da paolo polvani a marco righetti

Lettera a Marco Righetti             

                           

Da quali territori emergono, Marco, i nostri tentativi

di poesia ?  A volte me lo chiedo, e non credo

di saper rispondere.  Tu sai dei miei

ciclistici pellegrinaggi, la mia infantile vocazione al

randagismo agreste, la pura gioia di scoprire l’esito

di un sentiero, di carpire i minimi segreti delle foglie,

l’indaffararsi degli insetti, la beatitudine degli ulivi,

ebbene imparo soprattutto dalla nudità invernale

dei fichi, dai rami spogli che tentano la luce, si aggrappano

a un disperato anelito d’aria, di nuvole, di pioggia,

ramificazioni splendide d’azzurro, e poi al buio tendono

a saggiarne la consistenza d’umido, di nebbia, ad afferrarsi

ad alcune labili certezze.  Così imparo dal loro gesto semplice.

                        

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One thought on “da paolo polvani a marco righetti”

  1. Grazie, Paolo carissimo, ogni nostro passo ha le sue domande, bisogna affidarsi a queste e non smettere mai, come fai tu,allontanare il tempo delle risposte, perché così saremo in vantaggio e non perderemo questo tempo fecondo. Bravo, lasciamole alla poesia le risposte, continuiamo la ricerca, restiamo in corsa, in sella. Ma tu che rapporti usi di fronte al dolore?

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