Diario d’inverno, poesie di Mauro Sambi

da Diario d’inverno, poesie di Mauro Sambi.

   

   

Mauro Sambi è nato a Pola (Croazia) nel 1968, dove ha frequentato le scuole italiane locali fino alla maturità scientifica. Nel 1987 si è trasferito a Padova per conseguire la laurea (1993) e il dottorato (1997) in chimica. A Padova è professore straordinario di chimica generale e inorganica.

mauro_sambiIn ambito letterario, nel 1985 gli viene attribuito il terzo premio nella sezione giovani del Premio “Comisso” di Treviso (da una giuria presieduta da Andrea Zanzotto). Nel 1998 vince il primo premio ex aequo al Concorso nazionale biennale di poesia “Città di San Vito al Tagliamento” (in giuria: Andrea Zanzotto, Nico Naldini, Silvio Ramat, Amedeo Giacomini, Elvio Guagnini) con la silloge “Di molte quinte vuote”, pubblicata nell’Antologia dei vincitori (L. M. Bortolani – A. Garlini – M. Sambi, “Di molte il limite l’umiltade”, Campanotto, Pasian di Prato, 1998). Sue poesie sono state pubblicate sulla rivista culturale «La Battana» (Fiume), sul mensile torinese «Il foglio» e in varie antologie edite in Italia e in Croazia. All’inizio del 2010 è uscito il suo primo volume monografico, “L’alloro di Pound – Poesie 1994-2009” (EDIT,Fiume, con prefazione di Gabriella Musetti), finalista alla III edizione del Premio Nazionale “Lamerica”, accanto a Maria Luisa Spaziani e Gabriella Tonon. Nel dicembre 2011 si è classificato al II posto alla 51esima edizione del Premio “Leone diMuggia” con la silloge inedita “Scene di contorno a una lamentazione”. Collabora al blog letterario Cartesensibili dove cura la rubrica “Voci Oltrenordest”, una serie di profili di poeti della Comunità Nazionale Italiana dell’Istria e del Quarnero. Ha firmato la prefazione dell’opera in dialetto dignanese di Loredana Bogliun (“Graspi”, Edit, Fiume, 2014).

Sue poesie sono state tradotte in sloveno da Gašper Malej. Hanno scritto di lui Giacomo Cerrai, Bruno Nacci, Marco Munaro, Fabio Magro, Nelida Milani, Elis Deghenghi, Sandro Cergna, Luciano Dobrilovich, Vanesa Begić, Robert Blagoni. Alla sua attività letteraria è dedicato un capitolo de «Le parole rimaste – Storia della letteratura italiana dell’Istria e del Quarnero nel secondo Novecento» a cura di Nelida Milani e Roberto Dobran (EDIT – Pietas Iulia, Fiume, 2010)

A stampa:

DEGHENGHI OLUJIĆ E., L’officina poetica di Mauro Sambi, voce raffinata della lirica istro-quarnerina contemporanea, in Atti “Letteratura e oltre. Studi in onore di Giorgio Baroni” a cura di Paola Ponti, Fabrizio Serra Editore, Pisa-Roma, 2012, ISBN 978- 88-6227-428-9, pp. 650-660.

*

Dalla postfazione di Loredana Bogliun:

La forza magnetica del Diario rivela, con disarmante immediatezza, l’intensità di un dolore quasi pietrificato per l’inevitabile e insostenibile perdita dell’amico e compagno di viaggio: perdita angosciosamente preannunciata, perdurante agonia di un presente martellante vissuto nel terrore del nulla. Lo sfogo arriva dalla profondità di sentimenti che esigono un dialogo interiore chiarificatore e purificatore. L’io e il tu si sovrappongono. Serve per dirsi, e … nasce la tua poesia. Le immagini poetiche, che vanno dall’armonia delle vette all’oscurità del male, sono di una delicatezza tale da raggiungere i limiti dello spasimo:

“l’assenza spinge a dire al confine / del corpo l’ansia per l’anima affine”, “… mi congedo in te della mia / gioventù che è stata…” e “…studio le prime apparenze / di un’altra età”, “…dunque il viaggio… Vorrei dirti quant’era / lungo un tuo breve viaggio a primavera”.

