Del Cerro 2007)

***

5-

E il cavallo scattò nell’erba alta
del prato, giù verso la stalla,
sotto il costone degli olivi,
fendendo con il petto il verde.
Lo stupore gridato sul pendio
il galoppo più rapido del tuo
che mi sopravanzò improvviso
erano l’assoluto
di vigore e bellezza.

Dietro di noi
le ferite
lucenti
delle scie
ed i segni profondi
degli zoccoli. 

(da “Cantieri” Del Cerro 2007)

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