Rubrica Cultura e Società. Versi di Luigi Paraboschi

Cultura e Società. Versi di Luigi Paraboschi.

                                    

per Domenico Quirico, tornato dall’inferno   

     

La strada che da Beirut conduce
ad Aleppo all’hotel Baron, io la ricordo
ancora dall’ ’81, l’oste mi raccontò
che là avevano soggiornato Lawrence
e Churchill, ma io stesi con cura
un asciugamano sopra il cuscino
e incriccai il pomello dell’uscio
per il timore di qualche tagliagola,

ora leggo di te e della tua Odissea
nella narrazione antica di un viaggio
notturno con l’autista armeno
i feddayn col mitra ed il controllo
sul passaporto che dichiarava
ch’ero stato battezzato nel ’38.

La Bekaa  tu la senti sulla pelle con tutto
l’arido di quella terra, i fari spenti
per nascondere che  “ pietà l’è morta “
e tu diventi oggetto da sballottare
assieme all’odio, dentro l’umiliazione
di una cosa senza la dignità di chiamarti
figlio dello stesso Padre e di un Dio comune.

Hai conosciuto il sapore delle pesche
acidule, marciato con la folla diseredata
accanto a cimiteri di città, respinto
come Ulisse da un dio feroce. Volevano
che vegetassi intanto che la tua vita
era risucchiata e solo un gesto di pietà
hai conosciuto, era una mano ferita,
quella di cui scriveva Garcia Lorca.

E poi l’angoscia ed il terrore
per la pistola messa alla tempia,
figure che s’afflosciavano nella memoria
addii non pronunciati, volti non più
sfiorati, ma la preghiera ha avuto ascolto,
il Dio dei tuoi nonni, quello dei preti
di gioventù ti ha raggiunto per rompere
il silenzio che non t’ aveva reso sordo.

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Dopo il digiuno
un po’ di socialdemocrazia

    

Sono un vaso di coccio da quando
ero in pancia a mia madre,
nel campo di Chatila
quando i falangisti sventravano
le donne gravide
e ci salvammo immersi
nel pozzo nero, sotto le lamiere

nato e cresciuto a Gaza
nella striscia ove c’è più densità
di gente  per metro quadro
che di piccioni da voi
in certe piazze

l’Ak47 lo so smontare  e rimontare
dalle elementari, e sono diventato
feddayn con Arafat, ma li ho lasciati
per Hamas, pagano meglio e sono
ben organizzati, e da un paese
o l’altro i soldi del salario
arrivano ogni mese.

Come i vostri della Garibaldi
in Spagna nel ’36 mi batto e grido
“ no pasaràn !“ ma lo so bene
che sono già passati e sono oltre
questa valle della Bekaa, arida e
gialla di polvere, e nutro un sogno
da pochi soldi,  di due popoli
e due territori, e mi basterebbe

un bagno, l’acqua che esce quando
giri il rubinetto e non viene distribuita
con le cisterne, un po’ di sanità,
la scuola anche per quelli della mia età
e non solo per i miei figli, ed il lavoro,
(io  non so fare che il  guerrigliero)
semplicemente per  i miei figli.

Baking Bread   

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