Conosco la data della mia morte, poesie di Alfredo Rienzi

Conosco la data della mia morte, poesie di Alfredo Rienzi

 

       

da Conosco la data della mia morte in Partenze e promesse. Presagi. puntoacapo editrice, 2019 

  

I. Non l’ho scelta io

Non l’ho scelta io, la data della mia morte
mi è apparsa, non importa se in sogno
per bocca d’un sedicente profeta
o in algoritmi a multipla matrice.
Non l’ho scelta: me la sono trovata
di fronte – e neppure ricordo
se dettata dai codici dei tuoni o della grandine,
dal cerimonioso ronzare delle api
o connettendo linee tra i nei dell’avambraccio.
Però io ho scelto, a fondo soppesato
se accogliere l’offerta o no, se credere
o sputare sarcasmo sui quei segni.  

Logica e ragione si dimenavano.  

Poi ho deciso: si, va bene, è vero!
Quella sarà la data! 

  

II. verità (plurale minuscolo)  

Ho scelto: sì, va bene, è vero!
più vero di chissà quant’altre verità
che mi hanno accompagnato fino ad ora
nutrito, sostenuto, dirottato
tipo il PIL o i PIN e l’indice Dow Jones, 
i t’amerò- nella-salute-e-nella-malattia, (persino in povertà…)
e le dichiarazioni ai sensi della norma
e i dogmi, e i crismi ed i carismi
e tutto quel che in brutta copia ho scritto 
in settecentosettantatrè versi, che per necessità
qui sintetizzerei in: quasi tutto! 

 

III. Un po’ si è tutti morti anche in vita  

Ho scelto perché tanto un po’ si è tutti morti
anche in vita e non ce ne s’accorge
se non nei lampi storti di follia, 
nelle più dure lame dei poeti
o alle sepolture degli amici
solo qualche istante prima di realizzare
che sono loro i morti e noi viviamo ancora
             (ma in fin dei conti anch’essi
              nelle messaggerie del libro delle facce
              nei video declamanti, nel goffo delle danze
              sempre ridenti e allegri, anche cadendo,
              nelle ore che dire immortalate suona strano
              – diciamo allora meglio: ineternate
              come perline sul filo attorno al collo) 

 

IV. Titoli di coda

Forse ho scelto la data che il gioco mi ha proposto
perché m’è parso giusto farlo e basta
con l’occhio chissà se esatto a misurarla
non così imminente né blandamente tarda

ho stimato, nel poco tempo che ci concedono le grandi scelte
che avrei così riacceso l’amore per la vita
(per quel che resta della vita)
smesso l’armamentario del mercante 
per negoziare una candela un po’ più lunga o un po’ più corta
e l’affannarsi in fin dei conti per qualche riga in più
nei titoli di coda
dopo che il film si compie 
si sia compresa o meno
la trama o, almeno, goduto luci e ombre
della fotografia.

Δ

è qui che sono sorto e inabissato, e ho dovuto cercare – come in un deserto
        l’acqua- i nomi del visibile e del nascosto
del nascosto che ha difeso le sue tane anche nel cielo più vasto senza nubi, nel
        roseto sfuggito alla selva,  nel significare minimo del tiepido toccare volti; 
è qui che si è compressa tutta la materia oscura che qualche sognatore sveglio ha
        confezionato per il mio bang,
e dove la sua sognatrice ha cucito stracci per farne profezia, e tulle azzurre e
        argento, i bordi neri
e non è stata qui e non è stata dove
la quieta apocalisse 

  

VII. Epitaffio

Per l’epitaffio il tempo non mi manca
sto già lavorando a qualche traccia
tipo cercò di voler bene a tutti
anche a chi ne esigeva in esclusiva
e promulgava veti ed anatemi
(chiaro che la formulazione suoni 
al momento, inelegante e vada un po’ ricalibrata:
non vorrei indurre in alcuno
la solita tardiva contrizione.) 

 

VIII. Come i giochi belli

Il solo dubbio a te lo dico, madre:
che tu mi sopravviva è un falso augurio
so che sarai d’accordo
tu che hai creato vita
di quanto sia l’orrore a dar sepoltura ai figli 

lo prendo io, tutto lo prendo io
il fuoco nero della tua partenza.  

Ma lo saprai, ovunque viaggerai
(e lo so anch’io che guardo alla mia data
con tenerezza che altri non vogliono esplorare)
che il tempo è il nostro gioco prediletto
e durerà poco, come i giochi belli.

         

 

Alfredo Rienzi è nato a Venosa nel 1959, vive a Torino.
Ha pubblicato diversi volumi di poesia, da Contemplando segni, in Sette poeti del Premio Montale (Scheiwiller, 1993, Pref. di M.L. Spaziani) a Notizie dal 72° parallelo (Joker Ed., 2015, Premio Pelegatti-Civitella, Premio Metropoli di Torino).
Gli altri volumi Oltrelinee (Dell’Orso, 1994), Simmetrie (Joker Ed., 2000) e Custodi ed invasori (Mimesis-Hebenon, 2005) sono in parte confluiti ne La parola postuma. Antologia e inediti, edito da puntoacapo Ed., Novi L., 2011, quale opera vincitrice del Premio Fiera dell’Editoria di Poesia. 
L’ultima raccolta è Partenze e promesse. Presagi, per puntoacapo Ed. (2019).
Ha tradotto testi da OEvre poétique di L. S. Senghor, in Nuit d’Afrique ma nuit noire – Notte d’Africa mia notte nera, a cura di A. Emina (Harmattan Italia, Torino-Paris, 2004) ed ha pubblicato il volume di saggi Il qui e l’altrove nella poesia italiana moderna e contemporanea (Ed. dell’Orso, 2011).  

 

     

Ksenja Laginja, Il raggio della morte, 2018

 

 

 

 

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