Il paesaggio come luogo dell’anima di Rosanna Spina

Il paesaggio come luogo dell’anima di Rosanna Spina.

                         

  

Il paesaggio per me è soprattutto luogo dell’anima dove l’occhio ricerca la bellezza intesa nel più ampio senso della parola, quindi non solo connubio estetico di forme e colori, odori, suoni che appagano il bisogno sensoriale ma anche scenario di viaggio spirituale, oltre che reale, dove è intenso il mio rapporto con “il creato”.
Che sia mare o montagna, bosco, campagna o deserto, cielo, orizzonte, sono attratta tanto dai contrasti (luce-ombra, profondità-altezza, vastità) quanto dal senso di calma che può infondere un paesaggio specie se silenzioso; il paesaggio e quindi la natura, dove è rimasta incontaminata, ha per me un senso strettamente “religioso”, che mi catapulta nel tempo primordiale, all’origine, alla creazione. Io non “prego” ma “adoro” la natura e soffro quando di essa si fa scempio e un uso sconsiderato e incivile, perciò la mia poesia ispirata dal paesaggio può esprimere appagamento oppure un grido accartocciato nell’impotenza o indignazione.
La bellezza vilipesa (noto sempre con sgomento che il mare, la spiaggia, i bordi delle strade, i boschi ecc. diventano “pattumiera” in cui incoscientemente vengono abbandonati o gettati rifiuti, buste e oggetti di plastica di ogni genere che non si distruggono mai ma si sminuzzano e accumulano sempre di più) forse rischia di sembrare “normale” all’occhio di un bambino che coglierà fiori di plastica in un prato artificiale? Tutto ciò è anche oltraggio all’arte e al benessere interiore che la natura può infondere; se la scrittura in versi può essere una voce che richiami l’attenzione su ciò, allora scriviamone: tante voci possono formare un coro, spero non inascoltato.

Il paesaggio nelle mie poesie spesso si sovrappone e confonde con figure umane:

                    

Certe piccole donne

Sai, certe piccole donne hanno spalle sottili
gli occhi come finestre dopo piogge d’aprile
campi lunghi sui fianchi dondolanti di spighe

sanno piangere sale o sorridere dolci,
ricucire le nubi sulla tela del cielo

mai piegate, mai vinte – rabbuiate d’eclissi –
certe piccole donne – ma non tremano mai

                    

L’alba dalla mia finestra

Mi gioca d’occhi e cuore
quel chiaro che apre squarci d’arancione
violetto rosso porpora mattone
gettati a pennellate
su neri sbuffi a china delle nubi
in un cielo che cade.

La nuvolaglia è gabbia a fili stretti
divelti dalla mano della notte
che l’ha lasciata con la porta aperta
perché si possa liberare in volo
l’uccello iridescente
dell’aurora

                    

Di questo autunno

Mi ammalerei di questo autunno così raro
del suo baciarmi gli occhi ed i capelli
come fossimo soli sulla riva
di un fiume lento ad ascoltare il tempo.

Di questa dolcissima bellezza
che vela gli occhi come due finestre
su paesaggi immobili, sospesi

– contorni di vapore nell’attesa
che sfumano veloci
nell’inverno –

Mi vestirei d’autunno per ballare
riverberi di musica nel vento
senza temere il mordere del gelo
sapendoti radice nell’eterno.

                

Van%20Gogh%20-%20Green%20Wheat%20Field

2 thoughts on “Il paesaggio come luogo dell’anima di Rosanna Spina”

  1. Forse a suo tempo mi era sfuggito il tuo commento: un grazie sincero seppur tardivo; che poi sia stata “felice di leggerle” mi dà un motivo in più per dare ai versi il senso di una missiva a qualche destinatario 🙂
    Un saluto cordiale,
    Rosanna S.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *