E’ negli oggetti che ti ricerco, recensione di Rita Galbucci

E’ negli oggetti che ti ricerco, a cura dell’Associazione parenti delle vittime di Ustica – Bologna, recensione di Rita Galbucci.

   

   

Vale la pena avere tra le mani questa plaquette, impreziosita dalle suggestive illustrazioni delle opere di Germano Sartelli. Il titolo E’ NEGLI OGGETTI CHE TI CERCO ci guida senza giri di parole al punto focale attorno al quale si dipana con forza la voce dei tre poeti che in altrettante sezioni  ci dicono di memoria  e di impegno civile, ma ancora di più di condivisione umana nei confronti di una delle tragedie più inaudite della nostra storia moderna: la strage di Ustica.

Come bene ci  introduce Niva Lorenzini nella sua breve, ma pregnante prefazione , sono gli oggetti a parlarci attraverso il loro silenzio potente,  che ci rimanda in alternarsi temporale alla testimonianza dell’uomo, della sua presenza  e della sua dipartita. Che cosa meglio degli oggetti  appartenuti alle vittime può perpetrarne la memoria?  Il Museo della memoria appunto,  li accoglie a Bologna in quello che è un vero e proprio allestimento mozzafiato.

Questa silloge si dichiara  politicamente voce affidando alla poesia l’atto esplicito del dire.

Gli oggetti paiono attoniti di mancanza nei versi sussurrati di Leila Falà
/ … questi sono i nostri resti …/ /eppure è negli oggetti che ti ricerco ancora/e in ciò che è stato tuo riaffiori in tepore/Restano loro a me come se potessero reggere il mondo /
l’autrice ci  offre un susseguirsi di immagini e ci fa partecipi di un’onda poetica  che attinge dagli oggetti  in simbolo vitale
/…come panni stesi ad asciugare/in un giorno che piove…/aspetto che passi… è negli oggetti il  perdurare della presenza di chi è venuto a mancare  /come reliquie mi rigiro tra le dita/storie vissute dagli oggetti
la compostezza, ma la densità dei versi di Leila Falà  hanno un impatto fotografico che come frecce al bersaglio puntano diritti al nostro terzo occhio. Nelle due sezioni Oggetti e Residui la memoria si fa introspezione fino a toccare risvolti filosofici
…come esile è il senso del durare e ancora viviamo semplici /noi siamo a termine,
i versi ci conducono lontano
Questi siamo noi, colti nel nudo della nostra vita/questi erano loro impreparati.

Diversamente  Nicola D’Altri ripiega più all’interno, come in un tormento che attacca anche il corpo in onde esistenziali
/Strade di calce dentro il/volume dei corpi,relitti/codici quasi eterni/
fantasmi premono come dal fondo del mare
/Ti sento molto forte/mi sei venuto a deporre/il dolore sugli occhi dove/il sogno è una presa di sillabe/e sale/
non c’è riscatto al dolore, né pace, i versi del poeta si fanno carico di accogliere con tutta la capacità possibile l’ineluttabile e sostenerne il carico anche quando a sera
/Tutto dice alla mia tenacia-arresta, lascia.
Osserva in solitaria  Nicola D’Altri, è  l’uomo di fronte al cosmo , con una lirica a tratti struggente
/e noi passiamo/in un bacio affrettato col vento e ancora /Io vedo la luna che sbanda nel fango …/Ma nella caduta /del cielo resta il pianto/coi suoi annunci d’oltremare.
Guidati  attraverso l’enigma della vita e del suo finale la poesia di Nicola D’Altri è soffio di versi dal ritmo rotondo che pare di onda che a sé conduce senza concedere mai tregua ai finali
/Non è successo niente/Niente è mai successo/Tu sei la domanda.

Nella terza ed ultima sezione di questa silloge Roberta Sireno propone il taglio secco di una lirica che non lascia spazio al respiro, non prima però di avere dichiarato con l’intensa poesia iniziale il pozzo profondo del dolore
/la guerra della vita/che ti ha tolto il padre/io con la tua sete/guardavo salire/il giorno.
Versi  in allitterazioni scandiscono il tempo ad una voce che sempre più si fa spazio per essere gridata
/sono la mano insanguinata/il fornello o il mattone sfregato/e il non finire/la doccia fredda del giorno/.
I versi di Roberta Sireno tremano, sempre in bilico tra un lessico sopra le righe
/un po’ vomitevole a notte fonda un po’ allegra aggiungo il trucco/ da pompa funebre
e il cedimento al verso  ammantato  di bellezza , espulsione e accoglienza, dove l’elaborazione del dolore è tormento spogliato dal pudore:
ritorno all’uomo-a un suo/slancio-visibile/ bisogno di fare del suo cuore il centro e il/mancato verbo.

Con questi versi si chiude “E’ NEGLI OGGETTI CHE TI CERCO”, oggetto anch’esso tra gli oggetti della memoria, da toccare, leggere, tenere pensosamente tra le mani a memoria.  A memoria.  Sempre.

germano sartelli - immagine a pg.5 del libro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: