Giorno di mercato di Paola Musa

Giorno di mercato, poesie di Paola Musa.

 

Note sull’autrice:
PaolafotoPaola Musa, scrittrice, poetessa e paroliere. Ha vinto una selezione di poesie raccolte in un volume Arpanet con nota critica di Elisabetta Sgarbi. Ha tradotto il poeta Richard Burns Berengarten. Per il teatro, ha composto le liriche della commedia musicale “Datemi tre caravelle” interpretata da Alessandro Preziosi. Ha pubblicato due romanzi: Condominio occidentale (Salerno editrice 2008, premio Chàmbery Premier Roman 2009 e premio Primo Romanzo Città di Cuneo 2009, Premio Anima 2012 per la trasposizione teatrale) e Il terzo corpo dell’amore (Salerno editrice 2009)

Note di Paola Musa sulla poesia civile:
Ci sono delle epoche, dei momenti storici, in cui la poesia d’impegno esprime un’urgenza superiore rispetto alla poesia puramente “lirica”. Pasolini affermava giustamente che la scrittura assolve due scopi: quello di comunicare la propria sfera esistenziale (cosa che avviene sotto il segno della grazia) e quello di assolvere il proprio impegno come cittadino. I due scopi non si escludono. Un altro poeta d’impegno civile, Bertold Brecht, dichiarava:
IN ME COMBATTONO
L’ENTUSIASMO PER IL MELO IN FIORE
E L’ORRORE PER I DISCORSI DELL’IMBIANCHINO
MA SOLO IL SECONDO
MI SPINGE AL TAVOLO DI LAVORO.
Personalmente ho cominciato a scrivere poesia ‘civile’ nel momento in cui mi sono resa conto, che la poesia, come qualunque altra forma espressiva, non poteva e non doveva sottrarsi al dialogo con la realtà storica. Non puro esercizio di stile, ne’ solo retorica. Lascio spazio al mio io lirico tanto quanto al mio io sociale, oggi, e tento di appropriarmi del significato della mia vera relazione con il mondo. Se la poesia “civile” un tempo s’incarnava con la poesia patriottica, oggi e’ tentativo di elaborazione di senso del quotidiano. C’e’ una crescita, negli ultimi tempi, di una poesia che non chiamerei tout court ‘d’impegno’. Che intende sottrarsi a semplici schematizzazioni ideologiche ed esprime, piuttosto, il desiderio di una cittadinanza offesa, il dissenso verso condizioni politiche ed economiche che minacciano la libera scelta, e questi sono temi che riguardano tutti e devono essere veicolati in qualunque modo, tanto più attraverso la poesia, la cui capacità di sintesi penetra le verità sottostanti le menzogne e le ingiustizie quotidiane.
Questo e’ un momento storico, a mio parere, in cui il poeta e’ richiamato, lo voglia o meno, ne sia o meno consapevole, alla poesia civile. Ci sono circostanze che lo fanno diventare suo malgrado poeta “impegnato”. Sull’entusiasmo del melo in fiore prevale, assordante e urgente, il discorso dell’imbianchino.


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***

La visione della pietra

La tana dei profeti
sepolta sotto il pavimento,
il tempio fariseo
trasformato in cantiere,
il cielo velato dal complotto chimico,
“sospetto” è la parola del giorno
“chiunque” il nome del detrattore.

Paesi se ne vanno
sotto l’egida di un Business Plan,
un grigio ragioniere
spruzza diserbanti tra la folla,
numeri e infiorescenze si disseminano nell’aria,
l’Apocalisse e’ il bilancio in attivo
di un cinema all’aperto.

Una madre tiene le ombre della sera chiuse tra le cosce.
Un uomo in fila si scambia con l’uomo della cassa
le cifre di un supermercato vuoto.
Dei bambini leccano il vetro di un palazzo.

Dalle piazze s’innalzano grida e pixel,
accanto a una finestra chiusa una bocca fa merenda,
da qualche parte c’e’ chi schiaccia bottoni,
un po’ dovunque c’e’ chi rammenda asole –
non c’e’ ragione che combaci con l’abisso
la minima tragedia di un pertugio.

Tutti, ogni tanto, ci strofiniamo le mani
nella pezza del passato,
germi d’immagini s’incollano alle dita,
Dolmen e Piramidi ci scorrono nel sangue
ma la nostra scommessa e’ in un fasto immateriale.

Ogni epoca ha i suoi demoni
ogni guerra i suoi martiri,
noi scegliamo che s’immoli la terra,
per premio una coscienza non più vergine
e attendiamo un Dio alieno,
non a nostra immagine.

Qualcuno non sa nulla ed è l’unico felice.
Si vendica ignaro poggiando il suo cranio
in un ciottolo di fiume traversato dai flutti,
attendendo la visione della pietra.


(inedito)


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***

Giorno di mercato

Il giovedì
da queste parti
è giorno di mercato.
Io mi vendo
ogni giorno,
il prezzo è basso.
Se sapesse mia madre
la smetterebbe
di comprarmi
quei maglioni slabbrati
e quelle stupide mutande,
mi serve più la “roba”.
Però il giovedì mattina è festa
e tutto si colora:
le voci si accavallano
in onde gigantesche
e ciò che scorre
al pomeriggio
è un vomito di scorie sul piazzale.
Da piccola mi piaceva pure
il rantolo di frutta sulla strada
la torre di cassette
e l’odore del pesce
solo mi spaventava
la vista dei sorci
che coraggiosamente uscivano da fogne
a cercare nutrimento.
Mamma,
sei già rientrata a casa.
Ti ostini a non vedere cosa resta
alla fine della festa, degli avanzi.


(da “Ore Venti e trenta” di Paola Musa, Albeggi edizioni)


Nota critica a ORE VENTI E TRENTA:
La periferia di una metropoli ritratta nella sua “nudità” con l’occhio impietoso di una telecamera, narrata in versi nelle epifanie dei suoi abitanti: fiorai, casalinghe, insegnanti, badanti, catechisti, migranti, drogati, e anche assassini. “Ore venti e trenta” è un “TG della sera” di cruda realtà, che offre uno squarcio di verità su una civiltà che, ossessionata dai segni della propria grandezza, troppo spesso tace sulla scultura vivente e dolorante che la popola. La poesia di Paola Musa è fatta di “guizzi improvvisi contenenti schegge di autenticità”, come ha scritto una volta di lei Elisabetta Sgarbi. Una lingua affilata, lacerante, impudica, imbarazzante nel suo lirico realismo.


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2 thoughts on “Giorno di mercato di Paola Musa”

  1. Due poesie di forte impatto, mi piace davvero tanto “giorno di mercato” e mi piace la verità di queste due poesie.
    Complimenti

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