Rubrica Cultura e Società. Roma di Furio Detti

Cultura e Società. Roma di Furio Detti.

                                  

Furio Detti Nasce a Livorno nel 1972; docente, fotografo, designer e praticante di kendo. Vive e lavora in Toscana presso Pisa. Collabora al laboratorio di poesia con Daniela Marcheschi.

                                  
ROMA AMOR
di niente e tutto
del bello che diventa a forza brutto
e di una scorza sin troppo rinomata
da farsi abitudine scontata
aniteekberg e futuristi
in riva a Trevi tutti coi tronisti
nell’acqua con le monetine
– ma l’euro più puttano
del nome di Seiano –
e gli spaghetti stretti stretti
in culo e in panza
parei, magliette e danza
col tricolore il rosso porporato
d’un Vaticano di santità imbiancato
e i turnisti invisibili che danno
il contributo millenario
dalcapidoglioalcelio
però che sia precario.
Sotto la croce e le chiavi
mai smesso d’aver schiavi
per turisti
solo che questi a forza d’illusione
si cacciano da soli
in prigione.

                 

AMOR
ROMA
puttana delle genti
hai troppi figli nei tuoi Parlamenti
troppi lecchini dietro le poltrone
pupazzi abbellettati col cerone
un circo di magnaccia e di battone
venuto in Urbe
quando si è spenta ormai la perversione
d’avere un orgia in casa
e una morale fuori.
Altro che turbe,
se non t’adegui muori
e fra i mali minori
ti tocca compatire gli assassini
che – pure s’inculassero i bambini –
troverebbero il modo tutti quanti
di dirsi e farsi martiri
fra i santi in velo
in cielo
azzurro, fosse stato buzzurro
e bruto
il mondo a Pasolini
niente davvero a paragone
del sole cieco e muto
sui tuoi casini, ROMA

                           

oggi c’è pure il papa
quello vecchio
nel mucchio.
ROMA, dammi retta,
che t’affastelli di controlli
e agenti e video e cani poliziotto
che frugan sopra e sotto
a lato e a manca
della Madonna nera
di Czestochowa,
Pompei, Loreto, che te frega…
o ROMA più blindata d’una banca
roma ladrona e porca
ma con la lega a tetta
e il furbo in sorca,
per sicurezza
e stanca, come chi arranca
per una volta sola
maledetta
fai cosa nuova
e schietta
prova…

                      

come non hai mai fatto
in secoli, millenni
di tempo sordo e matto
e di malanni, e morti
e malefatte benefatte e furti
che hanno compresso a selce
l’ossa e la carne e il sangue
dei viventi,
per sicurezza
tenuti buoni a promesse e sferza,
nei tuoi giardini e camposanti e marmi
o ROMA.

                      

ascolta…
per una sola volta
e come cosa nuova
prova
a gettare i tuoi Dei
per sicurezza,
– ma tutti quanti:
santi, asceti, pontefici e potenti, e presidenti, notabili e presenti –
nella monnezza!

                

The Invisibles 1951 by Yves Tanguy 1900-1955

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