Rubrica Cultura e Società. Versi di Charlie D. Nan

Cultura e Società. Versi di Charlie D. Nan.

                             

          

Anunci su radiopirata

Audaci solo per loro,
annunciatori di fine millennio
ora mi presento al vostro cospetto
stipati agli angoli delle strade
o trovati per caso in viaggio
mentre dal canto vostro fate trucchi di magia
fachiri e illusionisti per tirare a campare
urlatemi dov è che termina la poesia.
finchè leggeranno l antipoetica di Nicanor Parra?
morto almeno cinquant anni fa ma non solo
emblema della sua generazione
ma solo di quella perseguitata dal regime
mentre io non vorrei mai.
finchè negheranno fatti ovvi?
finchè lo sguardo si perderà all orizzonte?
quando finalmente il mare si chiude al ritorno?

installiamo radio pirata che vomitino versi
che usano onde mai e sempre
estreme come il batti e ribatti
dei tamburi ma sempre meno forti
degli sguardi profondi di piazza Taksim
che credono nei loro alberi
come nelle statue degli dei mute
ma fisse agli angoli delle strade
per il marmo di cui sono fatte
e invisibili solo se non ci pensi

installiamo radio pirata che spargano urla
come i rumori del bosco nel tuo silenzio
che quindi se ci pensi non esiste in natura
perchè oggi pomeriggio scrivevo sul treno
senza sembrare un illuso dalla musa
e allora non mi sono sentito poeta
e invece una luce traballante
in mezzo a miglia di lampadine
caricate al massimo dei watt.

Istalliamo radio pirata che si versino nelle orecchie
come alle ore 12e13 della notte,
scelgo un vicolo piuttosto che un altro
non cambia per la strada che devo fare
ma incontro per la strada il vecchio artista
claudicante non per il vino bevuto
ma per il ginocchio che gli cede veramente
cominciamo a parlare e io gli faccio riferimenti
lui invece mi cita la vita e mi spiazza

Istalliamo radio pirata che sparino a tutta potenza
come potrei riferirti della mattina a questo punto
e non ti cito appositamente perchè
è stata passata a fare quello non dovrei
anche perchè sono stato sveglio fino a tardi
pensando all incontro avvenuto poco prima
pensando che vorrei uno stile di scrittura innovativo
pensando se in fondo c è una risposta a tutto questo
pensando che ho pochi giorni all esame dell università
pensando se tutto quello che sto facendo è giusto
pensando alle parole sciolte scambiate con lei

penso, alzo lo sguardo e un altra giornata passa
e una nuova domanda si propone incurante
per partecipare alla ballata delle mie visioni
e un altra immagine si realizza nella mia mente

*

Funamboli

Siamo i funamboli della notte
seduti ai tavolini dei bar
a discutere con vite parallele
mentre tutto scorre in senso Eracliteo
nelle nostre versioni da tradurre
dal passato al presente mentre
al nostro fianco il fratellino cresce,
( e il 7 marzo difronte a casa mia
i pescatori litigavano con forza
su dove buttare meglio la nasse),
e al contrario di quelli del circo noi,
siamo di più per le prese mancate
e inconsciamente protagonisti
delle evoluzioni storiche finchè
non ci troveremo nel mezzo e
respireremo quell’ aria carica
di tensioni e sorrisi come fosse appena
passato il temporale che in realtà
è alle porte, come quel passo in più

siamo i funamboli della notte
le pale bizantine, i soffi nel vento
tra i crolli di Pompei, siamo la
non generazione, ma un età anagrafica
e una tessera sanitaria con codice
siamo al di sotto delle aspettative,
in ritardo per le rivoluzioni, ma anche
i sogni dell amore fatto nei giorni
delle occupazioni delle piazze
mentre le canzoni d autunno
dei poeti Haiduti risuonano
e Io, in piedi difronte agli spiriti
di 21 poeti bulgari fucilati
e i 72 versi di Nicola Vapzarov,
non sono pronto per il cambio
a tutti gli effetti iniquo
per tutto quello che furono
per le storie che sono arrivate
ma, quando varcherò la porta
ricorderò dei libri di alchimia
in vendita tra i vecchi scaffali
della polverosa libreria di Oporto
e gli starnuti che ne conseguivano
mentre non so se rispetterò la promessa
al ricevimento della medaglia d oro
dei 50anni di avvocatura di mio nonno

Ho, un orologio sotto il foglio
per vedere quanto tempo è trascorso
e anche tu, quando ti alzerai di li
ricorderai di Marwan, 4 anni
e già un deserto alle spalle
e il confine della Siria segnato
non già da una linea ma
dalla sete che lo aspetta ancora
e il calore oramai in dispersione
non già della sabbia sotto i piedi ma
del petto delle Madre che
brucia sulle guance dei figli
persi nei campi profughi e noi,
che invece rincorriamo idee
noi che inseguiamo rapporti,
noi che non saremo mai al passo
con l elettronica, con le cure che arrivano
dopo, ma noi che tanto abbiamo inventato
la radio, il telegrafo, l espresso, il rinascimento,
il barometro, il pendolino, l università
il termometro, noi i funamboli,
noi le vecchia Europa, ma anche
noi gli spettatori del nuovo mondo
e non abbiamo pagato il biglietto.

***

Charlie D. Nan scrive di sè: nasco il 25 Febbraio 1987. Attualmente vivo a Borgio Verezzi nella Liguria di ponente. Sono un appassionato di Gin-Tonic e frequento l’ Università di Giurisprudenza di Genova, anche se ciò si addice meno alle mie inclinazioni letterarie.

Dopo avere “apprezzato” il mondo della Poesia Italiana con la selezione per Premio “Il Federciano 2012”, ho toccato l’ apice dopo essere persino stato contatatto da “Poetiepoesia” con tanto di immagine di Elio Pecora.

Passato un po di tempo per riprendermi da queste esperienze (molto traumatiche), mi sono riproposto in vari reading, anche solo per gli amici e su internet sul blog postnarrativa.org.

                      

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