L’aspetto più sconvolgente del Diario è quel lascito di transitorietà, dell’inizio che è già fine. Tutto, tutto ma proprio tutto è immerso nell’inafferrabilità dell’impermanenza. L’attimo è vissuto come esperienza vivificata da suoni, immagini, colori, vicinanze sfiorate, sguardi e sorrisi rivelatori: irrompe l’impellenza dello scrivere nascosto nell’intimo più remoto, difficilissimo da esprimere. Ed anche quando viene svelato può sfuggire al lettore disattento:

“ma se tu porti / nella navata il chiarore di cielo / dei tuoi occhi, più limpido di quello / che accende di colori le vetrate, / per un minimo istante nel castello / di Dio crollano confuse le armate / del dolore. È un attimo.”

Sì, questo tuo racconto sembra vero. È possibile lo stupore e il candore mentre dentro si vive uno strazio senza fine? Può la poesia, tanto rivelatrice del disagio di bellezza avvicinarcela almeno un po’, e lenire la fatica di vivere?

***

dopo un congedo

In ogni vertice di azzurro e neve

ti vedo, dove il vento è rarefatto
e il gelo è nella luce; o in ogni breve
rupe sul mare, da cui stupefatto

l’occhio sprofondi nell’oscurità
inquietante di masse d’acque pure
blu cobalto. La medietà non dà
segni di te, non suscita figure

tue. Le zanne di lupo dell’assenza
ti inchiodano agli estremi stabilmente
inabitabili; la vita senza
ossigeno sfiorisce. Così sente

chi voglia comunque nel tuo ritiro
raggiungerti, e perda presa e respiro.

23/01/2008

***

il viaggio

Ti riporto nello spazio mediano
del colloquio, dove non morda come
fa ora l’impermanenza, se dal piano
del tempo ti faccio salire al nome

segreto che ci dica: questo è il senso
eterno dell’incontro. Non è cosa
facile. Richiede un lavoro intenso
e indiretto sull’istante, una dose

sfrontata di fiducia (una follia?)
nel fondamento in essenza immortale
del senso, consumata la malia
decidua di ogni cosa temporale.

Dunque il viaggio… Vorrei dirti quant’era
lungo un tuo breve viaggio a primavera.

26-27/01/2008

***

Stratford-upon-Avon, III

Trovo indecente il prurito banale
dei piccoli eredi di Freud su questo
punto, è quasi peggio della morale
puritana che violentava il testo

alterando i pronomi: l’infinito
scompiglia la nostra ordinata aiuola
e noi fissiamo l’occhio sul detrito
residuale. Il nesso carne-parola-

assenza è per palati fini. Ben
più vicino al vero, Montaigne descrive
il suo struggente affetto per Étienne
de la Boétie dopo ch’egli non vive

più. L’assenza spinge a dire al confine
del corpo l’ansia per l’anima affine.

25/01/2008

***

Warwickshire, Oxfordshire

L’autobus scivola nella campagna
stillante un pulviscolo d’acquerugiola
così sottile che quasi non bagna
i vetri; ogni sguardo grato è un indugio

tra le glorie del verde. Qui ti chiamo
al tuo futuro e presagisco che ogni
refolo può staccarti dal ramo
condiviso; il tuo irrequieto bisogno

di cose concrete non consola
la mia inquietudine crescente; pesi
gli accenti per eludere la sola
risposta che vorrei. Tra pochi mesi

la tua scelta scoppierà (e sarà vano
il presagio) come una bomba a mano.

29/01/2008

 ***

Chipping Campden, I

La cupola di fronde si dirada
in cima a un colle, da dove la vista
spazia su tutto il villaggio di giada
e di biscotto; poi si apre la pista

che scende tra le case nel chiarore
declinante. Sarà così il distacco
un divallare improvviso dal cuore
dell’età verso il tramonto, uno spacco

nell’ora, un congedo in te dalla mia
gioventù che è stata: chiude qui, senza
appello, di schianto – ed è follia
negarlo. Studio la prima apparenza

di un’altra età – nei vuoti in cui affondano
i morsi del demone meridiano.

15-17/02/2008

                                       

Daniele Pezzoli, "Sox" - in apertura "Do you think I'm sexy"
Daniele Pezzoli, “Sox” – in apertura “Do you think I’m sexy”

 

3 thoughts on “Diario d’inverno, poesie di Mauro Sambi”

  1. Molto belle. Per Sambi la forma non è un optional e la ricerca introspettiva va di pari passo con la grazia del verso. Un saluto.

  2. Già dalle prime lezioni il Prof. Sambi mi aveva dato l’impressione di una persona di cultura, una piacevole scoperta questa

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