Rubrica Cultura e società di Gabriella Modica: Bartolo Cattafi

Cultura e società di Gabriella Modica: Bartolo Cattafi.


Il meridiano della poesia.

La poesia ha una puntualità che il dato storico sconosce. Nei libri di storia abbiamo notizia di avvenimenti, ma raramente di umanità. È sempre auspicabile imparare la storia osservando la poesia, specialmente quando questa appare svincolata dal contesto storico in cui viene concepita.

Nel 1955 i giochi sono fatti, La Repubblica Italiana è stata costituita su un cuscino di stragi e attentati, delle quali quella di Portella della Ginestra, il primo Maggio 1947 è solo la più eclatante.
La società siciliana, privata della possibilità di metabolizzare le due guerre, le lotte contadine, le stragi e riprendersi la dignità dell’esistere è costretta ad allineare la propria esistenza alle leggi parlamentari che tutto ordinano, decidono, consegnano alla burocrazia e a sistemi criminali di vario genere e fattura.

bartolomeo cattafiLa produzione poetica appartiene all’autore e segue contemporaneamente le dinamiche profonde del sentiero collettivo, anche quando l’autore non compie il gesto poetico mosso da una riflessione di tipo sociale.
Non sembra infatti esserci nella biografia ufficiale di Bartolomeo Cattafi detto Bartolo, nato nel 1922 in provincia di Messina, un riferimento di interesse ai fatti che segnano la nascita del nuovo sistema sociale Italiano.
Ricorda Vittorio Sereni, suo grande amico:
“ …il suo arrivo a Milano non ebbe «niente da spartire con lo stereotipo del giovane povero del Sud, che pur restandone segnato rompe con la propria terra in nome della vocazione poetica..”.
Cattafi si reca a Milano, secondo quanto riportato da lui stesso in un’intervista, a Pasqua del 1947. Dunque, e giusto per fare un esempio, a brevissima distanza dalla strage di Portella di cui sopra accennato, lascia la Sicilia per cominciare un percorso personale e artistico interessante e movimentato, e per assecondare uno spirito bohèmien che in terra natìa non avrebbe trovato alcuna possibilità credibile di affermazione.
Nel 1955, le suggestioni vissute durante una serie di viaggi vengono elaborate e incluse nella raccolta Partendo da Greenwich.
In un articolo di Giuseppe Panella pubblicato sul blog “La dimora del tempo sospeso”, è un’interessante riflessione sulla funzione simbolica del meridiano di Greenwich:
“Il meridiano di Greenwich è il luogo topico dell’Europa occidentale dal quale è possibile misurare il tempo che passa e stabilirne la direzione a partire da zero. Rappresenta quindi l’azzeramento del reale e della sua storia.
Il punto da cui partire per guardare il mondo con occhi nuovi e non avviliti dal gravame grigio e incolore della necessità…”


Greenwich
Greenwich

Partenza da Greenwich

Si parte sempre da Greenwich
dallo zero segnato in ogni carta e in questo
grigio sereno colore d’Inghilterra.
Armi e bagagli, belle
speranze a prua,
sprezzando le tavole dei numeri
i calcoli che scattano scorrevoli
come toppe addolcite
da un olio armonioso, in un’esatta
prigione.
Troppe prede s’aggirano tra i fuochi
delle Isole, e navi al largo,
piene, panciute, buone
per essere abbordate dalla ciurma
sciamata ai Tropici
votata alla cattura
di sogni difficili, feroci.
Ed alghe, spume,
il fondo azzurro in cui
pesca il gabbiano del ritorno
posati accanto al grigio
disteso colore
degli occhi, del cuore, della mente,
guano australe ai semi
superstiti dl mondo.

A Palermo, fra i pochi luoghi del centro da cui, ad altezza d’uomo si può ancora vedere il mare è Via Mariano Stabile, punto di fuga per l’occhio spesso inquieto del viandante palermitano che, a dispetto del comune pensare, è sempre, patologicamente in movimento.
Ciò che appare in prospettiva, tra le quinte dei palazzi che giungono fino al porto, è la prua delle navi traghetto, o da crociera con le loro bandiere, colori, simboli al vento. Enormi pezzi di ferro avvenenti come sirene che ricordano al viandante la presenza del mare che all’orizzonte incontra il cielo. Uno dei pochi luoghi della città che ancora, imperterrito, invita alla fuga.
In un tempo relativamente recente la città di Palermo era custodita ai due lati da un fiume e da un torrente. Il torrente ad un certo punto fondeva le sue acque con quelle del mare che penetrava la lingua di terra ben oltre ciò che oggi è visibile. Palermo era un alternarsi di scale e ponticelli, di alture e pianure che furono livellate per il passaggio delle carrozze prima, e per la cementificazione poi. Palermo era una città di mare che è stata seviziata, che si è intristita ed ha perso energia a causa della mafia. Perché più di tutto, la mafia, in ogni tempo le ha tolto il bene, la sicurezza più grande: quella di poter in ogni momento riequilibrare la fatica del quotidiano vivere, con la bellezza corroborante di quel grande padre sempre presente, il mare.
Il gesto poetico di Cattafi suggerisce un punto di riferimento, un Greenwich mentale da cui resettare tutto e ricominciare da un punto sufficientemente felice del tempo.
Per esempio, al tempo in cui una città oltre ad essere funzionale agli interessi materiali aveva ancora forte il culto della bellezza del paesaggio, come parte integrante della propria esistenza. E magari un punto in cui inserire una invincibile capacità di opposizione al saccheggio urbanistico di questa bellezza sacra e salutare. Un meridiano, un punto zero del tempo per modificare il passato e immaginarne le conseguenze nel futuro.
Ad oggi solo due cose sono rimaste immutate a Palermo: il Monte Pellegrino e i gabbiani.


palermo monte pellegrino
palermo monte pellegrino

4 thoughts on “Rubrica Cultura e società di Gabriella Modica: Bartolo Cattafi”

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