Dalla Croazia nel 2009, di Ilaria Pamio

Dalla Croazia nel 2009, di Ilaria Pamio.

   

   

Lettini cocoon

“Lettini cocoon/
e ragazze con scapole alate/
c’è una donna con le ciabatte lilla e il fiocco/
davanti al cambio soldi di Opatia/
che il mercoledì è chiuso/
e ho in tasca solo centottantaeuro/
e il bancomat non funziona.

Sono stati giorni grigi/
e l’avvocato se n’è accorto/
(me l’ha detto oggi a pranzo/
davanti a un toast con una sola fetta di prosciutto/
e lei un’insalata che ha ridotto a metà).

E nuvole a coprire il sole/
e uomini oceanomare ridotti a brandelli/
c’è un micio grigio nell’altro balcone/
vicino alle scalettine all’ingresso/
e a quelle basse della piscina vuota/
e patatine e salame e pan carrè/
e olive e pomodori e il cielo/
m’ha ustionata/finalmente sono in pace
tra poco gli altri ci raggiungono/
per l’aperitivo.”

   

(Opatia – Croazia, CRES, 12 Agosto 2009)

***

Mi annebbi la vista

“Mi annebbi la vista
e rendi lucidi i ricordi
che mi basta essere da sola
e mettere sul fuoco una pentola d’acqua
in un paese straniero
per ricordarmi di te.

E di me.

E di quella volta di due anni fa
in cui stavo scrivendo
un baby romanzo
e tu mi chiamasti
tra le risa mie e delle mie amiche.

E le mie gambe a penzoloni
da un letto
[mi aspettavano per farci una canna. E da allora, non ho più fumato].
Ed era quasi capodanno
ma tu non mi eri dentro come adesso
ed è un casino
perché non ti ho.

Sei in spiaggia con me
sei le mani del ventitreenne
che prende la penna e
scrive/no/disegna
sulla pancia della ragazza
col costume uguale al mio
ma lei è mora
e più in carne di me
e più giovane di me
[ma in quanto a tette, poveraccia, sta messa come me].

E m’ipnotizza la mano di lui
immagino sia la tua
che sfiora la mia pancia
e il tuo essermi dentro
mi strugge
ché qua tu non ci sei.

E c’è una donna con due sacchi aridi
al posto della quarta di tre anni fa
che mi fa pensare
alle tue donne africane
e c’è uno con la pancia
e un cazzo grosso e moscio
e una flemma nel far tutto
che mi domando se
gli si rizzi mai.

E c’è uno straniero che mi guarda
con accanto il suo uomo
e lui si vede che ce l’ha grosso e trionfante
[ed è appena uscito dall’acqua].

E se vuoi
puoi pure ridere ma
è accaduto di nuovo!
Anche stavolta mi si è scotta la pasta
e anche stavolta ho mangiato di merda.

È che tu mi prendi
dalla pelle
come un gancio/o un amo
e mi tiri via dal mare/dalle montagne/dall’acqua che bolle
[e mi sento scema].

Come una di quelle donne antiche
innamorate di uno
che abita mille mondi più lontano
e il fatto è che non sono
innamorata di te.

È una cosa diversa.

Ti sento come se fossi un pezzo
della mia pelle
della mia saliva
e quando ti penso mi rattristo.

E oggi
anche il cielo piange
occhi rossi come labbra
e nessun sorriso.

Come sentirsi molle dentro
E non poter dire a nessuno perché.”

   

(10 Agosto 2009, Medveja -Croazia)

***

Sei con me la mattina 

“Sei con me la mattina
sotto le coperte al risveglio
e la notte
prima che schiuda gli occhi.

Sei nelle mie gambe
che ballano all’impazzata
su un materassino in spiaggia.

Ci sei ora sulla mia Smemo
che poggia sulla mia coscia
vestita di un pantalone verde militare.

Sei gli occhi del ragazzo biondo
che c’era stamattina al bar
con gli occhiali scuri.

Sei nella mia stanchezza
nel ginocchio che mi tiene sveglia
e grida
gli scalini
urla
per i sassi al mare.

Sei il buco grande che
mi sento dentro
e non so se mi pensa.

Sei la lingua che penso
la bocca che voglio
sei un ectoplasma gigante
che sento così piccolo
rispetto a me.

Sei una faccia che
mi sogno d’aver davanti
prendermi tra le mani
entrare nelle labbra
e sussurrargli
Buon Compleanno Piccolino!”

   

(Icici -Croazia, 18 Agosto 2009, 33esimo compleanno di W.)

                   

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