Con la cultura non si mangia di Leopoldo Attolico

Con la cultura non si mangia di Leopoldo Attolico.

  

  

Partendo dal recente “Con la cultura non si mangia”di non ricordo più quale ispirato nostro ministro, si può desumere a che livello di miopia e di degrado si è giunti , considerando – a latere – la quasi totale assenza di reazione di politici, intellettuali e organi massmediali di fronte ad asserzioni così squallidamente tranchant. La classe politica e larga parte della società civile sono ormai espressione di una “cultura”che ha sostituito l’essere con l’apparire e i valori con il consumo. Questa realtà ha prodotto la desertificazione delle coscienze, che hanno ampiamente metabolizzato il depauperamento umanistico in atto , e lo vivono come banale avvenimento, come cronaca minore, come “normale” tributo da pagare alla modernità e ai suoi vettori (televisione in primis). In questo quadro qualunque espressione artistica, qualunque testimonianza di creatività viene percepita come valore  soltanto se  si traduce in visibilità, in denaro, in glamour da rotocalco; esattamente ciò che la poesia non potrà mai muovere perché proponendo contenuti antitetici alle becere logiche volgarizzatrici del gusto e della sensibilità si pone in posizione antagonista e quindi destinata alla più assoluta marginalità e irrilevanza sociale . In questa congiuntura sfavorevole ,  promuovere la poesia (e più estesamente la cultura) richiederebbe una vera e propria mobilitazione nazionale di tutte le realtà culturali – accademiche e non – dalle principali alle più defilate : penso alla terza pagina di un quotidiano a diffusione nazionale che rendesse a Chi di dovere l’esigenza di poter fruire – settimanalmente , come accade in tutti i Paesi più civili d’Europa – di una offerta culturale in prima serata televisiva, che si occupi di arte, di musica, di letteratura proposte con modalità commestibili e non per soli addetti ai lavori. Precedenti fuggevoli esperienze, negli anni ’80, hanno prodotto una impennata di vendite di testi di poesia e di narrativa, creando le premesse per un salto di qualità che poi non ha avuto seguito. Oggi la poesia e la letteratura sopravvivono per la meritoria alacrità di alcuni blog in internet; realtà spesso rivolte alla valorizzazione delle generazioni più giovani,  portatrici di esperienze linguistiche stimolanti e innovatrici; oggetto – contestualmente – di dibattito critico e di approfondimento teorico. La diffusione della poesia potrebbe essere veicolata ad hoc dalla scuola, ma è molto spesso proposta come un cadavere da vivisezionare criticamente, laddove gli studenti dovrebbero solo abbandonarsi alle suggestioni del testo. La Divina Commedia – ad esempio – somministrata con la suddetta infelice modalità, metterà intere moltitudini in fuga dalla poesia per il resto della vita. Infine una notazione che può riguardare i poeti e più segnatamente il loro ego portato a proporsi in passerelle di letture pubbliche personali o collettive inesorabilmente autoreferenziali davanti al solito pubblico di quattro gatti: se questa pratica fosse alternata  ad una discussione / riflessione sulla propria poetica, sul ruolo e sui contenuti della poesia in ambito etico / sociale, sull’incidenza di una elaborazione poetica antagonista e propositiva a  fronte della negatività contemporanea; se a tutte queste opzioni venisse data voce, credo che alla poesia accorrerebbe un pubblico più numeroso, più curioso, più appagato dalla poesia e da un comune destino non banale di parole, di colori, di vita votati ad esperire consapevolezza e crescita individuale e collettiva.

***

BLACK  OUT

Ma come caspita fa
-si chiedeva allarmatissimo Asor Rosa-
in mancanza di corrente
a funzionare lo sciacquone ?

PROFANATO dal dubbio
-e non poco risentito ,
nel bel mezzo della Lezione
agguantò il telefono
e , ex catedra formò il numero
dell’uscita di sicurezza
dei suoi quiz aristotelici :
Giulio Ferroni .
Ferroni
rabdomante dell’ordito letterario
nonché allevatore di formiche da corsa
compulsò testi
interpellò Cape Kennedy
buttò giù dal letto Paola Borboni
-il tutto in un quarto d’ora frenetico
poi emise il seguente ( guarda caso )
ILLUMINATO responso :
lo sciacquone è omologo alla poesia
perché entrambi dirompono .
La poesia ha una precisa valenza
consentanea alla scarica elettrica .
L’unica cosa che può incepparla
è la malafede dei poeti mentali
che , finite le munizioni
si arrampicano sugli specchi per scriverla :
chiaro che in mancanza di ispirazione
manca anche la scarica elettrica
che la fa giungere a destinazione .
Laondeovepercui :
lo sciacquone funziona comunque
perché ispirato a sufficienza
dalla nobile incombenza ;
la poesia gorgoglia , si arrabatta
ma non quaglia .
Rimane una scommessa inconcludente ;
un transito di stelle sciroccate ;
un corto circuito reticente
nell’orizzonte d’attesa del poeta

***

307808_191097724296165_814941153_aLeopoldo Attolico vive ed opera a Roma , ove è nato il 5 Marzo 1946 .

Ha pubblicato, a partire dal 1987 , sei titoli di poesia, quattro plaquettes in edizioni d’arte e l’e book Piccola preistoria , 1964-67 , presso www.larecherche.it , 2012 .

Si occupa prevalentemente di poesia performativa declinata in accezione giocosa, ironica / autoironica e antistress.

Il suo ultimo libro, La realtà sofferta del comico, Aìsara, 2009, è prefato da Giorgio Patrizi, con postfazione di Gio Ferri.

www.attolico.it   

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