da ivano mugnaini a dino campana

Il sangue del fanciullo

                     – a Dino Campana –

                                   

Il sangue del fanciullo, lo hai scritto

tu stesso, è questo solo, solo questo

che conta.

“They were all torn and covered

with the boy’s blood”, erano laceri

e coperti del sangue del fanciullo;

con questi versi si chiudono

i tuoi “Canti”, le orfiche stanze

sacre e maledette.

Fosti tu a dire che in questo distico

finale sta l’essenza, il nocciolo.

Il sangue del fanciullo, quale, chi?

Una vittima sacrificale, un redentore

che ha provato a pronunciare amore

nel vento del deserto? Oppure

un fanciullo come tanti, scannato

per sbaglio, per errore, con cieca

coscienza, per una forma di sadica

giustizia, la bava di chi gode nel vedere

soffrire ma palpita con uguale trasporto

per la foga di avere ragione.

Il sangue di chi è ancora troppo giovane

per smettere di sognare, liquido inchiostro

a stillare l’eterno conflitto tra dire

e sentire, tra il sole e il giallo smorto,

l’umana incapacità di plasmare colore.

Il sangue oscuro, esile, di queste parole,

o forse il tuo stesso sangue, ferita scavata

da chirurghi veri o presunti, dozzine

di elettrochoc, cortesia ipocrita degli amici,

silenzi, voci, fuoco che hai voluto rubare

sapendo che il tuo cuore era il bosco

di Marradi, sensibile alle fiamme, rapido

a farsi cenere, avido di radure,

spazi nuovi, nuove morti, nuove vite,

da vivere e da scrivere,

da scrivere,

da vivere.

                      

chagall-cantico-dei-cantici-1

8 thoughts on “da ivano mugnaini a dino campana”

  1. “a stillare l’eterno conflitto tra dire

    e sentire, tra il sole e il giallo smorto,

    l’umana incapacità di plasmare colore.”

    Soltanto un poeta può tradurre un poeta: il linguaggio comune dell’anima.

    ciao

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