Distacco dalla realtà e dietrologia, di Claudia Zironi

Distacco dalla realtà e dietrologia, di Claudia Zironi.

   

   

Scrivo?

Oggi 22 di aprile, qualche giorno dopo, ho cercato di scriverne in versi. Ma non se ne può più scrivere, in nessuna forma, non di loro.

   

Ricordo!

Ricordo l’entusiasmo con cui, con il Gruppo 77 abbiamo portato in scena “La geografia è un destino” prima a Granarolo dell’Emilia poi a Breganze in Veneto, terra leghista. Sembrava che potessimo fare qualcosa, che servisse a scuotere gli animi.

Non sono ancora ricordo i commenti sguaiati di questi giorni di tante persone disumanizzate.

E mi ronzano in testa solo canzoni, filastrocche e poesie senza attinenza alla situazione specifica: “eran trecento, erano giovani e forti e sono morti”…

Mamma mia dammi cento lire
che in America voglio andar …!
Cento lire io te li dò,
ma in America no, no, no.
I suoi fratelli alla finestra,
mamma mia lassela andar.
Vai, vai pure o figlia ingrata
che qualcosa succederà.
Quando furono in mezzo al mare
il bastimento si sprofondò.
Pescatore che peschi i pesci
la mia figlia vai tu a pescar.
Il mio sangue è rosso e fino,
i pesci del mare lo beveran.
La mia carne è bianca e pura
la balena la mangierà.
Il consiglio della mia mamma
l’era tutta verità.
Mentre quello dei miei fratelli
l’è stà quello che m’ha ingannà.

(canzone popolare dei primi del ‘900)    

   

Penso.

La desensibilizzazione, la disumanizzazione, l’annichilimento del sentimento umano vengono attuati attraverso l’esaltazione dell’ego nella morte altrui. 20, 30, 50… 366: a ottobre 2013 è scattato il cordoglio generale, lo sbigottimento… dopo di ché cosa sono stati solo altri 10 annegati, altri 20, poi 30? Non è valsa quasi la pena parlarne nei notiziari. Poi ancora 30, altri 80, altri 15, ALTRI… ora 1000!!! Lutto, dolore, sbigottimento, tre giorni di parole e false soluzioni, per gli ALTRI. E i prossimi 366 non ci colpiranno più in questa progressiva scalata all’anestetizzazione collettiva.
E sono già in tanti a gioire di queste morti: anestesia ed euforia. E’ buona questa “roba” che ci danno. E’ buona quanto un genocidio attuato in campi di sterminio. L’importante è stare dalla parte dei vincitori per non rischiare di sentirci perdenti. Noi siamo i migliori! Ola in curva sud!
Siamo tutti mandanti inconsapevoli, ormai assuefatti, ingranaggi di una progettualità ancora senza nome. L’anonimità aiuta l’accettazione, l’assenza di una figura umana di riferimento al comando globale è una trovata geniale. Così come il fantasma della libertà fatto sventolare come vessillo da chi ha mani e piedi legati e bocca tappata. La disgregazione dei significanti delle parole in un continuo piegare ed adattare la lingua alle necessità del regime. Un dominio basato sulla pubblicità e sulla tortura psicologica di massa. Enormi banche dati dove tutti siamo sia dettaglio che statistica.
Il nazismo sembra un’approssimativa e grezza trovata rispetto a tutto questo che è quanto sta accadendo.
Anestesia attuata tramite: effettiva impotenza ed illusione di onnipotenza al contempo, frenesia del ritmo di vita, desiderio del futile, precarietà, controllo dell’informazione. Anestesia somministrata affinché non ci poniamo domande sulla nostra schiavitù, che è la stessa di chi si imbarca per morire nel Mediterraneo, cambia solo il ruolo sulla scacchiera.
E per chi le domande se le pone, e prova anche a darsi risposte, c’è la derisione: dietrologia!

   

Ho scritto.

non se ne può più scrivere di bocche colme,
mille bocche colme d’acqua, fingi di amarmi!
fingi di avermi nel cuore, donami un’alga verde
degli abissi, mostrami com’erano gli occhi tuoi
pieni di mare e viaggio. i sardoni nelle reti
hanno un aspetto strano oggi, non brillano
le squame, non fremono di vita. ma tu, parlami!
si stanno imbarcando anche adesso, baciami.
guardavo il mare e vedevo la tua bellezza nera.
vedo una medusa ora, un viso deturpato. fingi
di avermi ancora nel cuore! che l’abbia ancora
un cuore, questo tuo corpo nudo sulla spiaggia.

22 aprile 2015

                     

Daniele Pezzoli, "Mara" - in apertura "La relazione"
Daniele Pezzoli, “Mara” – in apertura “La relazione”

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